Capunèt (light)

Che bello, al Km 0 oggi prepariamo ricette della nonna che a me piacciono sempre tantissimo e sono sempre molto curiosa di scoprire (e potendolo fare, assaggiare) quelle delle altre e di altri paesi, trovo che abbiano un fascino particolare anche se non sempre (anzi....) sono sinonimo di salubrità, bilanciamento degli ingredienti e dei sapori; molto spesso sono pietanze nate per non buttare via gli avanzi e quelle parti di carne o scarti vegetali, che ora di solito non si usano più, oppure piatti decisamente calorici per sfamare i contadini dell'epoca che lavoravano solo con le braccia.

Questo piatto piemontese mia nonna, manco a dirlo, non lo cuoceva in forno come ho fatto io, bensì in padella (e ancora oggi si fa così), non è fritto, non dev'essere immerso in olio profondo, ma ripassato con un filo d'olio ben caldo, io però ho scelto una versione più dietetica, a voi la scelta.
I suoi capunèt erano davvero deliziosi, usava un avanzo di risotto al sugo del giorno precedente e poi carne avanzata e tritata di bollito misto o arrosto di maiale, io anche qui ho scelto una farcia più leggera, buone entrambe le versioni, fatele tutte e due :-)



Cosa serve per 12-14 capunet:
6-8 foglie grandi (quelle esterne) verza (NON altro tipo di cavolo)
350 g. trita bovino adulto  (si può sostituire una parte di carne tritata con pasta di salsiccia o con carne di maiale tritata)
q.b. pane raffermo (la mollica di un panino)
prezzemolo tritato q.b.
1 uovo
1 pezzetto piccolissimo aglio
50 g. riso (peso da cuocere)
parmigiano grattugiato q.b. (una bella manciata)
latte q.b.
sale e pepe q.b.
una grattata generosa noce moscata

Poi serve:
poco olio evo 
pangrattato + farina di mais per la terrina

Per prima cosa lessare il riso in acqua salata e tenerlo da parte.
Ammollare il pane nel latte tiepido, poi strizzarlo e tritarlo. Tritare anche il prezzemolo.
In una pentola con abbondante acqua salata fare sbollentare le foglie della verza qualche minuto (devono risultare tenere; a me croccanti non piacciono, non si riesce poi ad arrotolare gli involtini e le foglie rimarrebbero staccate dalla farcia), poi passarle in una ciotola piena d'acqua fredda per fermare la cottura e preservarne il colore, stendere le foglie su un canovaccio pulito da cucina e asciugarle bene, tamponandole. Con un coltellino affilato eliminare la costola centrale dura e tagliare a metà le foglie, ottenendo così l'involucro per gli involtini. Bisogna utilizzare le foglie esterne più grandi e morbide.

Mettere in una ciotola tutti gli altri ingredienti ed amalgamare bene con una forchetta o con le mani. Adagiare su ogni mezza foglia di verza un quantitativo idoneo di farcia (consiglio di allargare tutte le foglie su un piano da lavoro o spianatoia e poi procedere con la distribuzione della carne), chiudere arrotolando la foglia sulla farcia ottenendo un involtino (capunèt) ed adagiarli uno vicino all'altro (non lasciare spazio tra un involtino e l'altro, devono essere abbastanza stretti per non perdere la consistenza), dentro ad una pirofila/terrina che possa andare in forno ed in tavola (i capunèt vanno serviti direttamente nella terrina rovente), precedentemente unta con un filo d'olio e cosparsa con una mistura di pangrattato e farina di mais (oppure l'uno o l'altra), terminare condendo i capunèt con un filino d'olio evo. 


Infornare in forno già preriscaldato a 185° per 35-40 minuti. Dipende dal forno.
Controllare: i capunèt devono risultare leggermente arrostiti esternamente. Non devono però seccare! Non cuocere ad oltranza altrimenti il ripieno si asciugherà troppo.
Servire subito.


