Panini mignon con semi di chia e di lino

Generalmente per appetizer vari da buffet si usa preparare panini semidolci, adatti da farcire sia con salumi e formaggi che con creme dolci o confetture, arricchiti con zucchero, burro e uova.
Oggi invece preparare panini salati, un pane classico ma molto più leggero e salutare, arricchito con semi di chia e di lino, ho usato il mio fido lievito madre e un trittico di ottime farine. Li ho fatti piccolissimi, da 25-30 g.caduno, un perfetto finger food, un boccone e via. Ho fatto la foto dei panini in fase di formatura accostando un tappo da bottiglia, per far vedere quanto sono piccoli :-) Il pane piccolo è molto più semplice da fare se si usa il lievito di birra, anche se io ho voluto usare il mio lievito madre, tenerne conto se lo preferite ed accorciate i tempi di lievitazione


Cosa serve:
100 g. farina di grano saraceno
200 g. farina tipo 1 bio
200 g. farina di semola rimacinata
100 g. lievito madre rinfrescato e al raddoppio (oppure 4 g. lievito di birra fresco)
12 g. sale fino marino integrale
380 g. acqua a t.a.
1 cucchiaino malto d'orzo bio in polvere
1 cucchiaio semi di lino 
1 cucchiaio semi di chia 
latte q.b. per spennellare

(orari indicativi: quelli che ho usato io)

Ore 13,30 tirare fuori dal frigo il lievito per acclimatarlo, (dopo una mezz'ora spesso faccio il bagnetto al lievito lasciandolo in ammollo in acqua leggermente tiepida con un pizzico di zucchero se ha un odore un po' acido, poi lo strizzo e proseguo) ore 14,30 rinfrescare il lievito, tenerne da parte 100 g. e l'altro (dopo aver fatto partire la lievitazione, quindi dopo 2 o 3 ore) metterlo in frigo per le panificazioni successive. 
Se si usa il lievito di birra, preparare un lievitino con 100 g. di farina tipo 1 (prelevata dagli ingredienti elencati) con 100 g. d'acqua e il lievito, fare una pastella, coprire con pellicola e lasciare riposare un'oretta prima di impastare. 
Nel frattempo preparare l'autolisi mettendo nella ciotola le farine e irrorandole con 320 g. d'acqua. Dare una mescolata sommaria e veloce, coprire con pellicola/canovaccio e lasciare riposare il tempo che il lievito sarà pronto.

Ore 18/18,30 mettere nella ciotola della planetaria il malto e il lievito a pezzi, inziare ad impastare, unire la restante acqua pochissima alla volta, lasciando incordare ogni volta, in ultimo aggiungere anche i semi ed il sale. Impastare fino a quando l'impasto risulta liscio, resterà morbido e appiccicoso, è normale quando si impasta un pane ad alta idratazione. E' giusto così.
Spegnere, ungersi le mani prelevare l'impasto e metterlo in una capiente ciotola leggermente oliata; coprire con pellicola e canovaccio (io poi lo tengo fermo con un grande elastico in modo che non passi aria, l'impasto non deve assolutamente seccare) e lasciare la ciotola a t.a. per 3 ore, poi trasferirla in frigo a fare maturare l'impasto per 10-14 ore, a seconda dei propri impegni (quindi fino alla mattina successiva e se seguono gli orari che ho usato io).


Ore 18/18,30 mettere nella ciotola della planetaria il malto e il lievito a pezzi, iniziare ad impastare, unire la restante acqua pochissima alla volta, lasciando incordare ogni volta, in ultimo aggiungere anche i semi ed il sale. Impastare fino a quando l'impasto risulta liscio, resterà morbido e appiccicoso, è normale quando si impasta un pane ad alta idratazione. E' giusto così.
Spegnere, ungersi le mani prelevare l'impasto e metterlo in una capiente ciotola leggermente oliata; coprire con pellicola e canovaccio (io poi lo tengo fermo con un grande elastico in modo che non passi aria, l'impasto non deve assolutamente seccare) e lasciare la ciotola a t.a. per 3 ore, poi trasferirla in frigo a fare maturare l'impasto per 10-14 ore, a seconda dei propri impegni (quindi fino alla mattina successiva e se seguono gli orari che ho usato io).




