Riso alla cantonese

Questo riso è di una facilità estrema, adatto anche a chi è alle prime armi in cucina e piace a tutti, soprattutto ai bambini. Se la salsa alla soia non piace o se siete allergici, si può omettere tranquillamente anche se il riso risulterà un po' scarico di sapore, per cui se vi piace l'idea di dare un po' di acidità al piatto potete aggiungere, in alternativa,  qualche goccia di glassa all'aceto balsamico alla fine.



Cosa serve per 4 persone:

300 g. riso basmati
2 uova se grandi o 3 se medie
sale e pepe q.b.
140 g. piselli dolci surgelati
140 g. cubetti prosciutto cotto
1 cipollotto fresco di Tropea (oppure una piccola cipolla bianca)
1 oppure 2 cucchiai salsa di soia
olio di sesamo (io ho usato uno olio evo delicato)


In rete si legge di tutto per capire qualche proporzione riso/acqua adottare. Io ho letto sulla confezione (cosa che consiglio di fare), ma poi alla fine ho aggiunto acqua fino a coprire di due dita il riso ed è risultato perfetto :-)


Per prima cosa sbollentare pochi minuti i piselli surgelati in acqua salata, poi scolarli e metterli in una ciotolina.
Lavare accuratamente il riso (non saltare questo passaggio, anzi.. va ben lavato perchè bisogna eliminare l'amido per averlo ben sgranato, praticamente bisogna ottenere un risultato opposto rispetto a quando si cucina un risotto, che va morbido e cremoso, all'onda, in questo caso non bisogna assolutamente risciacquarlo, è un errore).
Dopo averlo sciacquato e scolato metterlo in una casseruola antiaderente, aggiungere acqua indicata sulla confezione (o fare come ho fatto io...), aggiungere un pochino di sale e accedere il fuoco, mettere il coperchio e da quando bolle, abbassare la fiamma che deve essere moderata quindi calcolare 10 minuti. L'acqua deve essere assorbita tutta, non mescolare mai! Al massimo agitare un po' la casseruola; tenere comunque d'occhio il liquido, attenzione che non sia assorbito tutto prima del tempo altrimenti brucia, in questo caso aggiungere un pochino d'acqua bollente. Mescolare solo alla fine sgranando bene i chicchi.
Intanto in una padella capiente (o un wok per chi lo possiede), fare ammorbidire il cipollotto tagliato a rondelline in poco olio, unire subito le uova precedentemente sbattute con sale e pepe, mescolare continuamente strapazzandole, fiamma moderata mi raccomando; unire dopo pochi istanti anche i piselli e il prosciutto cotto, aggiungere il riso poi dare una mescolata ed unire ancora un filo d'olio e la salsa se si usa.

Caponata di melanzane

In casa adoriamo la caponata di melanzane, questa è la versione da mangiare subito, ma ci piace ancora di più quella da conservare nei vasetti, risulta molto più gustosa, il sapore è veramente squisito; poi c'è anche una versione light, una caponatina digeribilissima e leggera anche di calorie.
Visto che è tempo di conserve, vi suggerisco di leggere i miei consigli dalla A alla Z per sterilizzare i vasetti e le preparazioni, se volete invece prendere spunto per preparare deliziose confetture, marmellate, liquori, verdure sott'olio ecc. ecc. cercate la sezione dedicata nel mio ricettario 


Cosa serve:

2 melanzane violette piuttosto grandi
3-4 coste sedano
2 cipolle dolci rosse o bianche
Abbondante basilico fresco
2 cucchiai capperini di Pantelleria sotto sale
210 g. salsa di pomodoro o pomodoro a pezzi finissimi
1 cucchiaio zucchero
1 manciata olive verdi dolci siciliane con il nocciolo
1 bicchierino/ciotolina aceto bianco
Sale grosso q.b.
Olio evo un filo+ olio arachide per friggere q.b. (circa ½ litro)
1 manciatina pinoli (facoltativo)



Lavare e tagliare a cubotti piuttosto grandi le melanzane senza sbucciarle (manterranno meglio la forma senza sfaldarsi e rimangono più gustose), metterle a strati in un colapasta intervallando sale grosso  (se non disponibile usare quello fino), mettere quindi un piatto e dei pesi sopra e lasciare spurgare l’acqua amara per alcune ore.


