Rolata di coniglio con salsa di fichi freschi

Per la rubrica al Km 0 cuciniamo pietanze con contrasti dolci & salati, io amo molto utilizzare la frutta da abbinare alla carne, adoro i fichi e la scelta su cosa portare è stata davvero semplice. La carne di coniglio è ipocalorica e magrissima ma anche un po' insipida per cui è per cui è perfetta da cucinare con ingredienti che ne esalti in sapore.


Cosa serve:
un coniglio disossato (per me qualità piemontese)
1 etto prosciutto cotto d'alta qualità 
aromi vari: rosmarino, ginepro, salvia, alloro, maggiorana
sape e pepe
1/2 bicchiere vino bianco secco
acqua o brodo vegetale
5-6 fichi freschi sbucciati (a  metro zero e super bio:-))
olio evo q.b.

Fare disossare il coniglio dal macellaio, farcire con gli aromi in polvere e il prosciutto cotto, legare la rolata o usare la rete apposita (si può far fare tutto dal macellaio). In un tegame antiaderente scaldare un filo d'olio e rosolare dolcemente la carne da ogni lato, salare leggermente e pepare, unire il vino e, quando evaporato, aggiungere due dita d'acqua o di rodo vegetale, coprire e cuocere a fiamma dolce per 50 minuti.

Lavare e sbucciare i fichi tagliarli a tocchi ed unirli al coniglio, cuocere dieci minuti poi spegnere e lasciare raffreddare la carne nell'intingolo. Sgocciolare la rolata, eliminare la rete e farla a fette. Prelevare tutto il fondo di cottura e travasarlo in un bicchiere di un frullatore ad immersione, frullare ottenendo una salsina. Rimettere le fette nel tegame, coprire con la salsa ai fichi e scaldare la pietanza. Servire.


Seguiteci anche sulla nostra pagina facebook cliccando QUI

Quinoa e grano saraceno con verdure e semi di chia

Approfittando degli ultimi gustosi datterini e della cipolla fresca e dolcissima di Tropea (complice anche la temperatura gradevole), ho preparato un piatto buonissimo, leggero di calorie e da digerire ma saziante e quindi soddisfacente, è anche senza glutine, perfetto per chi è intollerante o per chi, come me, molto semplicemente ha bisogno di nutrirsi per un certo e limitato periodo specifico di tempo con alimenti che non la contengano e, comunque, perfetto per tutti.

Cosa serve per DUE persone:
125 g. quinoa già lessata
125 g. grano saraceno già cotto
mezzo peperone giallo
200 g. datterini
una manciata ravanelli
un cetriolo
poca cipolla rossa di Tropea
qualche oliva verde siciliana dolce
qualche ciuffo menta fresca
semi di lino e chia q.b.
sale e pepe q.b.
olio evo q.b.

La parte più lunga e noiosa è quella di cuocere la quinoa e il grano saraceno (leggere le istruzioni sulla confezione)  si può ovviare acquistandoli già cotti e sottovuoto.
Mescolare tutti gli ingredienti, condire e lasciare insaporire almeno un'oretta e buona degustazione.



Pane di semola rimacinata di grano duro siciliana con lievito madre

Questo è il mio pane "standard" ho trovato un equilibrio in cui mi trovo benissimo, sia come rapporto acqua farina (anche se lo aggiusto mentre impasto, dipende come sempre dalla farina, ma si discosta di poco tra una farina di semola con un'altra semola, così come una farina 1 con altra farina 1, o integrale/integrale e così via) indi per cui si assomigliano un po' tutti esteticamente, ma non nel sapore. Ogni farina è a se, ogni territorio è a se)


Cosa serve:
500 g. farina rimacinata di grano duro siciliana (in questo caso di Mazara del Vallo)
85 g. lievito madre rinfrescato e al raddoppio
12 g. sale fino marino integrale
1 cucchiaino malto d'orzo bio in polvere
385 g. acqua a t.a.
semi di sesamo bio q.b.