Quando sono lievitati spennellarli delicatamente con il latte, intanto preriscaldare il forno statico a 220°. 
Spruzzare le pareti del forno con abbondante acqua e cuocere i panini per 10 minuti, poi abbassare la temperatura a 190° e cuocere ancora per 15 minuti circa. Controllare ogni forno è diverso. Devono essere cotti ma non perderli di vista, se cuociono troppo poi risultano secchi.
Sfornare e lasciare i panini a raffreddare sulla gratella. Una volta freddi si possono congelare per utilizzarli al bisogno, sarà sufficiente lasciarli scongelare a temperatura ambiente per una mezz'ora.
Una valida e salutare alternativa all'impasto calorico dei panini semidolci o dolci.


Il nostro paniere completo ha sfornato:

Sabrina: Panini arabi
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Risotto ai carciofi e zafferano piemontese

Un risotto buonissimo mantecato con olio evo, senza cipolla e senza vino bianco, due elementi che danno acidità e servono a "sgrassare" la dove ci siano elementi di condimento che lo richiedano, in questo caso sono perfettamente inutili, anzi.. aggrediscono il sapore del carciofo e dello zafferano che sono delicati e di certo non grassi, inoltre avendo già messo a bagno i carciofi in acqua e limone conferiscono al risotto una punta di acidità che per il parmigiano poi usato alla fine, basta e avanza, ma se a voi piace aggiungeteli. Ho usato stimmi di zafferano a Km 0 di produzione di Adriana, una mia cara amica che me ne ha fatto omaggio :-)


Cosa serve per DUE persone:
2 carciofi sodi (io prediligo quelli con le spine liguri, siciliani o sardi)
160 g. riso carnaroli vercellese
brodo vegetale q.b.
olio evo q.b.
due pizzichi stimmi di zafferano (circa una ventina)
parmigiano grattugiato q.b.
sale e pepe q.b.
succo di limone q.b.


Per prima cosa preparare un brodo vegetale, sciogliere dentro ad un bicchiere di brodo caldo lo zafferano, intanto pulire i carciofi togliendo abbondantemente le foglie esterne, la punta e l'interno (la barbetta) utilizzando un coltellino affilato, togliere la parte esterna anche del gambo con tutti i filamenti e conservarne il cuore che è saporito e darà un buon gusto al risotto. Tuffare gambi puliti e cuore di carciofi in una ciotola di vetro contenente acqua fredda e succo di limone (mezzo) poi scolarli, asciugarli con carta da cucina e tagliarli finemente su un tagliere con l'aiuto di un coltello largo ed affilato (opzionale: tenerne da parte qualche rondella per decorare il piatto alla fine)
In un tegame antiaderente mettere un filo d'olio, unire il riso e farlo tostare per bene scuotendo e rimestando i chicchi; unire un paio di mestoli di brodo bollente e i carciofi, abbassare la fiamma e lasciare fremere il liquido mescolando molto spesso aggiungendone man mano che si consuma. Dopo 10 minuti aggiungere anche il brodo con lo zafferano e terminare la cottura (sempre aggiungendo il brodo che serve), regolare il sale (se il brodo è stato fatto bene non servità molto probabilmente), a fine cottura spegnere il fuoco, mantecare con un filino d'olio evo e una manciata di parmigiano grattugiato, scuotere il tegame, lasciare riposare due minuti e servire con i carciofi tenuti da parte ed una grattatina di pepe fresco macinato al momento.

Camille alle clementine

Oggi è il compleanno del mio Marco, il figlio secondogenito che, anche se compie 27 anni, per me è sempre il mio piccolo e a lui voglio dedicare queste merendine fatte in casa che sono straordinariamente buone, a lui piacevano moltissimo quand'era piccolo. 
Per la prima uscita del nuovo anno, alla rubrica al Km 0,  abbiamo pensato di preparare ricette che avessero tante vitamine indispensabili per il nostro organismo, soprattutto in inverno.
Io ho voluto fare le famose merendine con una piccola variante, ho usato succo delle clementine al posto dell'arancia, ho poi aggiunto qualche goccia di aroma fior d'arancio, *aggiungendo la scorza SOLO se naturale, fare molta attenzione, leggere l'etichetta della tracciabilità perchè, si sa, quella delle clementine è quasi sempre trattata... trovarle biologiche al 100% è dura ma non impossibile. 
Il risultato è stato un sapore più fresco e delicato, davvero goloso.