Intanto preparare la salsa di pomodoro oppure utilizzare polpa di pomodoro fine.
Lavare il sedano e, con un pelapatate, togliere i filamenti, poi tagliare le coste a tocchettini e farli lessare in acqua leggermente salata, fino a quando risultano morbidi (ma non troppo), poi colarli e tenerli da parte.
In una casseruola capiente mettere un filino d’olio evo, le cipolle affettate finemente, salare, mettere il coperchio e lasciarle brasare a fuoco molto dolce fino a quando risultano morbidissime (occorrerà poco tempo), mescolare ogni tanto e spegnere il fuoco poi aggiungere i capperini precedentemente dissalati, le olive fatte a pezzi, il sedano cotto e il basilico.
Prendere le melanzane e SENZA lavarle ulteriormente (altrimenti si inzupperebbero d’acqua proprio come i funghi), tamponarle per eliminare l’eventuale sale non sciolto e per tamponare l’acqua di vegetazione.
Saldare l’olio per friggere in una casseruola non troppo grande e alta che sia d’acciaio o antiaderente. Fare friggere, poche alla volta, le melanzane fino a quando risultano dorate e morbide, man mano metterle in un capiente piatto rivestito da carta da cucina assorbente. NON salare.


Quando sono tutte pronte aggiungerle al tegame delle cipolle, accendere il fuoco moderato, unire il pomodoro, lo zucchero e l’aceto, mescolare e lasciare evaporare quest’ultimo, fare insaporire qualche minuto e spegnere. In ultimo (opzionale) unire i pinoli.
Meglio prepararla il giorno precedente il consumo. Ottima fredda da frigo o a temperatura ambiente, sia come antipasto che come contorno.



Budini con pavesini e ananas caramellato

Per rubrica al Km 0 oggi prepariamo piatti freddi, con tutto il caldo che abbiamo sofferto (e che continuiamo a patire) si continua ad avere necessità di non accendere troppo i fornelli e di nutrirsi con alimenti freschi e leggeri.
Io porto la merenda e per l'occasione ho preparato squisiti budini, appaganti, molto delicati e freschi.
Ho scelto un frutto esotico, ovvero l'ananas fresco che, si sa, praticamente non ha stagione, e quindi perfetto e versatile per la nostra rubrica :-)  dove trattiamo prodotti di stagione e/o a km 0, poi ho usato uova del mio territorio, come sempre, e i pavesini che sono biscottini super famosi originari e prodotti nella mia regione,  a Novara.



Cosa serve per 4 budini monoporzione:

200 g. ananas fresco tagliato a pezzettini
250 g. latte parzialmente scremato o quello gradito (anche vegetale, senza aromi)
85 g. zucchero semolato
2 uova + 1 tuorlo
6 pavesini
La polpa di mezza bacca di vaniglia
Rum bianco q.b.

Preriscaldare il forno a 165°/170°



In un padellino antiaderente fare caramellare l’ananas con 20 g. di zucchero, farlo saltare qualche minuto a fuoco vivace, sfumare con il rum (due tappini della bottiglia) e, quando il liquore è evaporato, spegnere.
Separare i tuorli dagli albumi e montare questi ultimi in modo che siano spumosi ma non a neve. Tenere da parte.
In una ciotola mescolare i tuorli con la polpa della vaniglia e il restante zucchero fino a scioglierlo (non occorre montare la massa), unire i pavesini precedentemente ridotti in polvere in un tritatutto, unire poco alla volta, il latte freddo. Aggiungere circa metà dell’ananas (quel che resta tenerlo da parte per decorare i budini) e frullare con il frullatore ad immersione, unire poi anche gli albumi.
Imburrare oppure oliare gli stampini dei budini (io li ho oliati questa volta, per essere coerente con la ricetta che è light, ma credo sia meglio usare il burro, ho faticato molto a sformarli, infatti non erano perfetti), versare il composto e mettere gli stampini in un bagnomaria in modo che l’acqua li ricopra per ¾.

Cuocere per 30-35 minuti. Fare raffreddare a temperatura ambiente nell’acqua di cottura, poi passare gli stampini in frigo fino a quando saranno freddi.
Sformarli e decorarli con le fettine di ananas caramellato tenute da parte.



Consigli: Per un dessert non light ma più goloso si può sostituire una parte di latte con panna fresca liquida e si può preparare caramello biondo da servire con i budini dopo averli sformati oppure un cucchiaio per budino di panna semimontata non zuccherata, o, ancora, gelato alla vaniglia.

