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lunedì 19 febbraio 2018
Oggi in nostro team Light & Tasty porta in tavola rape, ravanelli, cime di rapa e barbabietole rosse, io ho scelto quest'ultimo ortaggio ed ho scelto di consumarlo bio e crudo.


La barbabietola rossa si distingue per la ricca presenza di sali minerali e di vitamine. La sua composizione è costituita prevalentemente da acqua. Una barbabietola rossa contiene sali minerali quali sodio, calcio, potassio, ferro, magnesio e fosforo. Per quanto riguarda le vitamine, viene evidenziata la presenza di vitamina A, vitamina C e vitamine del gruppo B. Sia il tubero che le sue foglie sono ricchi di antiossidanti e di flavonoidi, utili per proteggere l'organismo dall'azione dei radicali liberi. Il contenuto di vitamina A, essenziale per la protezione della vista, è superiore nelle foglie rispetto ai tuberi. Tra le vitamine del gruppo B spicca l'acido folico, conosciuto anche come vitamina B9, ritenuto particolarmente utile per l'assunzione durante la gravidanza, al fine di evitare difetti nello sviluppo del nascituro. Il contenuto di vitamina B9 e maggiore nella barbabietola rossa cruda e può venire ridotto dalla cottura.Il consumo della barbabietola potrebbe essere controindicato a coloro che soffrono di calcoli renali, per via del suo contenuto di ossalati, oltre che in caso di gastrite – in quanto la barbabietola stimola la produzione di succhi gastrici – e di diabete, per via del contenuto di zuccheri da non sottovalutare presente nel tubero cotto, non è un ortaggio molto calorico, infatti la barbabietola cotta contiene circa 43 calorie ogni 100 grammi di prodotto; le calorie sono solo 19 per 100 grammi di barbabietola cruda(fonte)
Per DUE persone:

120 g. di riso con grano saraceno e semi di chia (la dose standard è 70-80 g. a testa, ma io faccio porzioni più contenute)
120 g. prosciutto cotto magro a cubetti (alternativa versione vegetariana: emmenthal svizzero, alternativa vegana: tofu)
6 gherigli di noci
alcune fettine sottili barbabietola cruda (quindi non quella già cotta sottovuoto) io l'ho comprata al mercato dei coltivatori diretti
una spolverata leggera di maggiorana secca
olio evo q.b.
sale q.b.
alcune gocce limone naturale
una grattata leggera scorza limone naturale

Fare lessare in acqua salata il mix di cereali per 15 minuti, scolarli e passarli sotto acqua corrente fredda.
Quando è ben sgocciolato, trasferirlo in una ciotola e condire con un'emulsione di olio e succo + scorza di limone, mescolare ed unire il prosciutto (o formaggio o tofu) e le noci; impiattare ed aggiungere la barbabietola sbucciata e tagliata a crudo sottilissima; (attenzione che macchia tantissimo), infine spolverizzare con la maggiorana (volendo anche con un filino d'olio) e servire.

Io ho preparato questa insalata come primo piatto, è un'alternativa alla solita insalata di riso, va da se che si possa tranquillamente servire come antipasto, in questo caso le dosi indicate vanno bene per quattro persone.

Se replichi la ricetta, per cortesia,  inserisci il link al mio sito, grazie.

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... ed ecco le mie colleghe cosa propongono
Elena zuppa di pomodoro, rape e ceci
Maria Grazia cime di rapa, patate e carote
Milena crema di barbabietola rossa, sedano rapa e yogurt
giovedì 15 febbraio 2018
Cosa serve per un pane da 550 g. se si usa lievito madre o 470 g. se si usa lievito di birra

Per il lievitino:
60 g. lievito madre rinfrescato da 4 ore (oppure 3 g. lievito di birra fresco)
80 g. acqua leggermente tiepida o a t.ambiente
80 g. farina bio tipo 2
½ cucchiaino malto d’orzo liquido

Per l’impasto finale serve:
il lievitino
220 g. farina bio tipo 2
120 g. acqua a t.ambiente
1 cucchiaino scarso raso di sale fino marino
1 cucchiaio olio evo grezzo


Preparare il lievitino sciogliendo il lievito fatto a pezzetti nell’acqua, mescolare con l’accessorio foglia, o con una forchetta se si impasta a mano, unire poi il malto e la farina, mescolare qualche istante per ottenere una pastella, coprire la ciotola con pellicola e metterla a riposare in forno spento con la lucina accesa per un’ora e mezza.