Per 6 camille per uno stampo semisferico (il mio stampo è da 6,5D con queste dosi, ho avanzato un pochino d'impasto con cui ho fatto anche 1 muffin, per cui se l'avete da 7 oppure 8D la dose sarà giustissima) serve:
90 g. carote (peso netto)
20 g. olio semi
35 g. succo di clementine 
1 uovo medio
1 pizzichino sale
65 g. zucchero semolato
35 g. mandorle pelate
70 g. farina 00
1 cucchiaino aroma fior d'arancio
scorza grattugiata* se edibile (le mie lo erano)
1/4 cucchiaino lievito per dolci


Per prima cosa preriscaldare il forno statico a 170° ed oliare leggermente l'interno di uno stampo semisferico per monoporzioni.
In un piccolo tritatutto elettrico provvisto di un ottimo cutter, ridurre in polvere le mandorle con metà dello zucchero, tenere da parte. Nello stesso tritatutto ridurre finemente le carote fatte a rondelle, tenere da parte.
In una ciotola inserire l'uovo e lo zucchero restante, iniziare a frullare con la frusta elettrica e, quando il composto è montato, unire l'olio ed il succo, frullare ancora ed aggiungere tutti gli altri ingredienti, amalgamare e versare il composto un una piccola brocca col beccuccio. 



Riempire per 3/4 le semisfere ed infornare per 25/30 minuti. Fare la prova stecchino.
Sfornare e lasciare raffreddare. Gustare le camille alle clementine naturali o con una leggerissima spolverizzata di zucchero a velo.



                                               Umide e morbidissime. Molto buone
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Pappardelle fatte a mano di semola e farina tipo 2 con ragù di cinghiale

Questo impasto ha un morso (come si suol dire) molto interessante, perfetta da condire con sughi saporiti e di una certa importanza



per la pasta serve: 
200 g. farina tipo 2
100 g. semola rimacinata di grano duro
1 uovo + 1 albume (oppure se si vuole omettere l'albume, aumentare la dose dell'acqua a circa 100 g.)
70 g. acqua (se si usa farina diversa occorre valutare la quantità a seconda di quanta ne assorbe)

per il ragù serve: 
400 g. polpa di cinghiale (peso netto dagli scarti grassi)
200 g. pelati
trito di sedano-carota e cipolla q.b.
sale e pepe q.b.
olio evo q.b.
vino bianco secco q.b.
un ciuffo salvia
1 foglia alloro

Il giorno precedente preparare il ragù di cinghiale.
Mettere la polpa a pezzi di cinghiale in una boule con salvia, alloro e irrorare la carne con mezzo bicchiere di vino bianco secco, mescolare ogni tanto, coprire con pellicola e lasciare marinare in frigo per alcune ore


Scolare la carne dalla marinatura (che va buttata), asciugare il cinghiale con carta da cucina e tagliare la polpa finemente a coltello (o usare un tritacarne).
In un tegame antiaderente fare rosolare con un trito di carota-sedano e cipolla, salare e pepare, unire i pelati schiacciati con una forchetta (non usare frullatori ad immersione!) + acqua q.b. (circa mezzo bicchiere scarso) mettere il coperchio e continuare la cottura a fuoco dolce per 45-50 minuti mescolando spesso. Se possibile lasciare riposare il ragù alcune ore, sarà poi più gustoso.

Preparare le pappardelle impastando tutti gli ingredienti, formare una palla, avvolgerla in pellicola o canovaccio e lasciarla riposare almeno 30 minuti. Poi tirare la pasta sottilmente nella sfogliatrice, infarinare abbondantemente le sfoglie ottenute con farina di semola, arrotolarle e tagliare strisce larghe 3 cm. circa, poi infarinarle ulteriormente smuovendole ogni tanto in modo che si asciughino e non si attacchino (ma se la pasta è fatta bene non è appiccicosa).


Cuocere le pappardelle in acqua salata a bollore, come vengono a galla, scolarle subito (importante è non averle stese spesse) e condire col il ragù caldissimo.



Pane di semola, segale e farro con lievito madre

Benvenuti alla prima pubblicazione del nuovo anno per rubrica "Il Granaio"
Per questo pane ho usato, come sempre, il mio lievito madre che si può sostituire con 2-3 g. di lievito di birra fresco sbriciolato direttamente nella farina, in questo caso accorciare i tempi della prima lievitazione, lasciare intatto il tempo di maturazione del passaggio in frigo e accorciare poi il tempo della lievitazione finale, nel cestino. Sono sufficienti un'ora e mezza/due invece di tre ore. 


