Riso integrale con salsiccia di coniglio e tartufo nero d'Alba

Oggi alla rubrica al Km 0 dedichiamo la nostra cucina ai grandi piatti di legumi e cereali, io ho scelto di creare un primo utilizzando due eccellenze territoriali: il riso vercellese e il tartufo nero albese, due fiori all'occhiello del nostro stivale, in aggiunta ho utilizzato una leggera (sia come sapore che come grassi, praticamente nulli) salsiccia fresca di coniglio. Non a caso ho detto riso e non risotto, perchè, come ho già detto altre volte, il risotto vuole intanto l'ingrediente base: il riso, che non può essere parboiled ne integrale, richiede una procedura di cottura (che non è quello d'essere bollito) e una mantecatura precisa, a volte si legge risotto e poi non lo è, facciamo un pochino di attenzione :-)

Visitate la nostra Fiera del tartufo Alba 2021 i miei tartufi sono stati acquistati proprio in quest'occasione


Cosa serve per DUE persone:
160 g. riso baldo integrale
1 (o due) tartufo nero d'Alba
140 g. salsiccia fresca di coniglio (spellata e ridotta in polpa)
brodo di carne leggero q.b. (o vegetale) io l'ho preparato con magatello di vitello e gallina
vino bianco secco q.b. per sfumare
olio evo q.b.
sale (se serve, di solito non occorre essendoci già il brodo saporito e la salsiccia)
grana padano q.b.

Preparare il brodo che deve essere due volte e mezza il volume del riso (si può utilizzare una tazza o un bicchiere come unità di misura) Sciacquare il riso integrale per eliminare eventuali impurità e metterlo in ammollo per circa un'ora. Farlo pre-cuocere in acqua bollente salata per 30 minuti. A parte intanto, fare rosolare ma a fuoco non troppo forte, la polpa sgranata della salsiccia di coniglio, sfumare con un goccio di vino bianco, mettere il coperchio e cuocere per 5 minuti.


Scolare il riso e riversarlo nel tegame con la salsiccia di coniglio già sul fuoco, mescolare e aggiungere brodo poco alla volta, mescolando spessissimo, quindi dopo 20-25 minuti regolare il sale e aggiungere il tartufo precedentemente spazzolato dalla eventuale terra e tagliato a fettine sottilissime con una mandolina (o con il pela tartufi). Lasciare sul fuoco ancora altri 5 minuti. A fine cottura condire con un filo d'olio evo, una spolverata di grana padano e servire subito


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Agnolotti con ricotta e speck cotto al burro e salvia

Oggi è il World Pasta Day, quindi la mia sarà una ricetta della tradizione piemontese: la pasta fresca ripiena, nella fattispecie gli agnolotti, con una farcia che ho rivisitato per l'occasione della giornata mondiale importante di solidarietà. Quest'anno, il 25 ottobre, grazie ai social in cui verranno caricate fotografie di piatti di pasta corredate da hashtag  #havegoodpasta  saranno devoluti 300.000 piatti caldi per i più bisognosi ale Caritas di Milano, Napoli, Palermo e Roma; le foto saranno caricate sul sito Al Dente  unprestigiosa kermesse per raccontare e assaporare l’eccellenza italiana della pasta, da sempre icona del mangiar bene italiano fatto di ricerca, emozione e creatività.

Ho trovato questo speck cotto che per me è stata una vera novità, mi è piaciuto molto, decisamente più delicato del classico sia come intensità del sapore che come affumicatura, se non si riesce a reperire penso si possa sostituire con un prosciutto cotto arrosto; per quanto riguarda il condimento, quando c'è un prodotto fatto in casa o comunque artigianale, preparato con materie prime eccellenti non occorre altro, bisogna anzi fare attenzione a non coprirne il gusto con sughi e mantecature varie, meglio esaltare il sapore del ripieno (in questo caso molto delicato), per questo preferisco il classico burro e salvia e una spolverata di parmigiano.


