Crema di zucca e porri di Cervere con pesto genovese


Zucca del mio giardino

Cosa serve:

3 porri di Cervere
500 g. zucca fresca e soda
1 patata media
sale grosso q.b.
un cucchiaio di pesto genovese
olio evo q.b.
pepe misto macinato fresco q.b.
cannella q.b.

Poi serve:
crostini di pane

Facoltativo: parmigiano grattugiato q.b.

Sbucciare la zucca e farla a dadini piccoli dopo averla lavata, stessa cosa con la patata, poi pulire i porri (per questa qualità si usa tutto) e farli a rondelle. In una pentola insaporire le verdure in un filo d'olio, unire acqua q.b. per coprirle di due dita, salare, mettere il coperchio e farle cuocere per 15 minuti.

Aggiungere il pesto e una o due spolverate di cannella, continuare la cottura fino a quando le verdure sono completamente sfaldate.


Per vedere come faccio il pesto alla genovese clicca qui

Immergere il minipimer e frullare. Si otterrà una cremina leggera-leggera ma molto aromatica.


Fuori dal fuoco aggiungere una macinata di pepe fresco ed un giro d'olio a crudo.
Se è gradito, servire, a parte, parmigiano grattugiato e crostini di pane.

N.b. Se si desidera una crema più saporita e sostenuta sostituire metà dell'acqua con latte intero e, a 5 minuti dal termine della cottura, mescolare un cucchiaino di maizena in due dita d'acqua fredda, sciogliere mescolando bene ed unire alla crema bollente facendola cuocere ed inspessire. (io preferisco la versione più light di cui sopra)


Questa ricetta, con queste dosi ed ingredienti, l'ho elaborata io, quindi se replichi la ricetta, per cortesia inserisci il link di riferimento di proprietà al mio sito.
 Grazie

Carciofi light ripassati in forno

Cosa serve:

6 carciofi
sale q.b.
3 bacche di cardamomo
prezzemolo q.b.
2 foglie di alloro
il succo di 2 limoni
farina di riso q.b.
olio evo q.b.
pecorino romano grattugiato q.b.

Pulire i carciofi eliminando le foglie esterne, mantenendo un pezzo di gambo, eliminare la punta con le spine, passare, mano mano che si puliscono, subito sotto l'acqua corrente, poi strofinare bene ogni parte del carciofo con mezzo limone. Tuffare in acqua acidulata con il succo dell'altra metà del limone.

Quando tutti i carciofi sono così preparati, mettere sul fuoco una pentola con capiente acqua salata con la foglia di alloro, le bacche di cardamomo ed il succo di un altro mezzo limone.

Quando l'acqua bolle. aggiungere i carciofi e farli cuocere circa 10 minuti (15 se sono grossi), intanto accendere il forno a 190°.

Scolare i carciofi, passarli su carta da cucina assorbente per asciugarli. Spolverizzarli con poca farina di riso.

Disporli in una pirofila antiaderente, irrorali con poco olio evo e un pochino di prezzemolo tritato ed una spolverata di pecorino romano grattugiato.

Passarli in forno finchè, infilzandoli con una forchetta, si sentono morbidi e servirli caldi.


Pane ciabatta (ciabattine e quadrotte)

Non ho idea che origine abbia la ciabatta, ovvero quale sia la regione madre, come al solito ci sono sempre diatribe su questo argomento, io in Piemonte l'ho sempre vista fare.

Quello che va detto che l'impasto della ciabatta chiede obbligatoriamente l'uso della planetaria, non si può fare a mano, è troppo idratato.

Cosa serve:

Per la biga: 1, 250 kg di farina 380 W
565 g di acqua (dipende dalla farina usata, bisogna andare ad occhio)
10 g. di lievito di birra.

Per l'impasto: 365 g di acqua
 4 g di lievito di birra
 25 g di sale
2 cucchiaini di malto d'orzo liquido


Nella ciotola della planetaria mettere la farina, il lievito sbriciolato e quasi tutta l'acqua. Iniziare ad impastare a bassa velocità, (occorre impastare poco, giusto il tempo per amalgamare gli ingredienti ed ottenere un impasto grossolano/grezzo) aggiungere poi la restante acqua necessaria per ottenere un impasto duro e consistente.


Oliare una ciotola capiente e versare l'impasto senza lavorarlo ancora. Coprire con pellicola e mettere a lievitare 20 ore a 18°/20°

Io l'ho messo in una stanza con 19°.