(orari indicativi: quelli che ho usato io)

Ore 13,30 tirare fuori dal frigo il lievito per acclimatarlo, (dopo una mezz'ora spesso faccio il bagnetto al lievito lasciandolo in ammollo in acqua leggermente tiepida con un pizzico di zucchero se ha un odore un po' acido, poi lo strizzo e proseguo) ore 14,30 rinfrescare il lievito, tenerne da parte 85 g. e l'altro (dopo aver fatto partire la lievitazione, quindi dopo 2 o 3 ore) metterlo in frigo per le panificazioni successive.
Mettere anche le due farine nella ciotola ed aggiungere 300 g. d'acqua, dare una mescolata veloce con un cucchiaio di legno, coprire con pellicola e canovaccio da cucina e lasciare riposare (autolisi).
Ore 17,30-18 mettere nella ciotola insieme alle farine il lievito a pezzetti con il malto ed iniziare ad impastare a velocità minima, quando inizia ad incordare unire la restante acqua, poca alla volta e in ultimo il sale. Impastare fino a quando l'impasto risulta liscio e si stacca dalle pareti.

Spegnere, ungere le mani, riversare l'impasto sul piano da lavoro e dare due pieghe a distanza di 15 minuti l'una dall'altra, coprendo sempre l'impasto con pellicola, poi chiudere l'impasto pirlandolo e mettere la palla, con la chiusura verso il basso, in una capiente ciotola leggermente oliata; coprire con pellicola e canovaccio (io poi lo tengo fermo con un grande elastico in modo che non passi aria, l'impasto non deve assolutamente seccare) e lasciare la ciotola a t.a. per 3 ore, poi trasferirla in frigo a fare maturare l'impasto per 10-14 ore, a seconda dei propri impegni (quindi fino alla mattina successiva e se seguono gli orari che ho usato io).
La mattina ore 9,30 circa
Prendere l'impasto e delicatamente rovesciarlo sul piano da lavoro. Dare una piega a libro, coprire con pellicola e canovaccio e lasciare riposare 15-20 minuti e ripetere un'altra volta. Questo passaggio è importante, serve a dare corpo e volume al pane.
Trascorso il tempo per la puntatura, allargare l'impasto con delicatezza, usando i polpastrelli in modo da ottenere un rettangolo, portare i lembi dell'impasto verso il centro, arrotolare l'impasto sui semi di sesamo per farli aderire, metterlo nel cestino di lievitazione ben infarinato tenendo i lembi chiusi di sopra, coprirlo con pellicola e canovaccio e lasciarlo lievitare circa 3 ore.
Preriscaldare il forno statico a 250° con la leccarda all'interno.
Capovolgere il pane sulla leccarda tirata fuori dal forno e rivestita con carta da forno, spolverizzare leggermente il pane e rimuovere l'eventuale eccesso di farina, praticare un taglio nella prossimità della congiunzione dei lembi con l'aiuto di una lametta o un coltellino affilato, praticare poi altri taglietti e disegni a piacere.


Spruzzare le pareti e il fondo del forno con acqua (usando uno spruzzino o le mani semplicemente), infornare. Dopo 10 minuti aprire il forno e vaporizzare di nuovo acqua per creare umidità  - attenzione non sul pane! (serve a non fare formare una crosta dura al pane, altrimenti non cresce e non cuoce più bene) poi abbassare a 220° e lasciare cuocere per 15 minuti, di seguito abbassare la temperatura a 190° e lasciare cuocere per altri 50 minuti, poi abbassare ancora il forno a 150° e lasciare 10 minuti con lo sportello aperto a fessura.
Infine spegnere il forno, aprire lo sportello a fessura ma lasciare ancora il pane all'interno per 5 minuti.
Tutto questo calare graduale della temperatura farà sì che il pane possa avere una bella crosta croccante esterna, che sia ben cotto internamente e che l'umidità del pane stesso possa evaporare rendendolo asciutto oltre che cotto.
Nei forni di casa occorre avere procedure un po' "arrangiate" per così dire.