Per 4-6 porzioni (dipende dall'appetito)

Cosa serve per la pasta:
270 g. farina 00
30 g. semola rimacinata di grano duro
1 uovo medio
40 g. acqua a t.a.
un goccino olio evo

Cosa serve per il ripieno:
100 g. speck cotto
300 g. ricotta vaccina asciutta e ben scolata (per me piemontese della Val Varaita)
40 g. parmigiano reggiano
1 tuorlo
una manciata piccola di scarola o bietoline già lessate
sape e pepe q.b.
un pizzico noce moscata

Poi serve:
burro, parmigiano grattugiato e salvia q.b. per condire

Per prima cosa mettere la ricotta (che dev'essere freschissima) a scolare in un colino in frigorifero per alcune ore.
Lavare la verdura in acqua salata, poi scolarla, strizzarla bene e tagliarla finemente a coltello insieme allo speck cotto, unire sale (poco), pepe, noce moscata e il resto degli ingredienti, mescolare molto bene poi coprire con pellicola e mettere la farcia a riposare il frigo per 2-3 ore almeno.
Preparare la pasta impastando gli ingredienti, formare una palla, coprire a campana con una ciotola e lasciare riposare 15-20 minuti (ma anche di più) poi tirare le sfoglie con la macchina nonna papera (se si tira a mattarello consiglio di usare 1 uovo + 1 tuorlo, la pasta sarà meno tenace e quindi meno difficoltosa da stendere).

Stendere gradatamente fino a raggiungere la penultima misura del rullo, usare lo stampo oppure tagliarli a mano, gli agnolotti classici in Piemonte misurano cm. 3x3 e li ho fatti così, ma nulla vieta di farli più grandi, in questo caso occorre ricalibrare le dosi della pasta rispetto al ripieno.
Mettere mucchietti (un cucchiaino scarso) di farcia sulla prima sfoglia distanziati il giusto, spennellare i bordi con poca acqua per fare ben aderire la pasta, adagiare una seconda sfoglia, pizzicare in modo da non creare bolle d'aria e con una rotella dentellata ricavare gli agnolotti.
Mano mano che si fanno spolverizzarli con la semola rimacinata e disporli un po' distanziati su un vassoio, si conservano avvolti da carta del pane, in frigorifero fino al giorno dopo. Si possono congelare (infatti io una parte li ho messi in freezer ben distanziati su un vassoio e di seguito li ho messi in un sacchetto per surgelati), in questo caso, al momento della cottura, tuffarli in aqua salata a bollore ancora surgelati


Cuociono in 4-5 minuti, scolarli con una schiumarola, mi raccomando non tuffateli nello scolapasta, sono chiusi a mano non a macchina, si rischierebbe di rovinarli.
Li ho ripassati in padella con burro nocciola spumeggiante e salvia, conditi poi con parmigiano grattugiato e subito serviti.

Grissini barbarià stirati a mano con lievito madre

Il Barbarià© appellativo che deriva da "imbarbarito, imbastardito" era un'antica tecnica
che prevedeva la semina autunnale di una miscela composta da semi di grano e segale.
Si trattava di un metodo che consentiva alle popolazioni montane e pedemontane di ottenere una farina da pane più digeribile di quella che veniva prodotta con la sola segale così che se l'annata fosse stata favorevole alla fine avrebbero ottenuto una farina particolare, buona e sostanziosa.
Qualora invece l'annata fosse risultata difficoltosa, compromettendo lo sviluppo del grano ( più sensibile alle avversità climatiche) avrebbero raccolto comunque la segale, utile per la loro sopravvivenza, si hanno infatti cenni storici nei mercuriali risalenti al 1700 in cui il Barbarià©
veniva quotato alla stregua degli altri cereali fonte