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Fagiolini in insalata con petit chèvre e pinoli


In piena estate non si ha proprio voglia (o almeno... io non ne ho) di passare ore ai fornelli, non ho voglia nemmeno di mangiare preparazioni elaborate e sostanziose, anzi... dunque questa non è nemmeno una ricetta vera e propria, quanto questo un piatto di estrema facilità e di rapida esecuzione che vi consiglio,  non dico sia  rinfrescante ma ...quasi.

Cosa serve per DUE persone:

200 g. petit chèvre (formaggio fresco caprino al 100%)
300 g. fagiolini
Pinoli q.b.
Basilico fresco q.b.
Pepe macinato q.b.
Sale q.b.
Olio evo q.b.
Opzionale: alcune gocce di aceto balsamico bianco

Fare lessare in acqua salata a bollore i fagiolini fino a quando risultano teneri e tuffarli in una ciotola con acqua fredda per fermare la cottura, scolarli bene.
Sistemare i fagiolini nei piatti singoli con i petit chèvre, condire con un filo di olio evo, il basilico, i pinoli precedentemente fatti tostare in un padellino antiaderente, una macinatina leggera di pepe e volendo alcune gocce di aceto balsamico bianco.
Si possono sostituire i pinoli con noci, nocciole o mandorle, e si può sostituire il formaggio con un alimento veg a piacere.

Servire subito.


Crostata morbida alle susine gialle

Non so voi, ma io amo tantissimo le susine, quelle gialle soprattutto (beh amo tutta la frutta in realtà, soprattutto quella estiva golosa e succosa...), questa è una crostata casalinga perfetta da trasportare, molto semplice e molto buona, fatta con un frolla classica morbida (ovvero con aggiunta di lievito, perchè quando il guscio deve sostenere un certo peso, deve essere più resistente), e frutta fresca passata velocemente  in padella, ingolosita da croccanti pinoli, adatta da servire a colazione con una bella tazza di latte o con il the e col caffè, oppure con un fresco yogurt alla vaniglia, insomma... si abbina a tutto ciò che desiderate. 


Cosa serve per la frolla:

240 g. farina 00
120 g. zucchero semolato
120 g. burro a t.a.
1 uovo intero medio
1 pizzico sale
5 g. lievito per dolci
scorza grattugiata di 1 limone bio

Cosa serve per il ripieno:

6-7 susine gialle mature ma sode
30 g. zucchero di canna
vino bianco secco q.b. (una spruzzata)
una noce di burro
pinoli q.b.


Mettere nella planetaria usando la foglia (o usare un robot da cucina provvisto di cutter oppure usare le fruste elettriche ed una ciotola) il burro morbido, il pizzico di sale e lo zucchero. Montare qualche istante affinchè si ottenga una spuma, poi unire l'uovo e la scorza del limone, amalgamare.
Se si usano le fruste a questo punto toglierle e continuare usando la punta delle dita.
Unire tutta in un colpo la farina e il lievito e amalgamare velocemente (non impastare altrimenti la frolla risulterà dura e non friabile), formare un panetto, avvolgerlo nella pellicola e metterlo in frigorifero 30-60 minuti.

Nel frattempo fare caramellare le susine, non devono cuocere ma solo ammorbidire leggermente: dopo averle lavate, tagliarle a metà con un coltellino affilato ed eliminare il nocciolo, in una larga padella far sciogliere il burro con lo zucchero, unire le mezze susine e farle saltare pochi istanti nel burro spumeggiante, spruzzare con un goccio di vino, rivoltarle e dopo un minuto spegnere. Adagiarle sulla pasta frolla stesa in uno stampo da 22-24D in carta da forno o imburrato ed infarinato, avendo cura di fare un cordone tutt'attorno per contenere bene la frutta, e dopo aver punzecchiato il fondo con i rebbi di una forchetta. Distribuirle avendo l'accortezza di adagiare a contatto dello stampo la parte esterna del frutto.
(Non occorre essere super-precisi nella distribuzione delle susine, questa è una torta casalinga da credenza, adatta a picnic, da trasportare al fresco sotto gli alberi in montagna, o per spuntini in famiglia e con gli amici, non è una torta farcita da grandi ricorrenze).

Distribuire sulla frutta, e all'interno delle mezza susine, i pinoli ed infornare a 180° (forno già caldo) statico per 40 minuti circa.


Lasciare raffreddare e servire.
Io l'ho portata via ad una di quelle merende abbondati nel tardo pomeriggio della domenica e servita con crema inglese fredda. Ottima!