Controllare ogni forno è diverso, "bussando" il sotto del pane si deve sentire un rumore sordo, lo dico sempre che è semplice ma efficace, per capire se è cotto, deve avere un aspetto ben dorato e cotto (prendere il pane col guanto da forno, naturalmente...)
Sfornare la pagnotta e metterla a raffreddare su una gratella (se possibile inclinando il pane dato che è una pezzatura grande, il vapore interno evaporerà meglio).



Il nostro paniere completo ha sfornato:


                                    Seguiteci anche sulla nostra pagina su facebook cliccando qui
                                                         @ilgranaiofoodblogger

Tarte sablèe con fichi neri

Adoro i fichi ma si sa, sono ipercalorici, quindi non bisogna esagerare per non versare poi lacrime di coccodrillo, tuttavia la stagione è così breve che qualche soddisfazione occorre pur togliersela, giusto? Oggi, quindi, nessuna ricetta light del lunedì ma una golosa tarte che ho preparato per la colazione del week end appena trascorso, come al solito io riduco, in proporzione, sia grassi che zuccheri all'interno degli impasti base così come nelle farciture non solo per abbassare le calorie, ma per un gusto del tutto personale, noi l'abbiamo trovata deliziosa non amando i dolci troppo dolci e pesanti; fatemi sapere se è stata di vostro gradimento se la rifate, anzi.. mandatemi le foto!



Cosa serve per uno stampo da crostata col fondo amovibile da 22D

Per la pasta sablèe:
200 g. farina 00
1 pizzico sale
1 uovo grande (o 1 uovo medio + un goccino di latte freddo)
70 g. burro a pezzi freddo da frigo
70 g. zucchero a velo
la scorza grattugiata di 1/2 limone naturale

Per la farcia serve:
400 g. fichi freschi neri
i semi di una bacca di vaniglia
la scorza grattugiata di 1/2 limone naturale
35 g. zucchero semolato
25 g. farina di mandorle + una spolverata per la superficie
35 g. uvetta
1 biscotto savoiardo di Fonni (sardo) pari a 20 g. circa (se non c'è a disposizione usare pari grammatura di biscotti secchi neutri, come galletta/petit)
una noce di burro
2-3 cucchiai di panna liquida (o latte)

Per prima cosa fare la pasta: nella ciotola della planetaria con la foglia (o robot da cucina provvisto di cutter) sabbiare la farina col pizzico di sale e il burro tagliato a cubetti freddo da frigo, bisogna lavorare questo impasto pochi istanti altrimenti si rovina la consistenza e la friabilità che è la peculiarità di questa pasta.
Unire la scorza del limone, lo zucchero, l'uovo. Azionare di nuovo pochi attimi, si compatterà molto in fretta, spegnere subito ed avvolgere la pasta formando un panetto piatto con la pellicola. Mettere nel frigo almeno 3-4 ore oppure 30-40 minuti abbondanti in freezer.
In una padella antiaderente mettere la noce di burro, i fichi lavati, sbucciati e tagliati a spicchi grandi, la vaniglia e lo zucchero. Accendere una fiamma moderata e fare caramellare scuotendo la padella e facendo saltare i fichi, pochi minuti. Aggiungere l'uvetta, la scorza del limone, la farina di mandorle, dare una mescolata spegnere e amalgamare la panna (o il latte). 
Tenere da parte.