Se si desidera usare lievito di birra fresco, sbriciolare 3 g. (una briciola) di lievito nella farina e procedere nello stesso modo. (accorciando eventualmente i tempi di riposo e lievitazione)
Trascorso il tempo, montare il gancio nella planetaria (o continuare a mano usando una forchetta finchè sarà possibile, poi riversare l’impasto su una spianatoia e continuare manualmente) ed unire tutta la farina, iniziare ad impastare a velocità minima aggiungendo a filo ¾ dell’acqua. Continuare aumentando la velocità ed incorporare l’olio, il sale e la restante acqua poca alla volta, lasciando che l’impasto incordi bene e si stacchi dalle pareti. Impastare dunque fino ad ottenere un impasto liscio (essendo una farina di tipo 2 ed essendo ben idratato, rimarrà comunque un po’ appiccicoso).
Inumidirsi le mani (oppure oliarle) e dare un paio di pieghe all’impasto nella ciotola. Coprire con pellicola e mettere a puntare un’ora in forno spento con la lucina accesa.


Passata l’ora, ridare ancora un paio di pieghe, e rimettere l’impasto nella ciotola come sopra per un’altra ora.
Infine, riversare l’impasto sulla spianatoia o piano da lavoro in silicone come il mio.
Allargare leggermente e con delicatezza l’impasto e portare verso il centro i lembi dell’impasto, pirlare poi la forma e mettere a lievitare in un cestino da lievitazione rivestito con un canovaccio pulito che non sia profumato ed abbondantemente infarinato (si può usare un colapasta o, come ho fatto io, un cestello di una ricotta da 3 kg), facendo attenzione di inserire l’impasto con la chiusura dei lembi di sotto, a contatto con la base del cestino, chiudere il panno e lasciare lievitare a t.a. fino alla mattina successiva e quindi 12-14 ore.



Se si panifica in stagione calda, conviene riporre in frigorifero dopo le prime 4-5 ore e fare continuare la lievitazione al fresco.
La mattina seguente, a lievitazione completata, accendere il forno a 250° statico.
Quando è in temperatura (e non prima), capovolgere il cestino sulla leccarda ricoperta da un foglio di carta da forno, praticare se si desidera alcuni tagli sulla superficie del pane e trasferire il pane sulla leccarda nel penultimo piano basso del forno. Spruzzare acqua (con uno spruzzino che vaporizzi) sia il fondo che le pareti del forno per creare umidità. Infornare.
Dopo 15 minuti, aprire il forno, spruzzare di nuovo le pareti del forno con acqua fredda, richiudere lo sportello, abbassare i gradi a 190° e cuocere ancora una mezz’oretta.

Infine, quando il pane è cotto, spegnere il forno, lasciare lo sportello aperto a fessura con il pane ancora all’interno in modo che l’umidità del pane evapori bene e, in ultimo, togliere il pane dal forno e metterlo a raffreddare su una gratella. 


Se replichi la ricetta, per cortesia, inserisci il link di provenienza al mio sito, grazie!

lunedì 12 febbraio 2018
Oggi noi del team Light & Tasty parliamo di farine alternative, io ho scelto di usare un farina di grano saraceno bio fantastica che mi ha regalato la mia amica Terry 💗  e che arriva dritta-dritta dal suo molino di fiducia, per inventare e sfornare biscotti golosi e leggeri senza burro e senza ingredienti raffinati che, se si elimina il lievito per dolci e si sostituisce con cremor tartaro, sono adatti anche per i celiaci dato che non ho usato farine con il glutine.
Questa farina ha un alto valore proteico e ottime fonti vitaminiche e di sali minerali, l'apporto calorico è di 340 Kcal per 100 g.