Involtini di vitello in bianco al vapore

Gli involtini cotti in questo modo risulteranno molto digeribili, leggeri e saporiti, ottimi anche freddi. (infatti io li ho serviti freddi).
L'unica pecca la mancanza del sughetto, dunque se si desidera accompagnarli con una salsina, lasciarli nel tegame e dopo aver sfumato col il vino, unire poco brodo e mettere il coperchio e, a fine cottura, togliere la carne dal fuoco, aggiungere al fondo 1/2 cucchiaino di maizena sciolta in due dita d'acqua fredda, fare addensare e servire gli involtini con la salsa.


Cosa serve per 2/3 persone:

3 fette coscia di vitello (300 g.)
1 etto prosciutto cotto
formaggio fondente q.b. (io pecorino fresco)
aromi, sale e pepe q.b.
olio evo q.b.
1/2 bicchiere scarso vino bianco secco
poca farina di riso
un rametto timo

Fare tagliare dal macellaio fette sottili di coscia di vitello, tagliarle poi a metà, sistemare sopra ad ognuna prosciutto cotto, il formaggio e gli aromi, poi salare e pepare, chiudere i lati in modo che il ripieno non fuoriesca ed arrotolare la mezza fettina su se stessa, chiudere con uno stuzzicadenti.
Spolverizzare gli involtini con poca farina di riso.


In un tegame scaldare poco olio evo adagiare gli involtini, fare fare la crosticina velocemente in ogni lato per sigillare la carne e sfumare con poco vino bianco, quindi toglierli subito dal tegame. Sistemare gli involtini in un contenitore adatto per la cottura a vapore e continuare la cottura per una decina di minuti (dipende dallo spessore delle fette di carne), quindi servire.

Ravioli del plin verdi con tartufo nero estivo piemontese

Oggi al Km 0  prepariamo ricette dedicate alle sagre ed alle fiere. Io ho scelto di cucinare un piatto tutto della tradizione piemontese e tutto rigorosamente fatto a mano in casa per fare sposare due capisaldi della nostra cucina: i ravioli del plin ed il tartufo nero estivo che è perfetto da usare per fare farcie e sughi, ho voluto fare una versione più fresca, di magro, utilizzando ricotta seirass che è cremosissima ma asciutta, costituita da parte di latte vaccino e parte ovino, ho poi aggiunto erbette di campo e coltivate crude e tritate, quali spinaci, bietoline, ortiche, borragine, prezzemolo, porro, erba cipollina ecc.) e, in ultimo una bella grattata di tartufo nero.
Questo è un piatto "della domenica", delle feste, delle occasioni speciali. La pasta fresca si può congelare (e dunque ci si può avvantaggiare sui tempi) e poi cotta in acqua al bollore e salata ancora surgelata.

In Piemonte, si sa, ne siamo portatori sani  :-) ad esso sono dedicate varie sagre che sono concentrate soprattutto verso il tartufo bianco che è il re indiscusso dei tartufi in tutto il nostro Belpaese (almeno una volta nella vita va degustato, magari appena arriva lo stipendio sul conto corrente...), quella più famosa è la fiera ad Alba, la raccolta va da metà settembre a fine gennaio; mentre è dedicata solo una sagra al tartufo nero pregiato, la maturazione va da  metà novembre a metà marzo, quello nero estivo va da fine maggio ad inizio settembre e si può conservare in salamoia al naturale, si può fare l'olio tartufato.

Puoi prendere spunto anche dai miei Gnocchi di zucca con fonduta di tuma e tartufo nero pregiato.


Cosa serve per 3-4 persone (550 g. di prodotto circa)

Per la pasta:
150 g. farina 00 per pasta fresca
50 g. farina di semola rimacinata
2 uova medie
1 cucchiaio (15 g.) erbette di campo e coltivate tritate
1 cucchiaio acqua

Per il ripieno:
240 g. ricotta piemontese (seirass)
Noce moscata q.b. (una bella grattata)
Pepe creola q.b. (una macinata)
1 pizzico sale (poco, il seirass è molto saporito, se si usa altra ricotta consiglio di mescolare quella vaccina e di pecora e lasciarla scolare in frigo tutta una notte in un colino, deve essere asciutta)
2 cucchiai (30 g.) erbette di campo e coltivate tritate
1 tuorlo (conservare l’albume per sigillare la pasta)
2 cucchiai grana padano grattugiato (il parmigiano in questo caso risulta troppo saporito e coprirebbe il tartufo)
½ tartufo nero estivo piemontese

Per condire serve:
burro di malga o da centrifuga di ottima qualità q.b.
salvia fresca q.b.

