Panfocaccia 30 ore lievitazione (con esuberi di lievito madre)

Questo panfocaccia è nato dall'esigenza di voler adoperare e non buttare gli esuberi di lievito madre quando ho fatto la colomba di Pasqua (ricetta che posterò ormai il prossimo anno). 
Uno spunto per chi, come me, si diverte a impastare i grandi lievitati (ma anche i piccoli),  nulla vieta di fare questo pane con lievito di birra fresco (pochissimo, una briciola, 2 grammi) e di proseguire nello stesso procedimento, ovvero la lunga lievitazione e passaggi frigo-temperatura ambiente.

Cosa serve:

100 g. esuberi di lievito madre
500 g. farina tipo 1 macinata a pietra
330 g. acqua a t. ambiente
1 cucchiaino di sale fino
1 cucchiaino di malto in polvere

Fare un'autolisi mettendo nella ciotola l'acqua e la farina. Mescolare con un cucchiaio per amalgamare in modo sommario e coprire la ciotola con un canovaccio. Lasciare riposare 4-6 ore.
Mettere l'autolisi in planetaria (o ciotola se si impasta a mano), unire gli esuberi (o lievito d.i birra fresco) e fare partire la planetaria con il gancio a velocità minima, unire il malto, in ultimo il sale. Fare impastare fino ad ottenere un impasto liscio.


Formare alcune pieghe semplicemente ripiegando l'impasto (che sarà colloso) tra le mani e metterlo in un cestino o un colapasta foderato con un canovaccio abbondantemente infarinato o con la carta da forno un po' bagnata, strizzata  infarinata. Richiudere bene in modo che l'impasto non prenda aria, lasciare a t.a. un'ora e poi riporre in frigorifero per 24 ore.


Trascorso il tempo, tirare fuori il pacchettino dal frigo e lasciare acclimatare e lievitare per altre 6 ore, sempre coperto.



Preriscaldare il forno a 230° statico con un pentolino d'acqua sul fondo (oppure spruzzare fondo e pareti con acqua fredda aiutandosi con uno spruzzino), inserendo la placca nel penultimo ripiano.
Quando il forno è pronto, tirare fuori la placca, rivestirla con carta da forno, ribaltare l'impasto su di essa, spolverizzare con farina di semola rimacinata, praticare alcuni buchini con i polpastrelli o con un coltello dalla punta arrotondata (io ho usato quest'ultimo per andare più in profondità nell'impasto) in superficie ed infornare.


Lasciare 15 minuti, togliere velocemente il pentolino dell'acqua, abbassare la temperatura a 200° e continuare la cottura ancora per altri 20-25 minuti.


Quinoa alla curcuma e paprika con verdure

Oggi noi del team Light & Tasty portiamo a tavola la quinoa
La quinoa è una pianta erbacea il cui nome scientifico è Chenopodium Quinoa e che appartiene alla famiglia delle Chenopodiaceae, proprio come la barbabietola o gli spinaci: la quinoa non è, quindi, un cereale – come molti pensano – sebbene abbia qualche caratteristica in comune con questi ultimi. Originaria del Sud America – dove venne scoperta dagli Inca, circa 4 mila anni fa – la quinoa viene spesso ed erroneamente considerata un cereale per via del suo aspetto e dell’elevato contenuto di amido: i semi di quinoa rappresentano, in ogni caso, una valida alternativa ai cereali e, di questa pianta, è possibile consumarne sia i semi – per l’appunto – che le foglie, come ortaggio. Per il 55 per cento, i semi di quinoa sono costituiti da carboidrati, le proteine rappresentano il 12 per cento e il resto è fatto di lipidi, con una quantità elevata di acidi grassi polinsaturi, in particolare l’acido linoleico. I valori nutrizionali della quinoa includono anche i sali minerali, come ferro, magnesio, fosforo e calcio, oltre alla vitamina E, alla vitamina C e alla vitamina B2.Quante sono le calorie dei semi di quinoa? Il valore energetico di questo gustoso e salutare alimento è pari a 370 kcal per 100 grammi di prodotto. Questa caratteristica rende questo frutto particolarmente adatto – se non si esagera! – nelle diete. (fonte)