Io ho voluto usare questa farina straordinaria per la mia versione rivisitate delle nostre mitiche biove con lievito madre, vi consiglio di dare un'occhiata (ed ho in serbo altre ricette ma ne parlerò più avanti) oggi ho voluto sperimentare questo nostro fiore all'occhiello per rivisitare un altro caposaldo piemontese e quindi ho deciso di sfornare fragranti e gustosissimi grissini, sono spariti in un attimo chissà perchè :-) 


Cosa serve:
85 g. lievito madre già rinfrescato (oppure 2-3 g. lievito di birra fresco)
500 g. farina macinata a pietra barbarià (oppure preparare un mix di farina di segale integrale e farina tipo 1)
325 g. acqua a t. ambiente
10 g. sale fino marino integrale
1 cucchiaino di malto d'orzo bio in polvere
30 g. olio evo + q.b. per spennellare
farina di riso q.b. per spolverizzare i grissini

(orari indicativi: quelli che ho usato io)

Ore 10,30
Rinfrescare il lievito madre e prelevarne l'occorrente indicato nella ricetta, metterlo in una ciotolina, coprirlo con pellicola e tenerlo a temperatura ambiente,  l'altro metterlo in frigo per la successiva panificazione (in un barattolo a chiusura ermetica).
Preparare l'autolisi mettendo la farina nella ciotola e irrorandola con 300 g. d'acqua, dare una mescolato sommaria, coprire con pellicola e lasciare da parte.

Ore 14,30
Mettere nella ciotola della planetaria la farina il lievito madre a pezzi (o lievito di birra sbriciolato), l'olio e il malto, iniziare ad impastare con il gancio velocità 1. (Se si fa a mano idem in una ciotola capiente usando prima una forchetta, poi ribaltare sul piano da lavoro e continuare impastando con le mani), unire poco la restante acqua poca alla volta (aumentando un po’ la velocità), in ultimo unire il sale.
Formare una palla e mettere a lievitare in una ciotola unta, coprire con pellicola e canovaccio tenuto fermo da un elastico, a temperatura ambiente per 3 ore, poi trasferire la ciotola in frigorifero fino alla mattina successiva o comunque per 16-18 ore.



Il giorno dopo: 
Tirare fuori la ciotola dal frigorifero e farla acclimatare. Riprendere l’impasto, dare una serie di pieghe a libro, formare poi un rettangolo spesso circa 1 cm. e mezzo, coprire con un canovaccio e lasciare riposare 15 minuti poi, con l'aiuto di una rotella tagliapizza, tagliare tante strisce, afferrare le estremità e allungare tirandole verso l'esterno in modo delicato per formare il grissino stirato a mano, adagiarli sulla leccarda rivestita con un foglio di carta da forno, coprire con pellicola e canovaccio far lievitare un paio d'ore.




Preriscaldare il forno statico a 190°
Spennellare i grissini con olio evo e spolverizzarli in modo leggero con farina di riso, infornare e cuocere 15 minuti, poi aprire il forno a fessura e lasciare cuocere ancora 5 minuti, infine togliere dal forno e fare raffreddare.


Il nostro paniere completo ha sfornato:


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Roast beef con castagne

La fesa è un pezzo di carne molto grande, più di 3 chili, di solito si vende intero altrimenti si rovina, infatti i macellai vendono il sottofiletto o la spalla ai propri clienti che chiedono un pezzo per cucinare il roast beef sebbene siano tagli meno corretti ma che si possono "adattare"  (loro, i macellai lo sanno, i clienti di solito no) io sono riuscita a convincere una macellaia a Torino (che  ringrazio) a darmene metà :-) l'ho fatto tagliare per il lungo, forse l'ho presa per sfinimento oppure ha influenzato aver detto che sono foodblogger e magari anche un po' la mia esperienza giovanile di due anni in cui ho lavorato in macelleria, per cui ho imparato a scegliere e distinguere i tagli principali della carne sui quali ho disquisito volentieri con quella signora, tant'è che sono stata accontentata, ho poi congelato metà delle fette già cotte, pronte per essere mangiate un'altra volta, magari condita con un'altra salsa o semplicemente con un'emulsione di sale, pepe, olio e limone.