Trascorso il tempo indicato, prendere la ciotola con la pasta lievitata, metterla a pezzi nella ciotola della planetaria, unire il malto e il lievito sbriciolato e un pochino d'acqua appena tiepida. Iniziare ad impastare, velocità 1° poi aumentare alla 2°; unire lentissimamente l'acqua. In tutto ci può volere anche 15 minuti. Unire il sale verso la fine.



Occorre ottenere un impasto molto, molto molle ma che si stacchi bene dalle pareti della ciotola.

Oliare le mani ed ungere bene una placca/teglia capiente e travasare l'impasto. Ungere bene anche la superficie.



Coprire con pellicola e mettere a lievitare in luogo tiepido (o forno preriscaldato a 50° e poi fatto intiepidire fino a 30°) per un'ora.

Riprendere l'impasto.


Infarinare molto abbondantemente il piano da lavoro (io ho usato la spianatoia in legno), infarinare abbondantemente anche qualche vassoio e la raschia/tarocco, che è indispensabile.


Porzionare la pasta a piacere: io ho fatto delle ciabattine piccole.
Rigirarle molto delicatamente nella mano e posizionarle, a debita distanza, sui vassoi infarinati.


Lasciare riposare le ciabattine una ventina di minuti. Intanto preriscaldare il forno a 220° ventilato.

Trasferire, sempre delicatamente, le ciabattine sulla teglia che si userà per la cottura rivestita da carta forno. A piacere si può leggermente allungare la pezzatura per dare la forma tipica del pane ciabatta. Ma è bello anche a forma triangolare o quadrata. Io ne ho fatte di forma assortita.

Cuocere per 10/15 minuti. (se si formano ciabatte grandi aumentare il tempo di cottura) devono rimanere ben cotte ma assolutamente pallide, la vera ciabatta (almeno i panettieri con i quali ho collaborato qui in Piemonte) mi hanno sempre detto che deve essere croccante fuori ma gommosa dentro, non croccante o compatta nella mollica. Questa è la caratteristica unica che contraddistingue questo impasto.




Risotto ai funghi porcini e zafferano

Cosa serve per DUE persone:

160 g. riso carnaroli
brodo vegetale (q.b.)
200 g. funghi porcini piccoli e sodissimi
1 scalogno
olio evo q.b.
burro q.b.
1/2 bicchiere vino bianco secco
prezzemolo tritato q.b.
1 bustina di pistilli di zafferano
1 spicchio aglio
pepe nero macinato fresco q.b.
sale q.b.


Pulire i funghi porcini raschiano la base con un coltellino affilato. Poi pulirli strofinandoli delicatamente con uno straccetto ripetutamente passato sotto acqua corrente e ben strizzato. NON lavare mai direttamente i funghi in acqua. Tagliarli poi a fettine non troppo sottili. Non occorre separare il gambo essendo piccoli. Tenere da parte

Preparare il brodo con carota, sedano e cipolla, in modo classico. Tenere al caldo.

In una capiente casseruola dal fondo spesso scaldare un filo d'olio evo e fare stufare lo scalogno tagliato finemente. Fuoco basso. Non deve rosolare o annerire.
Unire il riso e, mescolando sempre, farlo tostare. Unire il vino, alzare la fiamma e farlo evaporare (sempre mescolando quasi continuativamente o comunque spessissimo fino a cottura - questo è tra i segreti per un'ottima cottura del risotto), poi unire il brodo, poco alla volta e portare a cottura. *A metà cottura del risotto sciogliere lo zafferano in un mestolo di brodo caldo ed unirlo al riso.

Di solito se il brodo è fatto bene non occorre salare ulteriormente, ma assaggiare per verificare se occorresse aggiungerne un po'.

Nel frattempo, tra una mescolata e l'altra, in altra padella antiaderente (importante che lo sia) scaldare un filo d'olio evo con l'aglio ed unire i funghi, farli saltare a fuoco vivo alcuni minuti, ne bastano pochi di cottura.
Salare solo alla fine, pepare ed aggiungere una bella presa di prezzemolo tritato. eliminare l'aglio buttandolo. Unire i funghi al risotto quando mancano 5 minuti al termine.

Quando il risotto è pronto, spegnere il fuoco e mantecarlo con una noce abbondante di burro.
Mescolare bene, attendere qualche minuto e servire.



Bonet ai marroni

Peccato che, forse, per chi non conosce questa prelibatezza, le immagini non rendano l'idea di quanto sia goloso questo dessert al cucchiaio. Provare per credere... 