Lavare, asciugare in una centrifuga per insalata le erbette e tritarle in un robot da cucina provvisto di cutter.

Preparare la pasta mettendo nella ciotola della planetaria, o in una ciotola normalissima, tutti gli ingredienti elencati ed impastare fino ad ottenere un composto sodo ma non duro. Io ho amalgamato il tutto e poi ho impastato ancora a mano. Formare una palla, coprirla con una scodella a campana e lasciare riposare la pasta per 20-30 minuti. Intanto preparare il ripieno.



In una ciotola mescolare, amalgamare tutti gli ingredienti, il tartufo grattugiato per ultimo.
Passare la pasta nella sfogliatrice/nonna papera in modo da ottenere sfoglie sottilissime (posizione 8 la penultima).



Preparare i ravioli formando mucchietti a distanza regolari sulla sfoglia (vedere la foto), spennellare con poco albume, rivoltare la sfoglia sui mucchietti di farcia, premere lungo la lunghezza della sfoglia per fare aderire la pasta poi con la mano “a taglio” premere bene in modo da fare uscire aria (altrimenti in cottura si rompono) e in modo di ottenere raviolini con il ripieno a mucchietti alti e non allargati, poi pizzicare, plin appunto, in corrispondenza del vuoto tra un mucchietto e l’altro infine, con una rotella dentellata, tagliare ottenendo così la classica forma del nostro raviolo del plin.





Mettere sul fuoco abbondante acqua salata e appena inizia a bollire mettere a cuocere i ravioli, nel contempo mettere sul fuoco una larga padella con burro abbondante e abbondante salvia, fare spumeggiare il burro, cuocere pochi istanti i ravioli (essendo pasta fresca cuoce velocemente), con una schiumarola raccoglierli delicatamente e farli passare nella padella, mescolarli con garbo per fare formare una goduriosa crosticina alla pasta e per rendere la salvia bella croccante. Servire subito con grana grattugiato a parte.


Se replichi la ricetta, per cortesia, inserisci il link di riferimento al mio blog, Grazie
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Gnocchi di patate paglia e fieno all'amatriciana

Gli gnocchi sono versatilissimi, adatti ad ogni condimento (o quasi) e sono davvero buoni in ogni stagione, non conosco nessuno a cui non piacciano, sono uno di quei piatti semplici ma al contempo di quelli che si si sbaglia la base, si rovina tutto il piatto. Per base intendo la qualità della patata e come si lavora: vietato frullarla altrimenti diventa colla, vietato cuocerla senza buccia altrimenti si inzuppa d'acqua, vietato schiacciarla fredda altrimenti non rimane vellutata, vietato lavorarla con la farina troppo calda o troppo fredda altrimenti assorbe troppa farina o non si amalgama. Ecco :-)
Per questi gnocchi ho deciso di aromatizzarne una parte, per dare una spinta al piatto, con i profumi che in questa stagione troviamo nell'orto e in vaso sui terrazzi, nulla vieta di farli anche nella stagione fredda utilizzando aromi secchi, meno profumati ma comunque validi.

Cosa serve per DUE persone

Per gli gnocchi:
450 g. patate a pasta bianca farinose (meglio se vecchie)
200 g. farina debole W170 00 oppure 1 (la quantità può variare in base a quante ne assorbe la patata)
opzionale: la punta di un cucchiaino lievito istantaneo per torte salate (NON di birra eh!)
sale q.b.
aromi q.b. (basilico, maggiorana, timo...)

Per il sugo:
60 g. pancetta tesa (ci vorrebbe il guanciale ma a me non piace per niente)
2-3 piccoli peperoncini secchi (io ho usato i miei calabresi)
sale q.b.
poco vino bianco secco
salsa di pomodoro q.b. (io di pelati)

Poi serve:
pecorino romano grattugiato q.b.