Mi dispiace per le foto non eccezionali, ma l'ho cucinato per cena e quindi con luce non ottimale


Kg. 1,600 fesa di vitello (per me Fassona piemontese)
sale e pepe q.b.
brodo di carne ristretto preparato in precedenza q.b.
2 cucchiaini amido di mais
una noce burro
olio evo q.b.
1 cucchiaio raso senape in polvere (opzionale)

Poi serve:
castagne già lessate q.b. (vanno bene anche quelle già cotte, sottovuoto)

Preriscaldare il forno statico a 130°
In una ciotolina preparare un mix di pepi macinati al momento con sale q.b. spolverizzare abbondantemente sulla fesa in ogni lato e massaggiare la carne per fare penetrare il condimento.
Disporre la fesa su una griglia e porla sopra una larga casseruola (in questo modo i succhi della carne verranno conservati per poterli utilizzare e fare una salsina d'accompagnamento).

Mettere a cuocere poco più di 1 ora per questa pezzatura, il tempo è indicativo, occorre misurare il cuore della carne con un termometro a sonda, dev'essere 53°- 55° non oltre altrimenti non si tratta più di roastbeef che dev'essere bello rosato internamente. Al momento giusto togliere la carne dal forno e farla rosolare in un'altra padella bella larga con un filo d'olio evo a fuoco molto allegro, rivoltarla da ogni parte senza bucarla, quindi non usare forchette ma usare una pinza o due cucchiai , si deve ottenere una crosticina, occorreranno pochi minuti, quindi avvolgerla bene in carta stagnola. 


Lasciarla riposare su un tagliere 10/15 minuti.
Io l'ho fatta quasi raffreddare per poi tagliarla sottilmente a mano con un coltello lungo ed affilato. Se si dispone di affettatrice molto meglio naturalmente. 
Versare l'olio della rosolatura nella casseruola che si è usata per la cottura in forno, unire brodo q.b. nel quale si sarà fatto sciogliere l'amido di mais a freddo e i semi di senape, portare a bollore mescolando quale minuto con una frusta per ottenere una salsina densa, unire qualche castagna ed emulsionare con il frullatore ad immersione. Io ho disposto le fette in un grande piatto da portata, conviviale, in modo che ogni commensale si potesse servire.
Servire il roastbeef tiepido condito con la salsina ed alcune castagne lessate sbriciolate.



Marron glacè fatti in casa - tutorial

Per la rubrica al Km 0 oggi si cucina utilizzando la castagna, sia sotto forma di frutto che farina, io ho voluto davvero esagerare ed ho preparato i marron glacè fatti in casa. Un classico bon-bon pregiato e molto raffinato dell'antichissima  pasticceria piemontese che tutti ci invidiano (e fanno bene :-))) 

Fare i marron glacè in casa è un'impresa non di poco conto, occorre avere molta accuratezza ed attenzione nella manipolazione, rispettare i tempi di cottura e riposo in modo preciso, occorre avere quei due/tre strumenti indispensabili (io ho usato il cestello in acciaio per la cottura a vapore ed è stata una mossa furbissima) tanta pazienza e delicatezza, come per ogni ricetta o tecnica di non facilissima esecuzione mi documento il più possibile consultando siti ragguardevoli, i miei fidati libri e, se possibile, ascoltando con devozione i consigli di chi è del mestiere. Fatto tutto ciò ho agito secondo la mia modestissima esperienza, il mio buonsenso e giudizio, mi sono trovata molto bene e li rifarò, fatti in casa sono straordinariamente sublimi! Ancor più che acquistati in pasticceria dove, a volte, li trovo esageratamente glassati (quindi con una camicia più spessa e dunque troppo dolci, secondo il mio personale gusto, certo si conservano di meno, ma perchè conservarli? meglio mangiarli freschissimi :-))  Un "lavoraccio" ma ne è valsa la pena...tanta soddisfazione.