Cosa serve:

150 g. farina grano saraceno bio
120 g. fecola di patate
1/2 bustina lievito (se si vuole fare biscotti gluten free, usare cremor tartaro e bicarbonato di sodio)
1 bustina zucchero vanigliato (8 g.)
90 g. zucchero di canna grezzo
1 pizzico sale
1 uovo
90 g. cranberries essicati
60 g. olio evo
la buccia grattugiata di 1 lime
25-30 g. acqua fredda

Poi serve:

farina di mais integrale q.b. per lo spolvero


Mettere nella ciotola della planetaria (usando la foglia) o in un robot da cucina provvisto di cutter, la farina e la fecola con gli zuccheri, il sale e l'olio, dare una amalgamata. Unire acqua q.b. per ottenere un composto morbido, spegnere ed unire i cranberries e la scorza del lime, mescolare con una spatola, formare una palla, avvolgerla in carta da forno e mettere in frigo un paio di ore.



Preriscaldare il forno a 160° statico
Stendere in una sfoglia spessa 1 cm. la pasta messa tra due fogli di carta da forno (non sarà affatto facile, appiccica e si sbriciola, è normale essendo un composto privo di glutine), spolverizzare con farina di mais, coppare con un tagliabiscotti rotondo (grande quando i biscotti digestive, per capirci), posizionarli distanziati sulla placca rivestita da altro foglio di carta da forno.





Fare cuocere circa 15 minuti, fare raffreddare sulla gratella e conservare in scatola di latta.
Ottimi inzuppati nel caffè, nel latte, nel the, tisane...

 

Se replichi la ricetta per piacere inserisci il link di provenienza al mio blog. Grazie!

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Daniela cuori di grano saraceno con pomodorini gialli e rossi
Elena polenta di ceci con polpo in umido
Milena muffins con farina di carote, uvetta e cioccolato
giovedì 8 febbraio 2018
Nell'accogliere con entusiasmo Sabrina, da oggi la quarta componente fissa della rubrica al Km 0, una cara amica, personalmente mi fa davvero molto piacere che si sia unita, diamo il benvenuto anche al mese di febbraio, mese in cui si festeggia S. Valentino, la festa degli innamorati , alla quale dedichiamo le nostre ricette di oggi.
Per l'occasione, dunque, io ho usato uno yogurt che produce una cascina a qualche chilometro da me, si chiama Dolce Fattoria, hanno un negozio li accanto alla loro fattoria, hanno rivenditori nella mia cittadina e nel giorno di mercato a fine settimana, possiamo trovarli con il loro furgoncino e i loro prodotti freschissimi; producono gelati meravigliosi, latte (naturalmente), latticini, yogurt, formaggi, dessert, burro ecc. ecc. tutto di qualità eccellente. Quindi riesco a reperirli molto facilmente :-)
Questa è una torta dalla consistenza umida, compatta e leggermente spugnosa come tutti i dolci che, all'interno dell'impasto, mescolato alla farina contengono formaggio (che sia ricotta, o mascarpone o spalmabile). Una torta voluttuosa, ma leggera, l'ideale per la festa degli innamorati!
  Cosa serve:

230 g. farina 00
50 g. fecola di patate
1 bustina baking powder (o lievito per dolci)
i semi di mezza bacca di vaniglia
180 g. zucchero semolato
1 pizzico sale
125 yogurt ai mirtilli
40 g. olio di girasole-vinacciolo-mais-riso-lino (va benissimo di mais)
250 g. mascarpone
3 uova intere medie
150 g. latte


Poi serve:

100 g. misto mirtilli-lamponi-fragole
2 cucchiaini miele
qualche goccia limone



Preriscaldare il forno ventilato a 175°
Imburrare ed infarinare uno stampo a ciambella (se è a spirale, meglio, si otterrà un effetto finale più bello)
Setacciare la farina con la fecola ed il lievito. Aprire il vasetto di yogurt ed aggiungere l'olio.
In una ciotola capiente montare le uova con lo zucchero e i semi della vaniglia fino ad ottenere un composto spumoso.
Unire: mascarpone, latte, il pizzico di sale, lo yogurt con l'olio. Montare con le fruste qualche minuto per amalgamare bene gli ingredienti.