Passato il tempo necessario per il riposo al freddo della pasta, riprenderla e appoggiarla su un foglio di carta da forno, con un mattarello infarinato appiattirla e stenderla formando un cerchio che possa ricoprire il fondo e i bordi dello stampo (imburrato ed infarinato), una volta stesa rimetterla in frigorifero (senza toglierla dalla carta da forno) per una ventina di minuti, (è un impasto molto molto delicato che col calore si sbriciola e si rovina, va toccato e manipolato il meno possibile) intanto preriscaldare il forno a 170° statico.
Riprendere l'impasto ben freddo e con un movimento sicuro rivoltarlo sullo stampo, staccare delicatamente il foglio di carta da forno e con i polpastrelli fare aderire bene bordi e fondo. Sbriciolare il savoiardo sulla base della tarte e ricoprire con la farcia di fichi freschi in modo che non si sovrapponga, (deve rimanere uno strato uniforme e sottile di farcitura), appiattendola e livellandola bene con una spatola o il dorso di un cucchiaio. Spolverizzare la superficie con una presa leggera di farina di mandorle (o con qualche mandorla sbucciata tagliata a bastoncino). 


Mettere la tarte in forno per 35 minuti.
Sfornare e attendere che si raffreddi a temperatura ambiente, poi passarla in frigorifero una mezz'oretta prima di toglierla dallo stampo (quello col fondo amovibile è molto utile in caso di paste delicate come questa, se non si possiede, si può creare due strisce di carta da forno per metterle ad X sul fondo della tortiera, lasciando poi dei lembi sporgere all'esterno dello stampo, in questo modo sarà più facile estrarla.
Ottima e delicata, non dolcissima e dunque perfetta da servire a colazione o come dessert a fine pasto accompagnandola ad una crema inglese o una pallina di gelato alla vaniglia o fior di latte.


Deliziosa!

Ravioli di ricotta e patate con bottarga e pomodorini

Oggi ritorniamo con la rubrica al Km 0 con due bellissime novità, diamo il benvenuto alle new entry nel team, Laura del blog Profumo di Sicilia e Paola del blog Cioccolato amaroPer la prima uscita della nuova stagione abbiamo deciso di dedicare le nostre ricette ai piatti tradizionali rivisitandoli, ed io ho scelto la pasta ripiena fatta in casa, in Piemonte abbiamo una tradizione e cultura vastissime a riguardo, ne ho parlato tante volte, ad esempio quando ho postato gli agnolotti fatti a mano.

Oggi ho voluto preparare un ripieno che assolutamente è insolito da noi, infatti ho usato si la nostra ricotta e le nostre patate di montagna ma poi ho abbinato pomodorini piccadilly e bottarga, due ingredienti agli antipodi rispetto la mia regione, ho ottenuto dei ravioli delicati ma saporiti e leggeri, assolutamente inusuali e squisiti.


Cosa serve per 500 g. di ravioli

per la pasta: (se ne avanzerà un po' e si potranno tagliatelle, papparedelle ecc.)
200 g. farina tipo 2
100 g. semola rimacinata di grano duro
1 uovo grande
30 g. albume (circa 1 - quello che avanza usarlo per sigillare la pasta)
80 g. acqua (se si usa farina diversa occorre valutare la quantità a seconda di quanta ne assorbe)


per la farcia:
180 g. patate a pasta bianca lesse
180 g. ricotta fresca già sgocciolata e setacciata
erbe provenzali q.b. (quelle originali contengono aglio secco, io le ho comprate in Francia, qui non le ho trovate, se non si trovano usare aromi misti + un pizzico d'aglio secco)
1 tuorlo grande + poco albume
2-3 cucchiai parmigiano grattugiato (20-30 g.)
una grattata generosa noce moscata
sale e pepe q.b.

per il condimento:
350 g. pomodorini piccadilly
2 spicchi aglio in camicia
olio evo q.b.
sale e pepe q.b.
30 g. bottarga di muggine a fettine
un paio di ciuffi basilico fresco

Per prima cosa lessare le patate in acqua salata, poi mettere la ricotta a sgocciolare dentro ad un setaccio posizionato sopra ad una ciotola. Intanto fare la pasta: impastare gli ingredienti fino ad ottenere una consistenza omogenea; avvolgere la palla d'impasto nella pellicola o coprirla a campana con una ciotola e lasciarla riposare per 30 minuti. 
Passare patate cotte ed intiepidite insieme alla ricotta nello schiacciapatate, unire tutti gli altri ingredienti ed amalgamare bene con una forchetta o una spatolina. 