Se si desidera impacchettarli per regalarli, consiglio di avvolgerli uno ad uno in carta stagnola, sigillandoli bene e poi conservarli (per il più breve tempo possibile, max 15 giorni) al fresco (no frigo). Se si desidera prepararli per regalarli a Natale, consiglio di congelare i marroni freschi e procedere alla bollitura una volta scongelati.

Ecco un'immagine in primo piano, non vi viene l'acquolina in bocca e la voglia di prenderne uno?


Cosa serve:
250 g. marroni già sbucciati e cotti (peso lordo circa il doppio)
800 ml. acqua
1 kg. zucchero semolato
la buccia di una bacca di vaniglia
50 g. sciroppo di glucosio e fruttosio
zucchero a velo q.b. (2 cucchiai scarsi)
1 cucchiaio scarso semi di finocchio

Lavare i marroni, con uno spelucchino incidere la buccia dalla parte bombata cercando di non andare in profondità per non intaccare la polpa, mettere i frutti in una ciotola e coprirli d'acqua fredda, lasciarli ammorbidire per uno o due ore, poi scolarli e travasarli in una pentola capiente con abbondante acqua, una manciatina piccola di sale grosso e i semi di finocchio, portare a bollore e fare cuocere lasciando i marroni un po' indietro di cottura, devono essere morbidi ma, infilando uno stuzzicadenti nel taglietto, la polpa dev'essere ben soda (una ventina di minuti, dipende da quanto sono grandi), spegnere e lasciarli nell'acqua calda, scolarne pochi alla volta e sbucciarli. 
Lasciarli raffreddare bene.

Per candire i marroni
1° giorno: adagiare i marroni precotti e sbucciati perfettamente all'interno del cestello della vaporiera; in una pentola d'acciaio che sia di misura rispetto alla quantità di marroni e del cestello, preparare lo sciroppo facendo sciogliere lo zucchero con l'acqua e la buccia della vaniglia, fare sobbollire per qualche minuto, poi spegnere, portare lo sciroppo a 30/35° (se non si dispone di termometro regolarsi in questo modo: toccando lo sciroppo il calore dev'essere nullo o appena percettibile).

Quando la temperatura dello sciroppo va bene rimettere la pentola sul fuoco, che non dev'essere mai sparato fortissimo (anzi, deve sobbollire dolcemente) con all'interno il cestello contenente i marroni, dal momento che riprende il bollore calcolare due minuti esatti, spegnere, mettere il coperchio e lasciare riposare i marroni nello sciroppo per 24 ore a temperatura ambiente.
2° giorno: togliere il coperchio ed alzare il cestello contenente i marroni, (scolarlo bene ed adagiarlo su un piatto), accendere il gas sotto la pentola dello sciroppo, fiamma media, e portare a bollore, riadagiare il cestello all'interno della pentola e, alla ripresa del bollore calcolare due minuti di cottura, poi spegnere, rimettere il coperchio e lasciare riposare i marroni nello sciroppo per 24 ore a temperatura ambiente.

3° giorno: come il precedente ma calcolare un minuto di cottura.
4° giorno: come il 3°
5° giorno: come il 3°
6° giorno: come il 3°
7° giorno: come il 3° lasciarli raffreddare e proseguire con la glassatura


Per glassare i marroni:
Sollevare il cestello e scolarlo bene dallo sciroppo, prelevare delicatamente i marroni con una spatolina e appoggiarli sulla leccarda ricoperta con carta da forno, accendere il forno statico a 90°.
In una ciotolina mescolare lo zucchero a velo con poco sciroppo dei marroni ottenendo così una ghiaccia densa, prendere all'interno del palmo di una mano un marrone candito per volta e spennellarlo bene in tutte le sue parti con la ghiaccia, adagiarlo di nuovo sulla carta da forno.
Passare i marroni così preparati in forno per 10-15 minuti. Metterli a raffreddare su una gratella e buona degustazione! 