Per fare gli gnocchi seguire il passo-passo che ho già pubblicato qui: gnocchi di patate omettendo l'uovo. Dividere l'impasto e ad una metà, ad una parte unire aromi frullati con un cucchiaio di latte, impastare brevemente e dare la forma, tenere da parte. Se serve, agli gnocchi verdi, unire una spolverata di farina.
Mettere sul fuoco una capiente pentola con acqua salata per fare cuocere gli gnocchi ed intanto preparare il sugo facendo rosolare in un tegame antiaderente la pancetta tagliata a dadini (o il guanciale) a fuoco basso, rilascerà il suo grasso che andrà buttato, unire ora il vino bianco e fare sfumare, aggiungere la cipolla a fettine e il peperoncino, unire la salsa di pomodoro ed aggiustare di sale. Fare cuocere 15 minuti, eliminare il peperoncino (io uno l'ho tagliato a pezzetti e l'ho lasciato, ma deve piacere), scolare gli gnocchi (come riaffiorano in superficie vanno scolati con una schiumarola). Condire con il sugo e con il pecorino; gustare caldi.

       Se replichi la ricetta, per cortesia, inserisci il link di riferimento al mio blog, grazie! 

Pane delle vacanze (mix di farine e lievito madre)

E' ora di andare in vacanza, il granaio chiude per la pausa estiva ed io ho sfornato un pane usando i pacchetti aperti delle varie farine ed il mio fidato lievito madre che andrà a riposare in congelatore fino a fine agosto, il procedimento ormai collaudato, è sempre lo stesso.


Ho usato, come sempre, il mio lievito madre che si può sostituire con 8-10 g. di lievito di birra fresco sbriciolato direttamente nella farina, in questo caso accorciare i tempi della prima lievitazione, lasciare intatto il tempo di maturazione del passaggio in frigo e accorciare poi il tempo della lievitazione finale, nel cestino. Sono sufficienti un'ora e mezza/due invece di tre ore.

Cosa serve:

200 g. farina di segale
200 g. farina tipo 1
150 g. farina tipo 2
100 g. lievito madre rinfrescato e al raddoppio
16 g. sale fino marino integrale
400 g. acqua a t.a.
1 cucchiaino malto d'orzo bio in polvere

(orari indicativi: quelli che ho usato io)

Ore 13,30 tirare fuori dal frigo il lievito per acclimatarlo, (dopo una mezz'ora spesso faccio il bagnetto al lievito lasciandolo in ammollo in acqua leggermente tiepida con un pizzico di zucchero se ha un odore un po' acido, poi lo strizzo e proseguo) ore 14,30 rinfrescare il lievito, tenerne da parte 100 g. e l'altro (dopo aver fatto partire la lievitazione, quindi dopo 2 o 3 ore) metterlo in frigo per le panificazioni successive.
Nel frattempo preparare l'autolisi mettendo nella ciotola le farine e irrorandole con 340 g. d'acqua. Dare una mescolata sommaria e veloce, coprire con pellicola/canovaccio e lasciare riposare il tempo che il lievito sarà pronto.


Ore 18/18,30 mettere nella ciotola della planetaria il malto e il lievito a pezzi, iniziare ad impastare, unire la restante acqua pochissima alla volta, lasciando incordare ogni volta, in ultimo aggiungere anche il sale. Impastare fino a quando l'impasto risulta liscio, resterà morbido e appiccicoso, è normale quando si impasta un pane ad alta idratazione. E' giusto così.
Spegnere, ungersi le mani prelevare l'impasto e metterlo in una capiente ciotola leggermente oliata; coprire con pellicola e canovaccio (io poi lo tengo fermo con un grande elastico in modo che non passi aria, l'impasto non deve assolutamente seccare) e lasciare la ciotola a t.a. per 3 ore, poi trasferirla in frigo a fare maturare l'impasto per 10-14 ore, a seconda dei propri impegni (quindi fino alla mattina successiva e se seguono gli orari che ho usato io).


La mattina ore 9,30 circa
Prendere l'impasto e delicatamente rovesciarlo sul piano da lavoro. Dare una piega a libro, coprire con pellicola e canovaccio e lasciare riposare 15-20 minuti e ripetere un'altra volta. Questo passaggio è importante, serve a dare corpo e volume al pane.
Trascorso il tempo per la puntatura, allargare l'impasto con delicatezza, usando i polpastrelli in modo da ottenere un rettangolo, portare i lembi dell'impasto verso il centro, arrotolare l'impasto, coprirlo con pellicola e canovaccio e lasciarlo lievitare circa 3 ore.
Preriscaldare il forno statico a 250° con la leccarda all'interno.
Capovolgere il pane sulla leccarda tirata fuori dal forno e rivestita con carta da forno, spolverizzare leggermente il pane e rimuovere l'eventuale eccesso di farina, praticare un taglio nella prossimità della congiunzione dei lembi con l'aiuto di una lametta o un coltellino affilato, praticare poi altri taglietti e disegni a piacere.