Cosa serve:
300 g. farina di semola rimacinata di grano duro 
100 g. farina di farro bio
100 g. farina di segale bio
95 g. lievito madre rinfrescato e al raddoppio
12 g. sale fino marino integrale
380 g. acqua a t.a.
1 cucchiaino malto d'orzo bio in polvere

(orari indicativi: quelli che ho usato io)

Ore 13,30 tirare fuori dal frigo il lievito per acclimatarlo, (dopo una mezz'ora spesso faccio il bagnetto al lievito lasciandolo in ammollo in acqua leggermente tiepida con un pizzico di zucchero se ha un odore un po' acido, poi lo strizzo e proseguo) ore 14,30 rinfrescare il lievito, tenerne da parte 95 g. e l'altro (dopo aver fatto partire la lievitazione, quindi dopo 2 o 3 ore) metterlo in frigo per le panificazioni successive.
Nel frattempo preparare l'autolisi mettendo nella ciotola le farine precedentemente setacciate (serve ad arieggiare la farina e ad eliminare eventuali grumi, oltre che per amalgamarla al meglio, ma le ceneri e tutto ciò che resta nel setaccio, poi, rimetterlo nella ciotola, non bisogna buttare niente) e irrorandola con 340 g. d'acqua. Dare una mescolata sommaria e veloce, coprire con pellicola/canovaccio e lasciare riposare il tempo che il lievito sarà pronto.


Ore 18/18,30 mettere nella ciotola della planetaria il malto e il lievito a pezzi, iniziare ad impastare, unire la restante acqua pochissima alla volta, lasciando incordare ogni volta, in ultimo aggiungere anche il sale. Impastare fino a quando l'impasto risulta liscio, resterà morbido e appiccicoso, è normale ad alta idratazione. E' giusto così.
Spegnere, ungersi le mani, riversare l'impasto sul piano da lavoro e dare due pieghe a distanza di 15 minuti l'una dall'altra, coprendo sempre l'impasto con pellicola, poi chiudere l'impasto pirlandolo e mettere la palla, con la chiusura verso il basso, in una capiente ciotola leggermente oliata; coprire con pellicola e canovaccio (io poi lo tengo fermo con un grande elastico in modo che non passi aria, l'impasto non deve assolutamente seccare) e lasciare la ciotola a t.a. per 3 ore, poi trasferirla in frigo a fare maturare l'impasto per 10-14 ore, a seconda dei propri impegni (quindi fino alla mattina successiva e se seguono gli orari che ho usato io).

La mattina ore 9,30 circa
Prendere l'impasto e delicatamente rovesciarlo sul piano da lavoro. Dare una piega a libro, coprire con pellicola e canovaccio e lasciare riposare 15-20 minuti e ripetere un'altra volta. Questo passaggio è importante, serve a dare corpo e volume al pane.
Trascorso il tempo per la puntatura, allargare l'impasto con delicatezza, usando i polpastrelli in modo da ottenere un rettangolo, portare i lembi dell'impasto verso il centro, arrotolare un lato e poi, girare l'impasto ed arrotolare anche l'altro lato verso il centro in modo da formare una sorta di conchiglia. Poi tirare verso di se in modo leggero per dare volume e metterlo nel cestino infarinato con farina di segale e con le chiusure di sotto questa volta; coprirlo con pellicola e canovaccio e lasciarlo lievitare circa 3 ore.
Preriscaldare il forno statico a 250° con la leccarda all'interno.
Capovolgere il pane sulla leccarda tirata fuori dal forno e rivestita con carta da forno, spolverizzare leggermente il pane e rimuovere l'eventuale eccesso di farina, praticare un taglio nella prossimità della congiunzione dei lembi con l'aiuto di una lametta o un coltellino affilato, praticare poi altri taglietti e disegni a piacere.