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Pasta e patate piccante con pomodorini confit

Oggi una leggerissima rivisitazione della pasta e patate (asciutta) classica, per avere una spintarella in più che di lunedì ci sta sempre bene.


Cosa serve per DUE persone:
120 g. pennette lisce (che cuociano in 6 minuti)
240 g. patate
sale q.b.
origano q.b.
peperoncino calabrese secco sbriciolato q.b.
olio evo q.b.
1/2 spicchio aglio
15-20 pomodorini confit

Per prima cosa bisogna fare i pomodorini confit, per la ricetta clicca 👉qui
Sbucciare, lavare e tagliare a cubetti piccoli e regolari le patate.
Mettere l'acqua per la pasta a bollire, aggiungere sale come di consueto. Quando bolle mettere le patate.
Portarle quasi a cottura (15 minuti circa). Nel frattempo in una padella capiente, scaldare appena-appena (non deve friggere assolutamente) olio evo q.b. per condire la pasta con l'aglio tritato finemente, i pomodorini confit e il peperoncino, occorre fare prendere sapore all'olio qualche istante senza fare abbrustolire l'aglio poi spegnere. Tenere da parte.


Quando le patate sono quasi cotte, unire la pasta alle patate e terminare la cottura tenendola al dente. Conservare mezzo mestolo scarso d'acqua di cottura.
Scolare la pasta e patate e riversare il tutto all'interno della padella, unire l'acqua di cottura far saltare ed insaporire bene. Unire origano a piacere servire subito







Plum cake di mais glassato con carote e nocciole (gluten free)

I dolci da credenza sono facilissimi da fare ma la consistenza ed il sapore dipendono da come si sono gestiti i passaggi e soprattutto dalla qualità degli ingredienti, io ho usato ottimo burro, farina di mais del mio territorio e, manco a dirlo, le nostre fantastiche nocciole gentili del Piemonte. Un plum cake davvero golosissimo ma leggero, si conserva a lungo e, per di più, utilizzando lievito e zucchero a velo adatti, è senza glutine.



Cosa serve per il plum cake:
150 g. farina di fumetto di mais
50 g. fecola di patate
1 cucchiaino lievito per dolci (per un dolce senza glutine usare un prodotto adatto)
1/2 bustina bicarbonato di sodio per dolci (o mezzo cucchiaino)
120 g. zucchero semolato
110 g. burro morbido
3 uova medie
1 pizzico sale
100 g. nocciole nuove gentili del Piemonte tostate
80 g. latte
160 g. carote tenere grattugiate

Cosa serve per la glassa:
50 g. zucchero a velo vanigliato (senza glutine per un prodotto adatto ai celiaci)
10 g. succo di limone


Preriscaldare il forno ventilato a 170°
Con le fruste elettriche montare il burro morbido lasciato a t.a. almeno un'ora (oppure ammorbidirlo pochi secondi in microonde con la funzione scongelamento), quando è diventato una spuma unire, una alla volta, le uova. Non aggiungere la successiva se la precedente non è ben incorporata alla massa di burro.
Unire il pizzico di sale, le nocciole precedentemente tritate con un tritatutto elettrico, le carote grattugiate finemente (usare una grattugia, non il robot da cucina con l'accessorio per tagliarle a julienne, rimarrebbero troppo grossolane), aggiungere poi farina di mais e fecola, il bicarbonato e il lievito. Per ultimo unire a filo il latte. 