Tenere da parte.
Riprendere la pasta e tirarla nella sfogliatrice in modo molto sottile (posizione 7 o 8), infarinare bene uno stampo per ravioli o confezionarli a mano utilizzando un tagliabiscotti idoneo e di misura (ho fatto ravioli piuttosto grandi, adatti a questo tipo di farcia), spennellare i bordi della sfoglia con l'albume avanzato e sbattuto, mettere una dose generosa di farcia facendo alcuni mucchietti a distanza regolare sulla sfoglia, ricoprire poi con un'altra sfoglia, premere per fare aderire e ritagliare ogni singolo raviolo con la rotella dentellata. Passare i ravioli appena fatti nella farina di semola o di riso, posizionarli su una gratella rivestita con carta da forno e proseguire fino ad esaurimento degli ingredienti.




Intanto che si porta a bollore l'acqua per fare cuocere i ravioli preparare il sugo:
in una casseruola di dimensioni generose, fare insaporire un filo d'olio con due spicchi d'aglio sbucciati e schiacciati (non deve bruciare), aggiungere i pomodorini tagliati a metà o in 4, salare (poco) e pepare, mettere il coperchio e cuocere 10-15 minuti (il tempo della bollitura dell'acqua dei ravioli), se occorre aggiungere un goccio d'acqua di cottura della pasta. Poi eliminare l'aglio, aggiungere il basilico e la bottarga sbriciolata (o lasciata a fettine, a piacere). 



Cuocere i ravioli 2-3 minuti (se si è fatta la sfoglia sottile non servirà un tempo più lungo), scolarli con la schiumarola ed adagiarli nella casseruola con il sugo, rivoltarli con estrema delicatezza nel condimento e servire.

Confettura di fichi misti

La confettura di fichi, in casa, è tra le preferite (insieme a quella di arance), io aggiungo aceto (provare per credere...) che perfetto per smorzare la dolcezza a volte accentuata di questi deliziosi frutti, rendendola così perfetta; attenzione a non diminuire a tale scopo lo zucchero perchè è un conservante, rischiereste di non ottenere un prodotto idoneo. Se la volete chiara aggiungete succo di limone ma non da lo stesso risultato gustativo che conferisce l'aceto (che non si percepirà affatto!).

Io ho usato fichi misti che mi sono stati gentilmente omaggiati 


Cosa serve:
1 kg. fichi freschi neri e verdi (peso netto)
300-350 g. zucchero semolato (a seconda del gusto personale e della dolcezza dei frutti)
80 ml. aceto di mele o di vino bianco


Siccome ho usato fichi biologici per cui alcuni frutti non li ho volutamente spellare (quelli con la buccia sottile) in modo da cercare di conservare più vitamine possibili e più sapore, ho avuto cura per di eliminare il picciolo, fatti a tocchi e mescolati allo zucchero e all'aceto. 


Fare cuocere una mezz'oretta mescolando molto spesso (o comunque fino a quando, mettendo un cucchiaio di confettura in un piattino, reclinandolo, risulta gelificata, considerando che raffreddando, solidifica ulteriormente). Quando è pronta frullare (o passare col passaverdura se si preferisce) in modo grossolano se si desidera trovare pezzi di frutta.
Mettere subito nei vasetti sterilizzati (leggere il post dedicato), etichettare e riporre in cantina, meglio degustare dopo un mesetto, la confettura sarà ancor più buona.

 
Davvero speciale spalmata su pane tostato o fette biscottate integrali e di segale


Giveaway party 10 anni di Batuffolando Ricette

Festeggiamo insieme 10 anni di blog con un giveaway - party "10 anni di Batuffolando Ricette"  Prepariamo muffin e cupcake, pop-corn e tanti dolcetti!