Colazione Sabrina: Biscotti della nonna
Pranzo Carla: Mammole ripiene
Merenda Monica: Frittelle di mele
Cena Simona: Capunèt (light)

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Risotto con carciofi, funghi e mele

Un risotto buonissimo mantecato con olio evo, senza cipolla e senza vino bianco, due elementi che danno acidità e servono a "sgrassare" la dove ci siano elementi di condimento che lo richiedano, in questo caso sono perfettamente inutili.


Cosa serve per DUE persone:

2 carciofi sodi (io prediligo quelli con le spine liguri, siciliani o sardi)
160 g. riso carnaroli vercellese
brodo vegetale q.b.
olio evo q.b.
100 g. funghi misti surgelati (se è stagione, usare quelli freschi)
1 mela media dolce e leggermente acidula (io ho usato una qualità piemontese che si chiama grigia di Torriana)
parmigiano grattugiato q.b.
sale e pepe q.b.
succo di limone q.b.

Per prima cosa preparare un brodo vegetale, per vedere come lo faccio io clicca qui, intanto pulire i carciofi togliendo abbondantemente le foglie esterne, la punta e l'interno (la barbetta) utilizzando un coltellino affilato, togliere la parte esterna anche del gambo con tutti i filamenti e conservarne il cuore che è saporito e darà un buon gusto al risotto. Tuffare gambi puliti e cuore di carciofi in una ciotola di vetro contenente acqua fredda e succo di limone (mezzo) poi scolarli, asciugarli con carta da cucina e tagliarli finemente su un tagliere con l'aiuto di un coltello largo ed affilato (opzionale: tenerne da parte qualche rondella per decorare il piatto alla fine).


Decongelare i funghi seguendo le indicazioni sulla confezione.
In un tegame antiaderente mettere un filo d'olio, unire il riso e farlo tostare per bene scuotendo e rimestando i chicchi; unire un paio di mestoli di brodo bollente, i funghi e i carciofi, abbassare la fiamma e lasciare fremere il liquido mescolando molto spesso aggiungendone man mano che si consuma. Dopo 10 minuti aggiungere la mela tagliata a tocchetti (tenerne da parte un paio di fettine sottili per guarnire il piatto) e terminare la cottura, quindi altri 6-7 minuti (sempre aggiungendo il brodo che serve), regolare il sale (se il brodo è stato fatto bene non servirà molto probabilmente), a fine cottura spegnere il fuoco, mantecare con un filino d'olio evo e una manciata di parmigiano grattugiato, scuotere il tegame, lasciare riposare due minuti e servire con i carciofi e le fettine di mela tenuti da parte.

Pane 100% Senatore Cappelli a lievitazione naturale

Questa è una farina non di facilissima gestione, non bisogna spaventarsi se fa fatica ad incordare e se sembra lieviti poco rispetto alle altre semole di grano duro, è la sua peculiarità, è ricca di oligoelementi e scarsa di glutine,  infatti molto spesso viene miscelata con altre farine; oggi ho voluto fare un pane "puro" e, per chi ama il sapore tipico di questa farina, non potrà che apprezzarlo moltissimo. Aspettatevi una mollica con alveoli serrati e profumata che durerà morbida a lungo.

Se desiderate prendere spunto e guardare anche altre ricette di pane fatto con questa farina, potete dare un'occhiata a questi post: ciabattine di grano duro Senatore Cappelli, Pane con farine Senatore Cappelli e tipo1 Pane ciabatta Senatore Cappelli


Cosa serve:

500 g. farina di grano duro Senatore Cappelli
90 g. lievito madre rinfrescata e al raddoppio (se si vuole fare con lievito di birra fresco, usarne 8 g.)
15 g. sale fino marino integrale
1 cucchiaino di malto d'orzo bio in polvere
350 g. acqua leggermente a t.a.

N.B. Non ho provato a fare questo pane con lievito di birra per cui do indicazioni ipotetiche sulla base della mia esperienza. Se non si possiede lievito madre, credo si possa optare per utilizzare 8 g. di l.d.b. fresco
questa è la proporzione che uso quando panifico con il lievito compresso (solo per alcuni formati di pane), se si panifica in estate metterne di meno.