Amalgamare bene e versare il composto in uno stampo rettangolare imburrato ed infarinato (o usare uno stampo in silicone), livellare il composto e cuocere per 45/50 minuti. Dipende dal forno, fare la prova stecchino, come sempre.
Fare intiepidire e poi togliere il dolce dallo stampo, posizionarlo gratella per farlo raffreddare completamente, intanto
preparare la glassa:
in una ciotolina stemperare con una frusta o semplicemente con una forchetta, il succo del limone con lo zucchero, versare a piacere sul plum-cake, lasciare che si rapprenda e servire.


Il nostro paniere completo ha sfornato:


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Uva passa fatta in casa (uva moscato e uva fragola)

Si sa, per essiccare frutta e verdura occorre disporre di un buon elettrodomestico o, in alternativa, di un sole caldissimo, rovente al quale esporla nelle ore più roventi della giornata per poi ritirarla in casa nelle ore notturne. In questo modo, in passato, ho avuto ottimi risultati con i miei pomodorini ma era luglio; per fortuna da noi al nord a fine settembre, ovvero una settimana fa, è più fresco, i 20°-25° non sono sufficienti a tale scopo e la nostra uva viene raccolta in questo periodo, dunque che si fa? Mi ero messa in testa di fare dei tentativi con l'idea poi di utilizzarla naturalmente nei dolci, magari anche a dicembre nell'impasto del panettone. Ho quindi cercato posti in rete e video su youtube e mi si sono rizzati i capelli per le cavolate che ho letto e visto, soprattutto un tutorial trasmesso nelle nostre rete nazionali, di cui paghiamo il canone, dove un'ospite "insegnava" come essiccare in forno la frutta, sostenendo di lasciarla in forno a 40° per 3-4 ore, (nei forni di casa la prima tacca è a 50° ... ) vi invito a provare NON si smuove,  in altro tutorial viene detto di lasciarla a 100° per tot tempo, in pratica la cuoceva non la essiccava. In altro video una tipa legava i grappoli e li metteva a seccare appesi nel salotto. Ovvero a rattrappire ammuffendo. Chissà quante persone inesperte hanno ottenuto un buco nell'acqua.

Il modo migliore è ovviamente avere un essiccatore elettrico, in mancanza, come detto sopra, lasciare frutta e verdura, funghi, erbe aromatiche al sole quanto basta, per il tempo necessario.

uva fragola e uva moscato

Ho lavato ed asciugato gli acini di uva fragola e uva moscato controllando che fossero sani. Poi avrei dovuto tagliare gli acini a metà e togliere i semi, ma l'ho dimenticato e ho rimediato due giorni dopo, voi fatelo subito. Ho adagiato gli acini su una teglia rivestita con un foglio di carta da forno e messo gli acini al sole seppur pallido, poi la sera ho messo la teglia nel forno ventilato al minimo (il mio 50°) lasciandoli 2-3 ore.
Di seguito ho tolto la teglia dal forno, lasciandola a temperatura ambiente in una stanza ventilata. La mattina seguente ho ripetuto il ciclo: sole-forno-temperatura ambiente. I primi due giorni, al sole, ho coperto l'uva con una grande garza sterile in modo da tenere lontani eventuali moscerini attirati dalla polpa umida e succosa, poi quando l'acino ha iniziato a seccare, l'ho tolta (anche in forno va tolta, ovviamente). Ogni tanto cambiare il foglio di carta da forno.


Ho tenuto sotto controllo visivo l'essiccazione e dopo una settimana ho ottenuto questo risultato. Ora rimane da sapere come conservarla al meglio per scongiurare muffe e affini. Si sa che l'uvetta acquistata (tutta!) subisce un trattamento chimico che la preserva, ovvero viene completamente avvolta da cera, ecco perchè va SEMPRE lavata prima di usarla, invece vedo che moltissime persone non fanno questo passaggio inserendo l'uva passa direttamente negli impasti (e così mangiano anche la cera sintetica..)

La mia uva passa fatta in casa ovviamente rimarrà al naturale, quindi la conserverò chiusa in un barattolo ermetico in frigorifero e la controllerò bene ogni volta prima di usarla, magari assaggiandola.