Dal 10 settembre al 9 ottobre su Instagram e facebook ci saranno delle novità grazie al negozio online Festemix.com dove potrete trovare un ampio assortimento di addobbi, gadget e vari articoli per feste a tema e per compleanni.

Per partecipare al giveaway occorre:
1) seguire il profilo IG batuffolando_ricette  mettere un like al post del giveaway invitando a partecipare almeno tre amici con profili pubblici, taggandoli.
2) condividere nelle stories il post del giveaway inserendo tag al mio profilo

Il vincitore riceverà un pacco con i seguenti omaggi:


n. 1 pacco enorme di marshmallow alla fragola 125 pezzi (880 g.) scad. 12/2022
n. 1 alzatina in cartone per torte/muffin/cupcakes a pois giallo mis. 31 diametro
n. 6 box contenitori per popcorn a righe giallo/nero mis. cm.  7,5 x 7,5 x 12,5
n. 6 box contenitori per popcorn a pois giallo/nero mis. cm.  7,5 x 7,5 x 12,5
n. 16 tovaglioli gialli di carta a pois mis. cm. 33 
n. 24 toppers gialli per muffin/cupcakes a pois 









Pane tipo 2 con farina lombarda e lievito madre

Da oggi si ritorna a postare a pieno regime e, dopo una pausa estiva di due mesi, torna la mia cara rubrica  Il Granaio- Baking time ben ritrovate alle mie colleghe, mi siete mancate :-)

Per questo pane ho usato, come sempre, il mio lievito madre che si può sostituire con 2-3 g. di lievito di birra fresco sbriciolato direttamente nella farina, in questo caso accorciare i tempi della prima lievitazione, lasciare intatto il tempo di maturazione del passaggio in frigo e accorciare poi il tempo della lievitazione finale, nel cestino. Sono sufficienti un'ora e mezza/due invece di tre ore.

Cosa serve:
500 g. farina primitiva tipo 2 decorticata a pietra (grano lombardo)
85 g. lievito madre rinfrescato e al raddoppio
12 g. sale fino marino integrale
375 g. acqua a t.a.
1 cucchiaino malto d'orzo bio in polvere

(orari indicativi: quelli che ho usato io)

Ore 13,30 tirare fuori dal frigo il lievito per acclimatarlo, (dopo una mezz'ora spesso faccio il bagnetto al lievito lasciandolo in ammollo in acqua leggermente tiepida con un pizzico di zucchero se ha un odore un po' acido, poi lo strizzo e proseguo) ore 14,30 rinfrescare il lievito, tenerne da parte 85 g. e l'altro (dopo aver fatto partire la lievitazione, quindi dopo 2 o 3 ore) metterlo in frigo per le panificazioni successive.
Nel frattempo preparare l'autolisi mettendo nella ciotola la farina e irrorandola con 320 g. d'acqua. Dare una mescolata sommaria e veloce, coprire con pellicola/canovaccio e lasciare riposare il tempo che il lievito sarà pronto.


Ore 18/18,30 mettere nella ciotola della planetaria il malto e il lievito a pezzi, iniziare ad impastare, unire la restante acqua pochissima alla volta, lasciando incordare ogni volta, in ultimo aggiungere anche il sale. Impastare fino a quando l'impasto risulta liscio, resterà morbido e appiccicoso, è normale con un'alta idratazione. E' giusto così.
Spegnere, ungersi le mani, riversare l'impasto sul piano da lavoro e dare due pieghe a distanza di 15 minuti l'una dall'altra, coprendo sempre l'impasto con pellicola, poi chiudere l'impasto pirlandolo e mettere la palla, con la chiusura verso il basso, in una capiente ciotola leggermente oliata; coprire con pellicola e canovaccio (io poi lo tengo fermo con un grande elastico in modo che non passi aria, l'impasto non deve assolutamente seccare) e lasciare la ciotola a t.a. per 3 ore, poi trasferirla in frigo a fare maturare l'impasto per 10-14 ore, a seconda dei propri impegni (quindi fino alla mattina successiva e se seguono gli orari che ho usato io).