L'ho preparato per servirlo ai miei ospiti che hanno gradito e fatto il bis, snobbando un vassoio di pasticcini (molto buoni) portati da altre persone (ed io ho gongolato :-)) 

Siccome lo faccio ad occhi chiusi ed è sempre un successo, sono partita con l'intenzione d'infornare il bonet classico al cacao, ma avevo anche voglia di castagne o meglio.. marroni! Notoriamente più pregiati. Da noi ci sono moltissime fiere dedicate a questo fantastico frutto, pasticcerie dove poter comprare deliziosi marron glacé freschissimi! (quelli confezionati sono distanti anni luce come sapore e consistenza), abbiamo boschi ricchi (ma privati- quindi nisba- occorre comprarli, si possono però raccogliere le castagne in quelli del demanio, dalle mie parti c'è solo l'imbarazzo della scelta)

Ed ecco che è nato questa versione arricchita del nostro goloso dolce da fine pasto.

Cosa serve:

300 g. di marroni già bolliti
1/2 lt. latte intero
200 ml. panna liquida
6 uova
150 g. zucchero semolato
1 cucchiaio zucchero di canna
mezza stecca di vaniglia
50 g. cacao amaro
100 g. amaretti
1 tazzina di rum

Poi serve:

latte q.b.
6 cucchiai di zucchero per il caramello
2 gocce di limone

Fare bollire i marroni in acqua leggermente salata per circa 30 minuti e poi sbucciarli e privarli della pellicina.



Metterle in un pentolino e coprirle di latte, unire la mezza stecca di vaniglia con i semi e farle cuocere finchè diventano morbide (45 minuti circa - ma dipende dalla qualità e dalla grandezza dei marroni), aggiungere latte progressivamente quando si consuma, mescolare spesso e fare attenzione che i marroni non si asciughino e non si attacchino al pentolino altrimenti si dovrà buttare tutto perchè il composto diventerebbe amaro.


Nel frattempo fare il caramello facendo sciogliere lo zucchero con le due gocce di limone (proprio solo 2) a fuoco bassissimo senza mai mescolare direttamente nello stampo se di metallo oppure in un pentolino a fondo spesso, in questo caso,quando sarà biondo versarlo nello stampo facendolo scorrere bene nelle parti scannellate.

Frantumare finemente gli amaretti dentro ad un tovagliolo aiutandosi con un batticarne, o un bicchiere spesso o comunque con un peso.

Con una frusta sbattere uova a temperatura ambiente con i 150 g. di zucchero, versato poco alla volta, fino ad amalgamarle, non occorre frullarle fino a farle montare.
Unire gli amaretti tritati. In una ciotola mettere il cacao e, poco alla volta, unire il latte evitando di formare i grumi mescolando velocemente e di continuo. Unire al composto delle uova e amaretti. Unire anche la panna a filo sempre mescolando. Aggiungere anche il rum.



Quando i marroni sono cotti metterli nel bicchiere del minipimer e frullarle aggiungendo lo zucchero di canna e un po' di latte q.b. per ottenere una purea piuttosto soda.



Unire la purea al composto di uova, mescolare bene e versare il tutto nello stampo con il caramello.


Mettere lo stampo in una casseruola o teglia capiente il giusto riempita per 3/4 da acqua calda e cuocere a bagnomaria a 200° in forno statico per 50 minuti. Poco dopo metà cottura, coprire lo stampo con carta di alluminio per evitare che la superficie secchi.


A cottura ultimata fare raffreddare a temperatura ambiente, poi in frigorifero almeno un paio di ore, sformare se necessario immergendo pochi secondi lo stampo in acqua calda, e servire



Il bonet è dessert tipico della tradizione piemontese, per leggere la versione originale, al cacao, clicca qui, per quello alle nocciole qui, e al caffè qui. Questa ricetta, invece, con queste dosi ed ingredienti, l'ho elaborata io, quindi se replichi la ricetta, per cortesia inserisci il link di riferimento di proprietà al mio sito.
 Grazie



Stufato di vitello al mirto con patate

E' arrivato il fresco. Non il freddo. Quello c'è già dove abita mio figlio, stamattina portiere dell'auto già bloccate dal ghiaccio. Eppure.. la gente si lamenta. Fino a 20 giorni fa le persone si lagnavano per il caldo, ora piagnucolano per il "freddo" ...(ma se si sta appena bene!!!! Ed io mica abito al sud, dove spesso non necessitano nemmeno di impianto di riscaldamento, ma abito in Piemonte!) al secondo starnuto già si mettono in mutua per "l'influenza" (ma quando mai.. la vera influenza, il virus, arriva verso Natale se non dopo..), se piove, dopo 24 h. di cielo plumbeo dilaga la depressione.... eccheduepalle! Quanto ciarlare inutile! 