Spruzzare le pareti e il fondo del forno con acqua (usando uno spruzzino o le mani semplicemente), infornare. Dopo 10 minuti aprire il forno e vaporizzare di nuovo acqua per creare umidità  - attenzione non sul pane! (serve a non fare formare una crosta dura al pane, altrimenti non cresce e non cuoce più bene) poi abbassare a 220° e lasciare cuocere per 15 minuti, di seguito abbassare la temperatura a 190° e lasciare cuocere per altri 50 minuti, poi abbassare ancora il forno a 150° e lasciare 10 minuti con lo sportello aperto a fessura.
Infine spegnere il forno, aprire lo sportello a fessura ma lasciare ancora il pane all'interno per 5 minuti.
Tutto questo calare graduale della temperatura farà sì che il pane possa avere una bella crosta croccante esterna, che sia ben cotto internamente e che l'umidità del pane stesso possa evaporare rendendolo asciutto oltre che cotto.

Il nostro paniere completo ha sfornato:

Sabrina: Brioche bicolore
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Vin brulè

Il vin brulè è un rituale inebriante e piacevolissimo; si tratta di una bevanda deliziosa e corroborante, composta da vino che dev'essere di ottima qualità rosso e corposo, zucchero, spezie e agrumi; si consuma preferibilmente di pomeriggio e la sera, l'ideale per stemperare il clima rigido che abbiamo dalle mie parti, infatti è diffuso in prevalenza nelle regioni del nord Italia e nei Paesi germanici; è ottimo da gustare durante le feste, e per tutto il periodo invernale, magari dopo aver passeggiato in montagna, nei boschi, in giro per i mercatini di Natale, dove è usuale trovare banchetti in cui viene distribuito, dopo aver pattinato sul ghiaccio e in tutte quelle occasioni in cui occorra riscaldare stomaco e cuore :) 
Tuttavia, senza dubbio, si può gustare anche spaparanzati in casa a poltrire...
Noi lo abbiamo preparato a casa di mio figlio e la sua compagna, grandi estimatori :-)
 


Cosa serve:
1 litro vino rosso corposo (per me dogliani piemontese)
150 g. zucchero semolato
4-5 chiodi di garofano
una grattata di noce moscata
una presa di zenzero in polvere
2 anici stellati
alcuni tocchi di cannella in stecca
la scorza di agrumi naturali (buccia edibile) che si preferiscono: arancia, clementina, mandarino, limone, kumquat



Mettere in un tegame il vino con le scorze intere degli agrumi (eliminando la parte bianca che è amara), lo zucchero e le spezie e portarlo a bollore, poi con un accendigas lungo, fiammeggiare il vino (bruciare= brûlé, appunto) e, mescolando spesso, farlo sobbollire piano-piano per 10 minuti, spegnere, attendere qualche minuto e passarlo poi al colino, versarlo in bicchieri o tazze di vetro spesso e servirlo bello fumante



                                                                              SQUISITO! 

Alberelli Natalizi (salati) di pasta sfoglia home made

Eccoci arrivati (finalmente, aggiungo) alle battute finali di questo orribile 2020, speriamo che il Nuovo Anno possa portare a tutti un po' di agognata serenità e leggerezza, per quanto sia possibile.

 Noi del team al Km 0 oggi pensiamo a qualcosa di buono per la tavola di San Silvestro, io mi occupo del pranzo ed ho pensato ad utilizzare al meglio la pasta sfoglia fatta in casa che amo tanto, il sapore e la sfogliatura, rispetto a quella acquistata, non ha paragoni: solo farina e ottimo burro (e non grassi diversi) alla quale ho dato la forma di simpatici Abeti Natalizi farcendoli con prosciutto cotto, pesto e un'oliva per puntale, davvero deliziosi di sapore e molto simpatici.

Cosa serve:
250 g. pasta sfoglia fatta in casa (oppure comprata)
150 g. prosciutto cotto
pesto alla genovese q.b.
alcuni pinoli tritati (o anacardi non salati)
tuorlo + latte per spennellare
semi di sesamo q.b.
12 olive denocciolate verdi
12 spiedini di legno

Tirare la pasta sfoglia formando un rettangolo che sia ben fredda da frigo, spalmare poco pesto e sminuzzare sopra alcuni pinoli o anacardi tritati, adagiare le fettine di prosciutto cotto e, con una rotella tagliapizza, tagliare tante listarelle nel senso più stretto ottenendone una dozzina, avvolgere poi le strisce a nastro formando una forma ad alberello, non stringere troppo perchè la sfoglia in cottura deve aprirsi e sfogliare, appunto; fermare l'albero con uno spiedino di legno e infilzando in cima un'oliva.