La mattina ore 9,30 circa
Prendere l'impasto e delicatamente rovesciarlo sul piano da lavoro. Dare una piega a libro, coprire con pellicola e canovaccio e lasciare riposare 15-20 minuti e ripetere un'altra volta. Questo passaggio è importante, serve a dare corpo e volume al pane.
Trascorso il tempo per la puntatura, allargare l'impasto con delicatezza, usando i polpastrelli in modo da ottenere un rettangolo, portare i lembi dell'impasto verso il centro, pirlarlo per dare volume e metterlo nel cestino infarinato con le chiusure di sopra; coprirlo con pellicola e canovaccio e lasciarlo lievitare circa 3 ore.
Preriscaldare il forno statico a 250° con la leccarda all'interno.
Capovolgere il pane sulla leccarda tirata fuori dal forno e rivestita con carta da forno, spolverizzare leggermente il pane e rimuovere l'eventuale eccesso di farina, praticare un taglio nella prossimità della congiunzione dei lembi con l'aiuto di una lametta o un coltellino affilato, praticare poi altri taglietti e disegni a piacere.

Spruzzare le pareti e il fondo del forno con acqua (usando uno spruzzino o le mani semplicemente), infornare. Dopo 10 minuti aprire il forno e vaporizzare di nuovo acqua per creare umidità  - attenzione non sul pane! (serve a non fare formare una crosta dura al pane, altrimenti non cresce e non cuoce più bene) poi abbassare a 220° e lasciare cuocere per 15 minuti, di seguito abbassare la temperatura a 190° e lasciare cuocere per altri 50 minuti, poi abbassare ancora il forno a 150° e lasciare 10 minuti con lo sportello aperto a fessura.
Infine spegnere il forno, aprire lo sportello a fessura ma lasciare ancora il pane all'interno per 5 minuti.
Tutto questo calare graduale della temperatura farà sì che il pane possa avere una bella crosta croccante esterna, che sia ben cotto internamente e che l'umidità del pane stesso possa evaporare rendendolo asciutto oltre che cotto.
Nei forni di casa occorre avere procedure un po' "arrangiate" per così dire.
Controllare ogni forno è diverso, "bussando" il sotto del pane si deve sentire un rumore sordo, lo dico sempre che è semplice ma efficace, per capire se è cotto, deve avere un aspetto ben dorato e cotto (prendere il pane col guanto da forno, naturalmente...)


Sfornare la pagnotta e metterla a raffreddare su una gratella (se possibile inclinando il pane dato che è una pezzatura grande, il vapore interno evaporerà meglio).


Il nostro paniere completo ha sfornato:

                                    Seguiteci anche sulla nostra pagina su facebook cliccando qui
                                                           @ilgranaiofoodblogger



Vermouth home made (di Cat)

Preparare liquori in casa, da tantissima soddisfazione, il sapore è unico soprattutto se si usano materie prime di qualità, quando poi si ricevono inaspettatamente preziose e ricercate spezie in dono da un caro e generoso amico di blog (al quale sono molto affezionata), il risultato è ancora più speciale, grazie di cuore Cat per l'aperitivo sublime!

Potete anche provare il mio kirsch, oppure un delizioso liquore alla cannella e, se non si ha voglia di aspettare o se si è in periodo natalizio anche uno squisito Vin brulè.