Aggiungere le polveri setacciate continuando a montare con le fruste a velocità minima il tempo necessario per ottenere un composto vellutato (pochi istanti).
Versare il composto nello stampo ed infornare per 50-55 minuti, dipende dal forno, fare la solita prova stecchino già dopo 45 minuti e regolarsi.



Intanto preparare la salsa per lucidare la ciambella: lavare la frutta e metterla in un pentolino con il miele e il succo di limone, porre sul fuoco medio e mescolando fare cuocere pochi minuti da quando lo zucchero è sciolto.
Poi frullare il composto e tenere da parte. (volendo si può passare attraverso un colino per eliminare i semini dei lamponi, a me fastidio non da).
Quando la ciambella è cotta sfornarla, farla intiepidire e poi toglierla dallo stampo.


Con la salsa tiepida spennellare in ogni scanalatura la ciambella, farla raffreddare e servirla.
Sofficissima e davvero golosa. (peccato, siccome l'ho portata via,  non ho la foto della fetta)





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Colazione Carla Lemon curd

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lunedì 5 febbraio 2018
Oggi il nostro team Light & Tasty cucina carciofi. Io li amo moltissimo, la cosa fastidiosa è pulirli, alzi la mano chi non si è mai punto con quelle antipatiche spine.
I carciofi sono ortaggi utili per il fegato, che aiutano ad eliminare le tossine e favoriscono la diuresi,
è un alimento che ha effetto positivo anche sul sistema cardiocircolatorio.
Prima di acquistarli verificate che siano sodi e senza macchie. Per riconoscerne la freschezza: se afferrando i carciofi tra indice e pollice oppongono resistenza e non si appiattiscono sono freschi, altrimenti no.
Le calorie: 100 g. di carciofi contengono 22 kcal

Cosa serve:
2-3 carciofi con le spine (io uso quelli sardi o di Albenga)
40 g. salmone norvegese affumicato a trancetti
Valeriana q.b.
granella di pistacchi di Bronte q.b.
olio e succo di limone q.b.
sale e pepe mix creolo q.b.


Pulire come di consuetudine i carciofi eliminando le foglie esterne e la punta (in modo generoso) con le spine, tagliarli a metà e, con un coltellino affilato, eliminare la barbetta interna. Passare sotto acqua corrente fredda i carciofi per lavarli e poi strofinarli bene con il limone in modo che non anneriscano.
Quando sono tutti puliti, tagliarli a fettine sottilissime con un coltello affilato. Metterli in una ciotolina e condirli con sale, un filino d’olio evo e succo di limone (senza esagerare altrimenti diventeranno troppo aciduli, bastano poche gocce). Impiattare disponendo un letto di valeriana, lavata ed asciugata, i carciofi conditi e i trancetti di salmone. Condire con la granella di pistacchi, qualche goccia di olio evo e una macinata di pepe creolo.
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Daniela penne al mais con carciofi, zucca e ricotta
Elena carciofi al gratin
Maria Grazia carciofi all'arancia
Milena carciofi, cipolline ed olive
giovedì 1 febbraio 2018
Cosa serve per il lievitino:

150 g. lievito madre rinfrescato 5 ore prima (o 3-5 g.lievito compresso sbriciolato nella farina)
150 g. farina bio tipo 1 macinata a pietra
350 g. farina di grano duro Senatore Cappelli
380 g. acqua a temperatura ambiente
12 g. sale fino marino integrale
1 cucchiaino di malto d'orzo bio liquido

(orari indicativi: quelli che ho usato io)

Ore 14 rinfrescare il lievito, tenerne da parte 150 g. e l'altro, dopo averlo lasciato a t.a. per tre ore, metterlo in frigo per le panificazioni successive.