(orari indicativi: quelli che ho usato io)

Ore 13,30 tirare fuori dal frigo il lievito per acclimatarlo, (dopo una mezz'ora spesso faccio il bagnetto al lievito lasciandolo in ammollo in acqua leggermente tiepida con un pizzico di zucchero se ha un odore un po' acido, poi lo strizzo e proseguo) ore 14,30 rinfrescare il lievito, tenerne da parte 90 g. e l'altro (dopo aver fatto partire la lievitazione, quindi dopo 2 o 3 ore) metterlo in frigo per le panificazioni successive.
Ore 17,30-18 mettere nella ciotola della planetaria il lievito a pezzetti con l'acqua e, con l'accessorio foglia, scioglierlo facendolo schiumare (se si fa a mano mescolare energicamente con una forchetta in una ciotola) unire quindi tutta la farina, il malto e il sale. Mettere il gancio e incordare, impastare fino a quando l'impasto risulta liscio e si stacca dalle pareti.
Spegnere, ungere le mani, riversare l'impasto sul piano da lavoro e dare due pieghe a distanza di 15 minuti l'una dall'altra, coprendo sempre l'impasto con pellicola, poi chiudere l'impasto pirlandolo e mettere la palla, con la chiusura verso il basso, in una capiente ciotola leggermente oliata; coprire con pellicola e canovaccio (io poi lo tengo fermo con un grande elastico in modo che non passi aria, l'impasto non deve assolutamente seccare) e lasciare la ciotola a t.a. per 3 ore, poi trasferirla in frigo a fare maturare l'impasto per 10-14 ore, a seconda dei propri impegni (quindi fino alla mattina successiva e se seguono gli orari che ho usato io).

La mattina ore 9,30 circa
Prendere l'impasto e delicatamente rovesciarlo sul piano da lavoro. Dare una piega a libro, coprire con pellicola e canovaccio e lasciare riposare 15-20 minuti e ripetere un'altra volta. Questo passaggio è importante, serve a dare corpo e volume al pane.
Trascorso il tempo per la puntatura, allargare l'impasto con delicatezza, usando i polpastrelli in modo da ottenere un rettangolo, portare i lembi dell'impasto verso il centro, dare poi una forma di nuovo rettangolare e arrotolare, sempre verso il centro, i due lati, prima uno, poi girare l'impasto di 90° e fare la stessa cosa con l'altro lato, in modo da ottenere un grande salamotto, tirarlo verso di se in modo leggero, senza premere, in modo da dare forza e tensione all'impasto, poi metterlo in un cestino da lievitazione abbondantemente infarinato con semola di grano duro e amido di mais, posizionando la parte della chiusura dei lembi verso sopra (in questo modo, ribaltando poi l'impasto per cuocerlo, la chiusura rimarrà di sotto, a contatto con la placca del forno). 


Coprire di nuovo con pellicola (facendo attenzione che non tocchi l'impasto, bensì il cestino) e un canovaccio. Lasciare lievitare a temperatura ambiente per due ore (se è estate anche meno), la pagnotta deve essere visibilmente lievitata e l'impasto (900 grammi circa usando lievito madre) deve essere arrivato a circa un dito e mezzo dalla sommità del cestino.