Cosa serve:
1 litro vino bianco (Trebbiano o Cortese o Gavi)
400 ml. grappa bianca secca di qualità
3 cucchiai mix di spezie: assenzio romano, assenzio gentile, assenzio pontico, buccia di mandarino, buccia di arancia amara, chiodi di garofano, cannella, pimento, anice stellato, radice genziana (componente amaricante)
1/2 cucchiaio galgan (spezia simile allo zenzero ma più aromatica)
1 cucchiaio scarso fiori di camomilla
piccola scorza fresca limone
1 foglia alloro fresca
200 g. acqua
200 g. zucchero di canna (io integrale demerara)

Poi servono:
bottigliette
1 imbuto
vasi di vetro a chiusura ermetica
alcuni filtri di carta
1 grande caraffa
una frusta per miscelare
etichette
tanta pazienza


In un vasetto di vetro inserire tutte le spezie e gli aromi elencati nella lista degli ingredienti con 200 ml. di ottima grappa bianca, chiudere bene col tappo a vite e lasciare macerare in luogo fresco e buio per tre settimane, scuotendo il contenitore una volta al giorno.

Trascorso questo tempo, filtrare il contenuto utilizzando due filtri di carta (uno dentro l'altro), intanto preparare uno sciroppo: in un pentolino d'acciaio portare a bollore 200 g. d'acqua con lo zucchero, lasciare sobbollire mescolando per 2-3 minuti poi spegnere e lasciare completamente raffreddare; poi unirlo alla grappa filtrata.


Aggiungere 1 litro di vino bianco a scelta tra quelli elencati negli ingredienti (io ho usato un Gavi), mescolare bene, chiudere in vasi a chiusura ermetica e lasciare riposare in luogo fresco e buio (va bene dentro una credenza) per una settimana.
Trascorso anche questo secondo tempo di riposo, filtrare di nuovo ed aggiungere 200 g. di grappa

Imbottigliare ed etichettare. Lasciare riposare qualche mese e degustare fresco in purezza, con ghiaccio e con scorzette di arancia o limone, oppure utilizzare come base per cocktail.


Cin-cin Alberto :-)

Torta rovesciata di pere estive e mandorle

Questa è una torta soffice e molto semplice, con deliziose pere estive, poco zucchero e pochi grassi, perfetta per la colazione e la merenda e per chi vuole concedersi un dolcino ma senza sensi di colpa.


Cosa serve per una tortiera da 18D (io ho usato uno stampo di carta da forno usa e getta, in alternativa usare uno stampo NON a cerniera):
70 g. farina 00
30 g. fecola di patate
20 g. farina di mandorle (oppure mandorle spellate tritate molto finemente)
1 uovo grande
50 g. latte
60 g. olio d'oliva delicato
1 cucchiaio vino bianco
1/4 bustina lievito per dolci
50 g. zucchero semolato
1 pizzico sale
la buccia e il succo di 1/2 limone bio
6-8 pere estive tipo coscia o ercolina
zucchero di canna q.b. (un paio di cucchiai)
burro q.b.

Preriscaldare il forno statico a 170° Imburrare abbondantemente il fondo e i bordi dello stampo, poi cospargere con zucchero di canna.
Lavare le pere senza sbucciarle, dividerle prima a metà, eliminare torsolo e filo centrale, poi tagliarle ancora a spicchi in modo da ottenere 4 parti di ogni singola pera. Disporre i frutti a raggiera nella tortiera, sullo zucchero.



In una ciotola montare l'uovo con lo zucchero semolato, il pizzico di sale e la buccia del limone, quando il composto è gonfio unire il succo, il latte, il vino e l'olio, mescolare ed aggiungere le polveri precedentemente setacciate e mescolare ancora quel che basta per rendere l'impasto omogeneo, versarlo dunque sulle pere ed infornare per 40 minuti circa.


Togliere lo stampo dal forno, attendere 10-15 minuti e poi con un movimento leggero ma deciso, capovolgere lo stampo su un piatto da portata. (non aspettare che la torta si raffreddi e non sformarla quando ancora troppo calda). Buonissima appena tiepida. Conservandola sotto una ciotola di vetro messa a campana, si conserva per alcuni giorni.