Ore 18 setacciare le farine per arieggiarle. In questo caso che è farina 1 ricca di germe di grano e delle sue naturali ceneri, ribaltare ciò che rimane nel setaccio nella ciotola. Conservare dunque quel che rimane tra la griglia delle maglie, lo scopo di setacciarla è appunto per arieggiarla e togliere i grumi eventuali.
Preparare l'autolisi mettendo nella ciotola della planetaria la farina e 300 g. di acqua, dare una mescolata rapida con una spatola rigida o cucchiaio di legno (o anche con le mani, io lo faccio con le mani spesso) coprire con pellicola o canovaccio umido e lasciare riposare per un'oretta.

Ore 19 Trascorso il tempo di riposo, azionare la planetaria con il gancio ad uncino ed iniziare a fare incordare l'impasto, unire il malto e continuare ad impastare aumentando la velocità, dopo circa 5-6 minuti unire il sale e la restante acqua, poca alla volta. Siccome sarà un impasto piuttosto molle ed idratato credo che a mano risulti difficile, ma se si vuole tentare consiglio di usare una spatola per aiutarsi sul piano da lavoro.
Spegnere, riversare l'impasto su un piano da lavoro infarinato e dare una piega aiutandosi col tarocco ben infarinato; coprire con pellicola riposare 20 minuti. Ripetere un'altra volta, si vedrà che l'impasto inizia ad essere meno appiccicoso; rivestire uno stampo a ciambella con carta da forno molto oliata o un canovaccio da cucina abbondantemente infarinato (ma molto infarinato!) sul piano da lavoro stendere coi polpastrelli la pasta e formare una sorta di lungo rettangolo, arrotolarlo poi per formare un salsicciotto e adagiarlo dentro lo stampo a ciambella;




coprire di nuovo con molta pellicola (che non sia a contatto) e un canovaccio (io poi lo tengo fermo con un grande elastico in modo che non passi aria, l'impasto non deve assolutamente seccare) e lasciare a t.a. per 12-14 ore (quindi fino alla mattinata del giorno successivo). Se per esigenze proprie i tempi non collimano si può eventualmente riporre l'impasto in frigo - ma non prima che sia iniziata la lievitazione, quindi riporlo solo dopo 3-5 ore; si può lasciare maturare in frigo anche per 20-24 ore totali attenzione solo ad usare una farina abbastanza forte che possa sopportare le lunghe lievitazioni).



Preriscaldare il forno statico a 230° con la leccarda del forno in modo che si scaldi bene e un pentolino d'acqua posto sul fondo del forno (serve per creare umidità - vapore, in modo che il pane possa lievitare ancora e non si formi subito una crosta sulla superficie che poi non fa cuocere bene il pane al cuore della forma).
Quando il forno arriva a temperatura, girare ma con delicatezza lo stampo in modo da fare scivolare la ciambella di pane ciabatta sulla leccarda rovente ricoperta con carta da forno.
Infornare subito nel ripiano sotto a quello centrale, lasciare cuocere per 15 minuti poi togliere velocemente il pentolino dell'acqua (attenzione che è ustionante) e richiudere subito il forno, abbassare la temperatura a 190° e lasciare cuocere per altri 30-35 minuti circa.
Controllare ogni forno è diverso, potrebbe occorre più o meno tempo: "bussando" il sotto del pane si deve sentire un rumore sordo, lo dico sempre che è semplice ma efficace, per capire se è cotto. (prendere il pane col guanto da forno, naturalmente...)
Lasciare raffreddare bene la ciambella di pan ciabatta prima di affettarlo e gustarlo in tutta la sua croccantezza e bontà!