Preriscaldare il forno statico al massimo della potenza (per me 280°) con la leccarda all'interno. 
Quando il forno è arrivato a temperatura, estrarre la leccarda facendo molta attenzione perchè ustiona, e posarla su un piano (per protetto da due o tre canovacci da cucina), rovesciare con estrema delicatezza, il cestino e, con una lametta o un coltellino affilato, praticare leggere incisioni lungo la lunghezza del pane e lateralmente (vedi foto) o fare le incisione a piacere. (serve sia a dare un'estetica piacevole ma anche a farle ultimare meglio la lievitazione in forno)
Aprire il forno e, con l'aiuto di uno spruzzino, vaporizzare abbondante acqua sul fondo e sulle pareti del forno per creare umidità  - attenzione non sul pane! - (serve a non fare formare una crosta dura al pane, altrimenti non cresce e non cuoce più bene) Infornare subito nel ripiano più basso del forno lasciare cuocere per 5 minuti poi abbassare a 250° e lasciare cuocere per 10 minuti, di seguito aprire lo sportello e, velocemente, alzare di un piano la leccarda spruzzare di nuovo acqua e richiudere subito il forno, dopo due minuti abbassare la temperatura a 190° e lasciare cuocere per altri 40 minuti circa.
Infine spegnere il forno, aprire lo sportello a fessura ma lasciare ancora il pane all'interno.
Controllare ogni forno è diverso, "bussando" il sotto del pane si deve sentire un rumore sordo, lo dico sempre che è semplice ma efficace, per capire se è cotto, deve avere un aspetto ben dorato e cotto (prendere il pane col guanto da forno, naturalmente...)
Sfornare la pagnotta e metterla a raffreddare su una gratella (se possibile inclinando il pane dato che è una pezzatura grande, il vapore interno evaporerà meglio).
Con la tecnica dell'autolisi (sia usando lievito madre che lievito compresso) il pane rimarrà morbido a lungo, digeribile e si conserverà benissimo anche in freezer. Inoltre con la tecnica della fermentazione in frigo e lievitazione a t.a. si ottiene un maggior risultato usando meno lievito (sia che sia di birra o 
lievito madre).

Quando è freddo, io lo taglio a fette e lo congelo in un sacchetto per alimenti apposito per freezer (non sacchetto di carta del pane quindi), poi lascio scongelare a t.a. le fette che mi occorrono.

                                              
Il nostro paniere completo ha sfornato:

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Plumcake con mele e yogurt senza glutine, senza lattosio, senza burro

Buon lunedì! Oggi una ricetta "senza", io sono dell'idea che sia meglio mangiare di tutto un po' (per "tutto" intendo gli alimenti e la cottura salutari, non certamente il cibo spazzatura) e guardo con sospetto chi elimina questo o quello senza avere una patologia o problemi veri e certificati, spesso si sfora nel fanatismo e occorre fare attenzione, tuttavia a volte, pur non essendo allergici e sotto il consiglio di uno specialista della nutrizione, un breve periodo di esclusione di alcuni alimenti dalla nostra dieta può essere un beneficio, mentre molte persone sono fortemente intolleranti e devono vita natural durante escluderli dalla propria alimentazione.
Questo plumcake mi ha dato molta soddisfazione, ero un po' titubante vista la consistenza della farina gluten free che è collosa (fantastica, l'ho comprata in Germania), che conoscevo e usato per altre preparazioni, invece il risultato è stato ottimo: un cake umido e soffice, profumato e goloso malgrado la totale mancanza di olio e burro, ma solamente una piccola percentuale di panna vegetale.
Naturalmente si può replicare questo dolce con farine diverse (frumento bianco e integrale, farro bianco e integrale, kamut, mais, ecc. ecc.) ed usare panna e latte vaccino o altro tipo vegetale e il lievito per dolci classico il tutto se non si è intolleranti a niente. Bisognerà solamente calibrare i liquidi (albumi) in base alle farine utilizzate, il composto dev'essere denso come un classico plumcake.

Cosa serve:

250 g. farina gluten free mix: riso - maizena - teff
3 uova intere medie
150 g. zucchero di canna grezzo + quello per spolverizzare il dolce
2 mele qualità morgenduft
limoncello q.b. (una spruzzata)
i semi di mezza bacca di vaniglia
mezza bustina di cremor tartaro
1 pizzico generoso di bicarbonato
1 vasetto (125 g.) di yogurt senza lattosio agli agrumi di Sicilia (o altro vegetale)
100 ml. panna di riso (o altra vegetale)
40 ml. latte di riso (o altra vegetale)