Spruzzare le pareti e il fondo del forno con acqua (usando uno spruzzino o le mani semplicemente), infornare. Dopo 10 minuti aprire il forno e vaporizzare di nuovo acqua per creare umidità  - attenzione non sul pane! (serve a non fare formare una crosta dura al pane, altrimenti non cresce e non cuoce più bene) poi abbassare a 220° e lasciare cuocere per 15 minuti, di seguito abbassare la temperatura a 190° e lasciare cuocere per altri 50 minuti, poi abbassare ancora il forno a 150° e lasciare 10 minuti con lo sportello aperto a fessura.
Infine spegnere il forno, aprire lo sportello a fessura ma lasciare ancora il pane all'interno per 5 minuti.
Tutto questo calare graduale della temperatura farà sì che il pane possa avere una bella crosta croccante esterna, che sia ben cotto internamente e che l'umidità del pane stesso possa evaporare rendendolo asciutto oltre che cotto.
Nei forni di casa occorre avere procedure un po' "arrangiate" per così dire.
Controllare ogni forno è diverso, "bussando" il sotto del pane si deve sentire un rumore sordo, lo dico sempre che è semplice ma efficace, per capire se è cotto, deve avere un aspetto ben dorato e cotto (prendere il pane col guanto da forno, naturalmente...)


Sfornare la pagnotta e metterla a raffreddare su una gratella (se possibile inclinando il pane dato che è una pezzatura grande, il vapore interno evaporerà meglio).


Ed è con questo pane che la sottoscritta insieme a Carla, Monica, Natalia, Sabrina e Zeudi, team de Il Granaio - Baking time vi ringrazia di cuore per averci seguito (e siete in tanti, in tanti ci avete scritto ed apprezzate).
Portiamo la rubrica in vacanza e vi diamo appuntamento per il 5 settembre ore 10  cariche di energie e di nuove ricette da condividere, per un altro nuovo anno insieme, sempre il 1° e 3° giovedì di ogni mese  sui nostri blog e sulla nostra pagina facebook. 

Il blog Batuffolando Ricette rimane aperto fino alle fine di luglio, restate sintonizzati :-)

Il nostro paniere completo ha sfornato:

Monica: Ciappe
Natalia: Brioche morbida
Sabrina: Pane alle carote

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Calamari marinati e cotti in forno in panure aromatica

Buon lunedì! Con le belle giornate finalmente si può fare un po' di movimento senza il pensiero di prendere un acquazzone, si può godere di lunghe passeggiate nei parchi in città, di fare trekking al fresco in montagna, di corsette sul bagnasciuga; qualunque sia il movimento che fate, l'importante è farlo. Ne guadagna il benessere psicofisico, la bilancia, l'umore. 

Per tutto ciò vi rimando alla mia allenatrice di fiducia, nonchè amica Ylenia Vignolo Personal Trainer che saprà consigliarvi e seguirvi nel vostro percorso personale, io mi limito a suggerirvi questa ricetta ipocalorica ma molto golosa ed appagante e, perchè no, facile da preparare. 



Cosa serve per DUE persone:

600-700 g. calamari grandi e freschissimi
1 spicchio aglio
succo di mezzo limone
olio evo q.b.
una macinata di mix creola (pepi vari)
pane grattugiato q.b. (circa 4 cucchiai)
farina di semola rimacinata q.b. (circa 2 cucchiai)
rosmarino, timo, basilico e prezzemolo q.b.
sale q.b.

Pulire, spellare e lavare accuratamente i calamari, poi tagliarli a rondelle piuttosto spesse; metterle in una ciotola ed irrorarli con un filo d'olio evo, il succo del limone, due belle macinate di mix creola (o pepe bianco), uno spicchio d'aglio tagliato a metà, mescolare bene, coprire con pellicola e mettere in frigo a marinare per un'ora e mezza/due.


Trascorso il tempo della marinatura, eliminare l'aglio e preriscaldare il forno ventilato a 190°. In una piccola ciotola mescolare il pane grattugiato, la farina di semola, gli aromi freschi tritati. Passare le rondelle di calamaro (e i ciuffi) nella panure aromatica, scuotere l'eccesso e adagiare il mollusco in una teglia rivestita con carta da forno.



Infornare nella parte alta (penultimo ripiano) del forno e cuocere per 20-25 minuti,  mescolando in modo delicato a metà cottura. Togliere la teglia dal forno, salare e servire immediatamente. Ottimi! Morbidi e gustosi ma leggerissimi.