Scusate per il fascio di luce riflesso nella foto 😖

Adagiare gli alberelli su una leccarda ricoperta con carta da forno, spennellare con il tuorlo sbattuto con un goccio di latte e spolverizzare con semi di sesamo. Mettere la leccarda in frigorifero.
Nel frattempo preriscaldare il forno statico a 180°-190°


quando arrivato a temperatura, infornare gli abeti di sfoglia e cuocere per 15-18 minuti.
Togliere dal forno e fare raffreddare sulla gratella.
Un simpatico aperitivo, stuzzichino, antipasto che piacerà a grandi e piccini 



Colazione Monica: Non partecipa 
Merenda Sabrina: Nocchiata artenese
Cena Carla: Sushi di carpaccio

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Insalata di radicchio con mele, roquefort, mix di semi e crostini di pane ai cereali

Ecco un'insalata semplicissima ma davvero golosa, perfetta da servire sia come antipasto che per accompagnare secondi piatti sostanziosi. Il connubio leggermente amarognolo dei radicchi con la dolcezza della mela, la croccantezza del pane e la sapidità del formaggio rendono questa insalata squisita! A dosi generose perfetta come contorno sostanzioso oppure a porzioni più piccole come antipasto.

Cosa serve per due persone:
1/2 cespo piccolo radicchio di Chioggia
1/2 cespo piccolo radicchio di Castelfranco
1 mela grande fuji melapiù
50 g. roquefort a cubettini
80 g. crostini di pane semintegrale o ai cereali (per me fatto in casa)
2 cucchiai semi misti (chia, girasole, lino, sesamo)
sale q.b. (pochissimo)
olio evo q.v.
aceto di melograno q.b.
olio o burro q.b. per i crostini

Per prima cosa fare i crostini: tagliare il pane a cubetti (meglio se del giorno precedente, il mio fatto da me col lievito madre) e tostarli brevemente in una padellina antiaderente in cui si sarà fatto spumeggiare una noce di burro o scaldare un filo d'olio evo. Lasciare intiepidire, intanto lavare, asciugare e tagliare i radicchi, riunire l'insalata in una ciotola ed aggiungere il resto degli ingredienti, condire e servire subito.



 



Alberi di Natale al cacao e mandorle glassati

Ad ognuno il suo e decorare i biscotti non è proprio il mio mestiere... questi lavori di fino non sono nelle mie corde e nelle mie mani, in ogni caso sono buoni e i bambini credo siano felici lo stesso :-))))


Cosa serve:
200 g. farina 00
1 pizzico sale
125 g. burro morbido a pezzetti
125 g. zucchero semolato
30 g. cacao amaro
50 g. farina di mandorle
1 uovo
1 cucchiaino estratto vaniglia
la punta di un cucchiaino di bicarbonato di sodio
poca acqua fredda se serve

Per la ghiaccia reale serve:
20 g. albume
120 g. zucchero a velo vanigliato
Alcune gocce succo di limone

Poi serve:
zucchero a granella q.b.
colorante per alimenti in gel q.b.
zuccherini decorativi q.b.
cocco rapè q.b.

Nella ciotola montare il burro morbido con lo zucchero e il pizzico di sale, aggiungere l’uovo, mescolare ed unire poi tutti gli altri ingredienti, amalgamare fino ad ottenere un composto omogeneo (pochi istanti).
Formare un panetto ed avvolgere l’impasto in pellicola alimentare, fare riposare la pasta in frigo almeno un’ora. Tirare fuori dal frigo l’albume ed il limone.

Trascorso il tempo di riposo, accendere il forno statico a 170°, foderare la leccarda con carta da forno, stendere l’impasto col mattarello leggermente infarinato a mezzo centimetro abbondante, coppare con uno stampino a forma di alberello, disporre i biscotti un po’ distanziati e cuocere 12-14 minuti. Fare raffreddare su una gratella.



Quando sono ben freddi, preparare la ghiaccia reale montando solo leggermente con una forchetta l’albume, aggiungere, poco alla volta, lo zucchero a velo tassativamente passato al setaccio (non ci devono essere assolutamente grumi), quando pronto dividerlo in due ciotoline, lasciarne una di colore bianco, e l’altra con il colorante rosso. Decorare gli alberelli a piacere glassando e cospargendo con zuccherini bianchi, colorati e cocco rapè




                   Lasciare adagiati su carta da forno ad asciugare alcune ore prima di incartarli.