Accendere il forno ventilato a 170° ed imburrare ed infarinare, con farina di riso o con la farina della ricetta, uno stampo da plum-cake.
Setacciare la farina con il cremor tartaro e bicarbonato.
Lavare e sbucciare le mele.
Una mela e mezza tagliarle a fettine, metterle in un piatto e spruzzarle con il limoncello, mescolarle delicatamente con le mani e lasciarle insaporire.
L'altra metà tenerla da parte.
Con le fruste montare le uova con lo zucchero lungamente, fino a quando si otterrà un composto biancastro e gonfio. Unire la panna di riso mescolata precedentemente al latte di riso e montare ancora pochi secondi. Gusto il tempo per amalgamare. Togliere le fruste. Unire i semi di mezza bacca di vaniglia e lo yogurt agli agrumi, mescolare ora con un cucchiaio di legno o silicone con un movimento dal basso verso l'alto.
Unire le polveri setacciate e la mezza mela rimasta tagliata a pezzetti piccolissimi.
Versare il composto nello stampo (sarà piuttosto appiccicoso e sostenuto).


Disporre in superficie le fettine di mela pigiandole un pochino dentro l'impasto.
Spolverizzare la superficie con una presa di zucchero di canna grezzo.
Infornare e lasciare cuocere finchè, infilando uno stecchino nel dolce, uscirà asciutto.
Nel mio forno ci ha impiegato 70 minuti. (non consiglio una gradazione più alta per cercare di abbreviare i tempi perchè la farina di teff ha un retrogusto di nocciola e potrebbe risultare amaro se si dovesse bruciacchiare).


Quando è cotto, sfornare, lasciare raffreddare e servire. Si mantiene morbido per più giorni.


          Se replichi la ricetta, per cortesia, inserisci il link di riferimento al mio blog. Grazie

Linzertorte semi-integrale al cacao

al Km 0 oggi prepariamo ricette per festeggiare l'amore 💕 in ogni sua sfaccettatura.
Io porto la merenda e ho pensato ad una golosissima linzertorte versione semi-integrale, una vera goduria, credetemi :-) 

Vi consiglio di gustarne una fetta comodamente rilassati su un'amaca gigante Tropilex 



Cosa serve per la pasta frolla semi-integrale al cacao:*
100 g. farina 00
150 g. farina di grano tenero integrale (per me bio piemontese)
120 g. zucchero semolato
100 g. burro a pomata
125 g. mandorle pelate
1 pizzico di sale
1 cucchiaino di mix di spezie (zenzero 40%, cannella, noce moscata e chiodi di garofano)
1 uovo e 1 tuorlo
1-2 cucchiai d'acqua fredda (dipende da quanta ne occorre in base alla farina usata)
12 g. cacao amaro in polvere
1/2 bustina (6 g.) lievito per dolci

Poi serve:
300 g. circa gelatina (o confettura) di ribes rosso o di lamponi (per me artigianale piemontese)
*Se non si fa la classica griglia, come in questo caso, si avanzerà un po' di frolla io ho fatto dei biscotti

Mescolare le farine, il lievito, il cacao, il pizzico di sale, le spezie e le mandorle tritate, ad impulsi in modo che non tirino fuori il loro olio, in un tritatutto con cutter affilato insieme ad un cucchiaio di zucchero prelevato dal peso della ricetta.
Nella planetaria usando l'accessorio foglia, o in una ciotola utilizzando prima le fruste e poi continuando con la punta della dita, montare il burro con lo zucchero; unire le uova. (A questo punto continuare a mano se non si possiede la planetaria) aggiungere tutto in una volta gli altri ingredienti e amalgamare il più velocemente possibile; unire se necessario uno o due cucchiai d'acqua fredda (dipende dalla farina integrale utilizzata quanto liquido assorbe).
Avvolgere il panetto in pellicola alimentare o carta da forno e mettere a riposare in frigorifero 2-3 ore.


Accendere il forno ventilato a 160° o statico a 170°
Prelevare 3/4 della pasta e, con l'aiuto di poca farina stendere una sfoglia tonda di una grandezza tale che ricopra sia il fondo che i bordi di uno stampo da crostata da 22-24D oppure quadrata cm. 22x22 opportunamente foderata con carta da forno. Bucherellare il fondo con una forchetta.
Riempire il guscio, ma non troppo, con la gelatina/marmellata. Pareggiare i bordi con una rotella dentellata o liscia o con un coltellino avendo cura di lasciare 1/2 cm.