Vuol dire, buon per loro, che non stanno male. Chi sta davvero male si lamenta molto - ma molto meno o non si lamenta affatto.

Questo amorevole preambolo verso l'umanità per annunciare il mio stufato che, in ogni caso, si può gradire tranquillamente anche ad agosto :-)

Cosa serve per due persone:

500 g. polpa di vitello nella parte del muscolo (o comunque una parte che richieda lunga cottura)
1/2 carota
1/2 costa di sedano
1/2 cipolla bianca
3-4 bacche di mirto
un rametto di rosmarino, un rametto di timo, un rametto di maggiorana
due rametti di mirto (io l'ho preso dal cespuglio che ho nel mio giardino, devo dire che fa la differenza effettivamente.. conferisce un sapore, un aroma particolare alla pietanza)
un bicchierino di liquore mirto
4-5 patate medie
olio evo q.b.
sale e pepe misto macinato al momento
brodo vegetale q.b.

In un tegame di coccio o dal fondo spesso mettere un filo d'olio evo con le verdure tagliate a cubetti piccoli o tritate e i rametti degli aromi con le bacche. Fare insaporire a fuoco basso ed unire la carne, continuare a fare rosolare a fuoco medio poi pepare, sfumare con il liquore mirto, abbassare la fiamma, coprire la carne con due mestoli di brodo vegetale caldo, mettere il coperchio e lasciare cuocere due ore e mezza, mescolando ed aggiungendo ogni tanto poco brodo.

Pelare, lavare, asciugare e tagliare a cubetti abbastanza grandi le patate ed unirle alla carne, regolare di sale e cuocere ancora 30 minuti mescolando spesso ed aggiungendo se necessario altro brodo.
Quando è il momento di servire, spegnere, lasciare riposare cinque minuti poi eliminare le bacche di mirto, perchè devono dare sapore ma non sono buone da mangiare. Portare a tavola direttamente nel tegame di coccio che manterrà la preparazione bella calda.


Questa ricetta è opera della mia fantasia, replicala tranquillamente se ti piace, mi fa molto piacere, ma inserisci cortesemente il link al mio blog. Grazie

Crocchette di patate e cavolfiore in panure con semi di papavero

Cosa serve:

400 g. patate
400 g. cavolfiore
1 tuorlo
2 cucchiai pangrattato
2 cucchiai parmigiano grattugiato
sale e pepe q.b.
due pizzichi di saporita (in alternativa noce moscata)
una presa di prezzemolo tritato finemente
la punta di uno spicchio d'aglio

Occorre inoltre:

1 uovo + 1 albume
pangrattato q.b.
farina q.b.
semi di papavero
olio per friggere (evo o arachide)

Far lessare, separatamente, le patate con la buccia e il cavolfiore lavato e tagliato a cimette in acqua salata.
Le verdure devono essere ben cotte. Poi scolarle subito. Lasciare appena-appena intiepidire e strizzare bene con le mani le cimette di cavolfiore per togliere l'acqua e passarle nello schiacciapatate insieme alle patate sbucciate.


Regolare il sale, aggiungere un pizzico di pepe. Aggiungere tutti gli altri ingredienti, poi, quando il composto è tiepido, unire l'uovo e amalgamare bene il tutto, meglio se con le mani. Se il composto fosse troppo molle, aggiungere un po' di pangrattato.

Far riposare in frigo una buona mezz'ora.

Mescolare in un piatto del pangrattato e un cucchiaio (o a piacere se ne può mettere di più o di meno) di semi di papavero.

Riprendere il composto, formare delle crocchette allungate e passarle nella farina, scuotendone bene l'eccesso, poi nell'uovo e albume sbattuti insieme, ed infine nel pangrattato con i semi di papavero.

(Siccome sono crocchette molto delicate e molto morbide, consiglio a questo punto di metterle ben distanziate in un piatto e passarle 15 minuti nel freezer in modo che si rassodino, poi passare alla frittura.)

Friggere le crocchette in olio ben caldo ma non fumante (sennò l'impanatura brucia). Olio evo o arachidi se si preferisce un sapore più delicato.

Scolare bene le crocchette dall'olio, farle asciugare su carta da cucina e servirle belle calde.