Crostatine con crema al cioccolato, fragole e pinoli

Oggi al Km 0 festeggiamo l'estate: aria di vacanze, di sole, di villeggiature e gite fuoriporta, di un po' di relax (figli permettendo) e di sano ristoro della mente e del corpo e noi ci occupiamo proprio di questo :-) 
Io porto la colazione e diciamolo... a chi non piace (o piacerebbe) trovare per il primo e più importante pasto della giornata coccole come una buona fetta di torta o una brioche fatta in casa o biscotti fragranti?
Per iniziare bene la giornata ho preparato delle crostatine farcite con una golosa crema al cioccolato e arricchite con due gusti: fragole e pistacchi oppure con pinoli. Quale scegliete?




Le paste frolle non sono tutte uguali, dipende dall’uso: quando si prepara per fare i gusci che conterranno creme e frutta, quindi pesi, deve essere sostenuta e dunque occorre la giusta dose di burro con aggiunta di lievito.

Per queste crostatine ho scelto la pasta frolla alla vaniglia di Knam, per il resto sono andata di fantasia.

Cosa serve per 6 crostatine:

300 g. pasta frolla
250 g. latte
35 g. maizena
50 g. zucchero
50 g. cioccolato al latte o fondente
10 g. (un cucchiaino) pasta di mandorle pura (oppure qualche goccia di essenza naturale di mandorla)
Fragoline fresche q.b.
Pinoli tostati q.b.
Granella di pistacchio di Bronte q.b.
Zucchero a velo di canna q.b.

Per dose da 500 g. pasta frolla serve: (prelevarne poi ciò che serve per la ricetta, ovvero 300 g. e l’altra congelarla o utilizzarla i giorni seguenti)

125 g. burro morbido a pomata
125 g. zucchero semolato
1 pizzico sale
La polpa di mezza bacca di vaniglia
5 g. lievito per dolci
240 g. farina 00

Per prima cosa fare la pasta frolla che dovrà poi riposare alcune ore in frigo (io l’ho fatta la sera precedente).
In un robot provvisto di cutter o nella planetaria usando la foglia, montare il burro con lo zucchero, il pizzico di sale e i semi della bacca di vaniglia, quando spumoso e bianco, unire l’uovo, continuare a montare ed infine la farina con il lievito precedentemente mescolato. Azionare lo stretto necessario perché gli ingredienti si amalgamino, formare un panetto, avvolgerlo in pellicola alimentare e mettere in frigo.

Mentre la frolla riposa, preparare la crema (si può fare il giorno precedente anche la crema):
con una frusta sciogliere la maizena in poco latte freddo, stemperare bene in modo che non si formino grumi ed aggiungere il resto del latte, unire lo zucchero e la pasta di mandorle pura (o l’essenza/l’aroma), mettere sul fuoco e fare addensare mescolando in continuazione molto bene e velocemente, non deve attaccare al fondo del pentolino e non deve bruciare, mantenere la fiamma moderata.
A fuoco spento unire il cioccolato precedentemente tagliato a coltello, mescolare bene per farlo sciogliere, coprire la crema con pellicola a contatto e lasciare raffreddare completamente.



Accendere il forno statico a 170°
Sul piano da lavoro leggermente infarinato, manipolare la pasta frolla per renderla elastica e stenderla ad uno spessore di circa ½ cm. Ricavare 6 dischi con un coppapasta più grande rispetto ai pirottini (o stampini) delle crostatine in modo da calcolare anche i bordi, bucherellare il fondo con i rebbi di una forchettina, adagiare un quadrato di carta da forno e riempire con ceci secchi o fagioli secchi (che poi si conserveranno per altre cotture in bianco), appoggiarle sulla leccarda del forno e cuocere le crostatine per 10 minuti, poi eliminare carta e ceci e rimetterle in forno per altri 5 minuti.
Spegnere e fare raffreddare i gusci cotti.






Mescolare bene la crema al cioccolato ed inserirla in una sac-a-poche, riempire i gusci di frolla con la crema, farcire e decorare con fragole e granella di pistacchi o con pinoli precedentemente tostati in una padellina antiaderente.



Spolverizzare in modo molto leggero con zucchero a velo di canna.
Servire subito.
Se le crostatine devono essere preparate in anticipo, la frutta fresca e secca è meglio aggiungerla solo al momento di servirle.



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