Prendere la pasta avanzata, stenderla con il mattarello infarinato (è una pasta appiccicosa ma non mettere sulla spianatoia o sul mattarello tanta farina, bensì pochissima alla volta), formare di nuovo un cerchio, stavolta più piccolo, e con l'aiuto di una rotella tagliapasta liscia o, come nel mio caso, dentellata, ritagliare le strisce classiche per formare la griglia.
La particolarità della linzertorte vuole una griglia molto fitta.
Per questa versione mia di linzertorte semi-integrale al cacao ho deciso di non fare la griglia ma di decorare la crostata con semplicissimi biscottini a forma di cuore disposti come si vede in foto. Con la restante frolla ho coppato dei biscotti che ho cotto a parte per 12 minuti circa.
Infornare per 40/45 minuti (dipende come al solito dal forno), non aumentare i gradi del forno: le paste contenenti cacao corrono il rischio di assumere un retrogusto amaro se cotte in forno troppo caldo.
Lasciare ben raffreddare prima di sformarla dallo stampo. Servirla dopo qualche ora, o meglio, il giorno successivo.


              Davvero golosa! Se replichi la ricetta inserisci il link di provenienza al mio blog, grazie!

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Carciofi all'acciuga gratinati

Un contorno saporito ma leggero.




Cosa serve per DUE persone:

3/4 carciofi grandi e sodi
succo di limone (+ poca scorza grattugiata opzionale)
20 g. pane raffermo
1 filetto acciuga sott'olio (ometterla per una versione vegetariana)
olio evo q.b.
sale e pepe q.b.
mix erbe aromatiche provenzali con aglio (oppure mix erbe + un pezzetto di aglio fresco)
un pizzico aneto
parmigiano grattugiato q.b.


Pulire i carciofi eliminando le foglie dure esterne e le estremità con le spine, passarli sotto acqua corrente e tuffarli in una ciotola con acqua fredda acidulata con succo di limone.
Mettere sul fuoco una casseruola con acqua salata e, al bollore, mettere i carciofi sgocciolati e interi a cuocere, lasciarli quanto basta per ammorbidirli (pungendoli con una forchetta devono risultare teneri ma non troppo molli), scolarli e adagiarli su un tagliere, intanto accendere il forno statico a 180°.
In un tritatutto inserire il pane fatto a cubetti, il filetto d'acciuga e le erbe con l'aglio, tritare finemente e riversare il tutto in una ciotolina, unire un pizzico di aneto e olio evo q.b. perchè si ottenga una panatura aromatica granulosa.


Tagliare a fette spesse i carciofi e adagiarli in una pirofilina unta d'olio, sovrapponendoli leggermente, cospargere la farcia e spolverizzare con parmigiano (se piace una nota acida si può anche grattugiare poca scorza di limone), condire con pochissimo olio la superficie ed infornare per una quindicina di minuti per fare gratinare.

Togliere dal forno, attendere qualche minuto e servire.


Cuori di brioche con uvetta e prugne a lievitazione mista

Si avvicina S. Valentino, a chi ama altre persone, che siano compagni di vita o amici, dedico le mie brioche a forma di cuore, sono profumate e golose, arricchite di frutta succulenta, fatele e vedrete che conquisteranno voi e i vostri amati, potete omettere il lievito madre se non lo avete a disposizione ed utilizzare solamente il lievito di birra fresco, adeguandone la quantità, direi che 8-10 g. sono sufficienti. Non occorre assolutamente una quantità maggiore, ma nemmeno minore, trattandosi di un impasto ricco di grassi, zuccheri e peso della frutta, occorre che sia sostenuto.