Pane di segale tedesco con cumino, finocchio e coriandolo

In un post  pre-ferie estive avevo parlato del lievito madre secco ed indicato come conservarlo. Clicca qui o  qui se vuoi leggerlo. Ora mi sembra giusto essere coerente nel fare e pubblicare una ricetta dedicata in modo tale che anche chi non ha a disposizione lievito madre fresco, possa acquistare quello secco (ormai si trova in qualunque supermercato) e poter così mettere le mani in pasta sfornando questo pane meraviglioso e gustosissimo.

Questa farina l'ho, naturalmente, comprata in Germania dove questo tipo di pane è largamente consumato. Non mi stancherò mai di dire che, a mio gusto, il pane in Germania e in Svizzera è fantastico (ma amo in egual modo il pane siciliano, tutto! Soprattutto il nero di Castelvetrano)

Cosa serve:

275 g. farina di segale tedesca
225 g. farina bianca tipo 0
1 cucchiaino raso di malto d'orzo bio in polvere
1 cucchiaino di miele bio di montagna
15 g. di sale fino
140 ml. latte
acqua q.b. (circa 200 ml.)
5 g. lievito di birra fresco (una briciola)
20 g. lievito madre secco
7 g. semi di cumino
7 g. semi di finocchio
una spruzzata di coriandolo

n.b. volendo utilizzare solamente lievito madre fresco opterei per 150 g. già rinfrescato,
volendo utilizzare solamente lievito di birra fresco opterei per 15 g. (non di più) e lievitazione lenta.


Mescolare le farine con il malto in polvere, unire poco alla volta il latte nel quale si sarà aggiunto il lievito fresco di birra, scaldato per 20 secondi in microonde. Potenza 500W. Unire il miele, il lievito madre secco.

Se si usa una planetaria utilizzare l'accessorio gancio ed impastare lentamente (velocità 2) se si fa a mano, procedere dentro ad una capiente ciotola durante questa fase, mescolando dapprima con una forchetta, poi con una mano (con l'altra tenere salda la ciotola, l'impasto sarà piuttosto compatto).

Unire ora poca alla volta acqua q.b. per ottenere un impasto, come detto, sodo. Aggiungere solo alla fine, il sale mescolato ai semi di cumino, finocchio e coriandolo.

L'acqua è indicativa, come è risaputo dipende dal tipo di farina utilizzata, da quanta ne assorbe.

L'impasto non risulterà liscio come quando si utilizza una farina bianca.
Formare una palla e metterla in una capiente ciotola unta con pochissimo olio. Coprire con pellicola alimentare e mettere a lievitare in luogo tiepido e/o lontano da correnti d'aria. (Benissimo il forno spento) fino al raddoppio.



(Orario indicativo: impasto messo a lievitare ore 11,00)

Riprendere l'impasto (orario indicativo ore 15,00) n.b.  aggiungere un paio di ore se si utilizza solo lievito madre fresco.


Impastare nuovamente a mano e con delicatezza, stenderla dolcemente coi polpastrelli, ripiegare la pasta due o tre volte su se stessa, poi formare una palla (pirlatura) appoggiarla sulla placca rivestita da carta da forno, praticare alcuni tagli incrociati con la punta di un coltello affilato.

Spolverizzare con farina rimacinata di grano duro. Coprire con un canovaccio pulito e, come prima, rimettere a in forno spento a lievitare ancora per un'ora e mezza - due.


Accendere il forno (io uso la funzione ventilata per pane e pizza ovvero calore ventilato maggiore nella parte bassa del forno, prima di avere questo forno usavo la funzione statico) a 210° mettendo sul fondo del forno un pentolino con acqua per creare umidità.

Quando il forno ha raggiunto la temperatura infornare. Togliere il pentolino con l'acqua dopo 10 minuti, abbassare a 190°  e proseguire la cottura per altri 25 minuti. Al termine spegnere il forno, aprirlo a fessura lasciando ancora il pane all'interno per 5 minuti, poi aprire tutta la porta del forno, ma lasciare ancora il pane all'interno per altri 5 minuti. Questa operazione farà sì che non vi sia un brusco cambiamento di temperatura e la crosta del pane rimarrà più croccante.

Dopo-di-chè estrarre la placca, togliere il pane e metterlo a raffreddare su una griglia, o inclinarlo su una parete,  in modo che tutto il vapore interno evapori bene ed il pane risulti croccante fuori e morbido ma asciutto dentro.
Un pane molto profumato e saporito anche grazie alla presenza degli aromi.