lunedì 29 gennaio 2018
Oggi nel nostro team Light & Tasty parliamo di polenta. Da noi in piemonte si cucina spesso e volentieri. Abbiamo molte campi coltivati a mais e abbiamo molte relative fiere e sagre dedicate a questa fantastica farina che usiamo sia per le ricette dolci (famose le nostre paste di meliga) che salate, oggi, appunto parliamo di polenta.
La farina di mais più rinomata e di nicchia da noi è la pignoletto, sia rossa che gialla (in dialetto pignulet) una farina rustica molto saporita, integrale, indicata da fare e servire soprattutto con carni e cacciagione, poi abbiamo la farina di mais bramata, ideale da abbinare anche essa a carni, una su tutte la lepre in salmì, il coniglio al civet e a vari spezzatini e stracotti, al brasato, poi abbiamo la fioretto e ancora più raffinata, la fumetto, indicata in pasticceria. Inoltre abbiamo la farina per polenta taragna, usata per lo più da preparare con formaggi, uno su tutti la gorgonzola.
Oggi io ho voluto preparare la polenta più delicata sia come sapore che come consistenza indicata da servire con il pesce, la farina di mais bianco.
La Polenta tradizionale ha il mais come alimento di base esso contiene carboidrati, in misura leggermente inferiore alla farina di grano, con il vantaggio di essere facilmente digeribile e di dare al corpo un totale senso di sazietà, dopo avere ingerito un buon piatto di Polenta.
La Polenta, a torto, è considerata un piatto molto pesante e ricco di calorie.
In realtà la Polenta ha una quantità di calorie abbastanza limitata, sicuramente inferiore a quella della pasta e ,al contrario della pasta che ha sempre le stesse calorie per 100g, nella Polenta sono abbastanza variabili. 
Infatti le calorie della Polenta dipendono dal grado di idratazione e quindi dalla sua consistenza: una Polenta molto soda ha più calorie di una Polenta piuttosto liquida.
Come riferimento si prendono in considerazione i valori nutrizionali del mais, che sono sempre pari a 350 kcal per 100 g.

Cosa serve per i crostoni di polenta bianca:
140 g. farina di mais bianco
400 g. Acqua (circa)
Sale grosso q.b.
Olio evo per spennellare


Poi serve:
500 g. vongole veraci
1 spicchio aglio
Olio evo q.b.
Pepe macinato q.b.
Prezzemolo tritato q.b.
Un bicchierino da liquore di vino bianco secco


 Per prima cosa fare la polenta: mettere a bollire l'acqua salata (aggiungendo un filino d'olio se si desidera), se non si dispone di paiolo in rame va benissimo una pentola alta, possibilmente non aderente (altrimenti usare una pentola in alluminio ma poi si dovrà lasciare a bagno tutta una notte per fare staccare la polenta sul fondo).
Quando l'acqua freme (quindi un attimo prima che bolla - piccolo trucchetto per far si che non si formino grumi) unire, a pioggia (IMPORTANTE!) la farina di mais bianco, mescolare sempre mette si unisce con una frusta in modo vigoroso (io uso una frusta che non riga le pentole) quando la farina è ben amalgamata e sobbolle, ridurre al minimo il gas e d'ora in poi mescolare con una grande e lungo cucchiaio di legno. Mescolare spessissimo e fare cuocere a fiamma dolcissima per 40 minuti. L’acqua da usare in proporzione alla farina è indicata sulla confezione, non sono tutte uguali, dipende anche all’uso che poi uno ne vuole fare.
Intanto preparare il sautè di vongole veraci: fare spurgare i frutti di mare in acqua fredda e sale strofinandole e cambiando ogni tanto l’acqua fino a quando non siano più visibili tracce di sabbia.
Mettere in una padella un filo d’olio evo e fare insaporire con uno spicchio d’aglio, unire le vongole, sfumare con vino bianco secco e lasciarle aprire, spolverizzare poi con prezzemolo tritato e una macinata di pepe. Eliminare l’aglio alla fine.


Quando la polenta  è cotta, riversarla dentro ad una pirofila unta d’olio, che sia “di misura” per ottenere poi un panetto adatto da tagliare a fette. Coprire con pellicola a contatto e fare rassodare (in luogo fresco/balcone nel mio caso). 