Cosa serve:

325 g. farina manitoba 320W
40 g. lievito madre rinfrescato e al raddoppio
3 g. lievito di birra fresco (una briciola)
3 g. sale fino marino integrale
220 g. acqua a t.a.
15 g. tuorlo (1)
100 g. zucchero semolato
1 cucchiaino estratto naturale vaniglia o i semi di 1 bacca
la scorza grattugiata di 1 arancia naturale
15 g. miele liquido (io di montagna)
70 g. burro morbido a pomata
50 g. prugne secche (ma qualità morbide) denocciolate
50 g. uvetta sultanina
rum q.b.

Poi serve:

1 tuorlo
latte q.b.
acqua q.b.
1 cucchiaino zucchero semolato + quello per spolverizzare

Se si desidera utilizzare solamente lievito di birra fresco è sicuramente il lievito più facile da gestire, nel senso che è più semplice per ottenere un'ottimo risultato, a discapito però dell'alta digeribilità)
(orari indicativi: quelli che ho usato io)


Ore 13,30 tirare fuori dal frigo il lievito per acclimatarlo, (dopo una mezz'ora spesso faccio il bagnetto al lievito lasciandolo in ammollo in acqua leggermente tiepida con un pizzico di zucchero se ha un odore un po' acido, poi lo strizzo e proseguo) ore 14,30 rinfrescare il lievito, tenerne da parte 40 g. e l'altro (dopo aver fatto partire la lievitazione, quindi dopo 2 o 3 ore) metterlo in frigo per le panificazioni successive.
Tagliare le prugne a pezzetti e mettere l'uvetta in ammollo in un bicchierino di rum (dopo averla lavata sotto il getto dell'acqua corrente) 
Ore 17,30-18 mettere nella ciotola della planetaria i due lieviti a pezzetti con l'acqua, lo zucchero ed il miele e, con l'accessorio foglia, scioglierli facendo schiumare (se si fa a mano mescolare energicamente con una forchetta in una ciotola) unire quindi tutta la farina e il malto, continuare ad incordare ed unire poi il tuorlo e di seguito il burro a pomata poco alla volta. Mettere il gancio al posto della foglia ed Unire gli aromi, in ultimo il sale. Dopo che si otterrà un impasto ben incordato (15 minuti circa) aggiungere la frutta. 
Mettere l'impasto in una capiente ciotola leggermente oliata; coprire con pellicola e canovaccio (io poi lo tengo fermo con un grande elastico in modo che non passi aria, l'impasto non deve assolutamente seccare) e lasciare la ciotola a t.a. per 3 ore, poi trasferirla in frigo a fare maturare l'impasto per 10-14 ore, a seconda dei propri impegni (quindi fino alla mattina successiva e se seguono gli orari che ho usato io).


La mattina ore 9,30 circa
Prendere l'impasto e delicatamente rovesciarlo sul piano da lavoro. Pesare l'impasto sarà di circa 900 g. dare due pieghe a distanza di 15 minuti l'una dall'altra, poi dividerlo in 10 pezzi (per avere 10 brioches di 90 g. l'una, oppure dividerlo in pezzature di peso desiderato, in questo caso calibrare poi il tempo di cottura), allargare ognuno in un rettangolo, portare i lembi verso il centro, ribaltare la pagnottina e pirlarla arrotondandola. 




Coprire le pagnottine con pellicola e canovaccio e lasciar riposare 15 minuti. Riprendere le pagnottine (mentre si da la forma ad una briochina lasciare le altre pezzature coperte) e procedere in questo modo: con il mattarello ed il piano da lavoro leggermente infarinati, assottigliare la pasta in un rettangolo, spolverizzare con poco zucchero semolato, arrotolare formando un cilindro, piegarlo su se stesso in modo che le estremità combacino e schiacciarle per farle aderire, con le dita formare una "punta" (guardare le foto numerate) per formare la punta del cuore.



Posare sul piano da lavoro e schiacciarlo leggermente, con un coltellino-spilucchino affilato incidere la lunghezza lasciando un po' di spazio dove si è creata la punta del cuore, allargare le porzioni d'impasto separate, (guardare sempre le foto) girare la briochina a forma di cuore al contrario e appoggiarla su una leccarda rivestita con carta da forno. Coprire con pellicola. Continuare con tutte le altre pezzature. E' più complicato a dirsi che a farsi.
Lasciare lievitare in luogo tiepido fino al raddoppio.