Adattissimo da servire con formaggi e salumi, ma anche con il pesce affumicato e fresco.



La ricetta, così con queste dosi ed ingredienti, l'ho elaborata io, quindi se replichi la ricetta, per cortesia inserisci il link di riferimento di proprietà al mio sito.
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Crostata con frolla all'amaretto, pere al moscato e cioccolato

Cosa serve per la pasta frolla all'amaretto:

220 g. farina 00
20 g. amaretti tritati finemente in un tritatutto
1 pizzico di sale
80 g. burro a pezzi freddo
80 g. zucchero semolato
7-8 gocce di essenza di vaniglia
1 bicchierino piccolo (l'equivalente di una tazzina da caffè scarsa all'incirca) di liquore all'amaretto
1 uovo medio + 1 tuorlo

Cosa serve per la farcia:

4 pere grandi che non siano acquose (quindi non williams) (si kaiser, abate, limoncine)
una noce abbondante di burro
2 cucchiai di vino Moscato del Piemonte
2 cucchiai di zucchero di canna grezzo
50 g. amaretti sbriciolati grossolanamente
50 g. cioccolato fondente

Facoltativo:

amaretti q.b. per decorare

Preparare la pasta frolla come di consueto: in una ciotola (planetaria con accessorio foglia o robot da cucina col cutter) inserire farina con il pizzico di sale ed il burro freddo a pezzettini. Azionare l'elettrodomestico per ottenere uno sfarinato burroso.
Unire tutti gli altri ingredienti e riazionare la planetaria o robot da cucina qualche istante, lo stretto necessario perchè si amalgami il tutto e si formi una pasta omogenea. Non si deve scaldare.
Avvolgere la pasta nella pellicola e metterla in frigo un'oretta.


Intanto preparare le pere lavandole, sbucciandole, togliendo torsolo e filamento se c'è, poi tagliarle in spicchi (prima in quarti poi ancora tagliare il quarto di pera a metà per il lungo).
Mettere gli amaretti dentro ad un tovagliolo, chiuderlo per avvolgerli bene e con l'aiuto di un batticarne (ma va bene anche qualcosa di pesante tipo lo schiacciapatate o un casseruolino) battere sugli amaretti fino a sbriciolarli abbastanza da ottenere una sorta di granella fine. (non va bene tritarli col tritatutto - come si è fatto precedentemente per la crosta -  perchè si otterrebbe una polvere troppo fine).

Su un tagliere, con un coltello dalla lama larga, tritare finemente il cioccolato. Mescolare amaretti e cioccolato sbriciolati, tenere da parte.

In una padella larga abbastanza da contenere in un solo strato le pere, fare sciogliere il burro, quando è spumeggiante, unire le pere, subito lo zucchero. A fiamma alta lasciarle caramellare agitando, scuotendo la padella in modo da fare caramellare ogni parte dello spicchio di pera, unire ora il vino moscato, continuare a muovere la padella e quando è evaporato (due minuti), spegnere. Togliere con delicatezza subito le pere scolandole bene e trasferirle in un piatto in modo che si intiepidiscano e si asciughino.


Accendere il forno e portarlo a temperatura. 180° statico.
Prendere la pasta frolla dal frigo, spolverare leggermente il piano di lavoro e il mattarello con poca farina e lavorare la pasta per renderla lucida e morbida, bella malleabile.
Imburrare ed infarinare uno stampo per crostata da 24D.

Stendere la pasta nella misura giusta della tortiera (utilissimo in questo caso, secondo me, il foglio di silicone graduato con i vari diametri delle tortiere), calcolando anche il bordo, e trasferirla dentro lo stampo. Far aderire i bordi schiacciando leggermente con il pollice.

Bucherellare il fondo con una forchetta e riempire a raggiera con gli spicchi di pera caramellati.
Spolverizzare tutta la superficie con il mix amaretti e cioccolato ed infornare per 40 minuti circa. Controllare dipende dal forno.





Fare raffreddare bene e servire, volendo decorando ogni fetta di crostata con un amaretto.



N.B. siccome non ho copiato questa ricetta ma è un mio elaborato, (compresa la pasta frolla all'amaretto) replicala pure,mi fa molto piacere e sarò felice di leggere commenti e critiche costruttive, consigli in merito, se la pubblichi sul tuo sito/blog inserisci per piacere il link di riferimento di appartenenza a questo sito.

Grazie!!!