Si può tranquillamente preparare il giorno precedente.
Rivoltare la pirofila con la polenta bianca su un tagliere, fare fette larghe 2 cm. 



Con un coltello seghettato (va bene quello del pane), tagliare bastocini piuttosto spessi di polenta e spennellare con olio evo tutte i lati, quindi fare abbrustolire i crostoni di polenta bianca in una padella antiaderente rovente (non aggiungere altri grassi), fare arrostire ogni parte rigirando la polenta con due spatole, facendo attenzione a non rovinarla.


Servire i crostoni di polenta bianca arrostita con il sautè di vongole veraci in bianco, condite con un filino d’olio evo a crudo.
Ho etichettato questo piatto come primo, in realtà si può servire anche come antipasto e come secondo, a scelta.




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Elena gnocchi di polenta
Maria Grazia tortini di polenta ripieni di bietola, formaggio e noci
Milena polenta e merluzzo

giovedì 25 gennaio 2018
Oggi io e le mie colleghe della rubrica di Al Km 0 parliamo di tavola arlecchino!
Beh siamo nel periodo carnevalesco quindi giochiamo coi colori senza dimenticare di parlare e usare i nostri tanto amati prodotti del territorio, della tradizione e di stagione. Il mio piatto non c'entra niente con il carnevale, nel senso che non è attinente a questa ricorrenza che peraltro da noi, ad esclusione di quello famoso di Ivrea, non si "sente" particolarmente, quindi mi sono ispirata ai colori variegati per la composizione del piatto. La trippa si mangia tutto l'anno, calda o fredda.

Per questa uscita io mi occupo di preparare il pranzo ed ho pensato di coniugare colore, cibo prettamente della mia località e leggerezza (dovendo ancora smaltire le calorie incamerate durante le feste), ecco che ho scelto un prodotto che a prima vista può sembrare grasso (invece no) e insipido (idem come sopra). Si pensa spesso che la trippa sia un alimento calorico e pesante da digerire, niente di più falso. Io l'ho imparato da ragazza, negli anni in cui ho lavorato in macelleria (si..ho fatto anche quello)
La trippa è stato un ingrediente importante nella cultura contadina, l'alimento per chi, non potendo nutrirsi della costosa carne, riusciva così a rimediare pietanze nutrienti e gustose.
Oggi il consumo di trippa può trovare probabilmente motivazioni addirittura maggiori, perché è un alimento ricco di proteine, circa quanto la carne, e contemporaneamente povero di grassi, scendendo ad un decimo o meno. Se siete curiosi di saperne di più su questo prodotto cliccare qui
Si chiama salame per via della forma, non c'entra niente con il salume.

Per 100 g. di prodotto
Kcal 133
grassi 5,9
carboidrati quasi assenti
proteine 20

Cosa serve a persona:

100 g. salame di trippa di Moncalieri (TO) (specialità piemontese)
2 carote piccole e tenere
2-3 cucchiai ceci già cotti
olio evo q.b.
sale e pepe q.b.
succo di limone q.b.
mostarda di Digione q.b. (originale! è importante)
prezzemolo tritato q.b.


La sera precedente mettere in ammollo i ceci con un pizzico di bicarbonato e, dopo 12 ore, farli lessare in pentola a pressione per 30 minuti, scolarli e farli raffreddare.


Preparare un'emulsione mescolando velocemente con una forchetta un paio di cucchiaini di mostarda di Digione (conosciuta come senape di Digione) sale (poco) e pepe, unire una spruzzata di succo di limone e olio evo q.b.
Disporre in un piatto piano la trippa a fette e condirla con l'emulsione preparata, le carote tagliate finemente con il pelapatate e i ceci cotti. Lasciare insaporire una decina di minuti e servire.
Può essere un'ottimo antipasto o un secondo piatto.


Se replichi la mia ricetta, per cortesia inserisci il link di riferimento e crediti al mio sito, Grazie!


Merenda ospite Paola Torta salata di broccoli e ricotta

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