Preriscaldare il forno a 180° statico.
Emulsionare un tuorlo d'uovo con un goccio di latte e spennellare le brioches a forma di cuore. 


Infornare per circa 25-30 minuti.
Mentre cuociono preparare lo sciroppo per lucidare: in un bicchiere con due dita d'acqua fare sciogliere un cucchiaino scarso di zucchero scaldando al microonde pochi istanti, mescolare e tenere da parte. Sfornare e spennellarle subito con lo sciroppo preparato. Fare raffreddare e ...buona colazione o buona merenda!

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Il nostro paniere completo ha sfornato:

Sabrina: Cicerchiata
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Polpettine soffici di ceci e prosciutto con salsa leggera al curry

Queste polpettine sono deliziose, credetemi! Potete renderle vegetariane sostituendo il prosciutto cotto con il seitan o tofu ad esempio, ma anche con melanzane o zucchine precedentemente cotte e strizzate.
Possono essere servite come secondo piatto ma sono perfette anche come aperitivo, per un buffet e per qualunque occasione in cui volete offrire un fingerfood. La salsa è facoltativa, io l'ho preparata leggera ma nulla vi vieta di renderla più golosa utilizzando latte vaccino o vegetale (anche di cocco per un sapore più esotico) anche aggiungendo una piccola parte di panna, al posto del brodo.


Cosa serve:

230-250 g. ceci già cotti
100 g. prosciutto cotto
1 tuorlo
2 cucchiai parmigiano grattugiato
2 pizzichi senape in polvere
prezzemolo tritato q.b.
pane raffermo q.b.
latte q.b.
sale e pepe q.b.
pangrattato q.b.
olio evo q.b.
un paio di rametti di timo

Per la salsa serve:

300 ml. brodo leggero di carne o di verdura
1 cipollotto di Tropea o 1/2 cipolla dolce (va bene quella bianca)
20 g. farina o fecola di patate
30 g. burro
1 cucchiaino curry verde
1/2 cucchiaino curry madras (giallo)
sale q.b.

Per prima cosa fare lessare i ceci e scolarli dal liquido (oppure comprarli già lessati ma che siano di ottima qualità.
Preparare la salsa: si fa più o meno come una besciamella: in un pentolino fare sciogliere il burro ed aggiungere la cipolla tagliata finemente e i due curry, unire subito la farina, fare tostare qualche istante ed unire, a filo, il brodo bollente, sempre mescolando fare addensare e poi lasciare cuocere una ventina di minuti, in ultimo regolare di sale, poi mettere subito la salsa nel bicchiere del frullatore ad immersione e frullare bene per rendere la salsa vellutata. Coprire on pellicola a contatto e tenere da parte.

Mettere i ceci nel robot da cucina provvisto di cutter con il prosciutto cotto a dadini, il tuorlo e il pane precedentemente messo in ammollo nel latte e strizzato, frullare in modo omogeneo e mettere il composto in una ciotola. Unire ora il prezzemolo, la senape in polvere, il parmigiano e regolare di sale.

Formare delle piccole palline (poco più grandi di una noce) e passarle nel pangrattato.
Friggere o rosolare in olio evo con il timo. Sono polpettine morbidissime che si sciolgono in bocca, non mi piace aggiungere farina per rendere l'impasto sì più contatto ma meno leggero e meno digeribile, (ma se voi lo preferite, aggiungete pangrattato) dunque fare attenzione a girarle dopo pochi istanti, è praticamente tutto cotto, devono solo fare una leggera crosticina.
Servire le polpettine di ceci e prosciutto con la salsina, che può essere tiepida o fredda a temperatura ambiente, a piacere. Io l'ho servita tiepida.

            Se replichi la ricetta inserisci per cortesia il link di riferimento al mio blog, grazie.