Preparare piatti dietetici non significa dover rinunciare al gusto, anzi! Gli aromi e le spezie ci vengono in aiuto per esaltare sapori e profumi delle pietanze, magari quelle poco gustose e neutre

Cosa serve per DUE persone:
140 g. quinoa
300 g. acqua
sale e pepe q.b.
un cucchiaino curcuma
un pizzico aglio in polvere
un pizzico generoso paprika dolce
2 cucchiai piselli freschi o surgelati già cotti
una falda peperone rosso 
1 carota
olio evo q.b.

Sciacquare la quinoa e farla cuocere 15 minuti in acqua salata con l'aggiunta delle spezie (metterla a cuocere al bollore, come si fa per la pasta), mescolare spesso. Quando è cotta condirla con l'olio e l'aglio.
Mentre la quinoa cuoce, a parte fare sbollentare (in acqua salata) metà delle verdure tagliate a cubetti piccolissimi.
Unire le verdure alla quinoa, aggiungere una grattata di pepe macinato al momento.
Decorare il piatto con la verdura cruda rimasta.
Buono sia tiepido che freddo; si può servire come antipasto, primo piatto e secondo; un classico passpartout; io l'ho servito come primo.


           Se replichi la ricetta inserisci per cortesia il link di riferimento al mio blog. Grazie!
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... ed ecco le mie colleghe cosa propongono
Daniela insalata di quinoa tricolore
Elena insalata di quinoa con edamame, avocado e limone
Milena quinoa con broccoletti e salmone

Crema di mandarini (aroma naturale per dolci vari)

Una crema aromatica naturale per panettoni, pandori, colombe, brioches, lievitati dolci, ma anche torte e crostate, biscotti, dolcetti ecc. ecc.
Naturalmente si può fare anche con la scorza di limoni, arance, agrumi misti (tutti rigorosamente naturali!) mi sono ispirata ad un crema preparata da Terry


Alcune settimane prima dell'utilizzo, in un momento di stagione piena,  preparare la crema (per me di mandarini - Non clementine, proprio mandarini -  a volte qualcuno li confonde) dopo averli lavati ed asciugati perfettamente, sbucciarne 4-5 avendo cura di eliminare ogni pellicina bianca, mettere le scorze in un robot provvisto di cutter molto tagliente e tritare molto finemente. Sistemare le scorze tritate a strati in un vasetto a chiusura ermetica: uno strato di scorze tritate, uno di zucchero. Finire con uno strato di zucchero.


Schiacciare con una forchettina per eliminare eventuali bolle d’aria e riporre il vasetto nella parte alta del frigo per 20 giorni. Aprire il vasetto, mescolare, ricompattare, richiudere e lasciare ancora macerare per 10 giorni.


Trascorso il mese totale, travasare tutto in una ciotola e, col il frullatore da immersione (tipo minipimer) frullare fino ad ottenere una crema. Conservare ciò che serve nell’arco di poco tempo in frigo e il resto dividerlo in piccoli contenitori e congelarlo.



Biscotti di frutta secca speziati Delicious

Oggi noi ragazze della rubrica Al Km 0 dedichiamo le nostre ricette al mese di aprile o meglio, al sonno che accompagna il destarsi, la mattina, in questo periodo. Infatti il tema è: "sveglia dal dolce dormire!" Io preparo la merenda e ho pensato di preparare biscotti belli energetici e sani, ricchi di frutta secca da poter fare sport e le incombenze quotidiane ed arrivare così, a cena, ancora carichi.
La nostra rubrica strizza l'occhio a prodotti di stagione e del territorio, io, in questo caso ho usato noci della Val Pellice, la solita farina che compro sempre direttamente dal produttore, e miele che produce una persona che conosco.

Cosa serve:

25 g noci (peso netto) sgusciate
25 g. mandorle (peso netto) sgusciate
50 g. albicocche secche
50 g. fichi secchi qualità morbidi
1/2 cucchiaino di essenza di vaniglia
1/2 cucchiaino di zenzero in polvere
1/2 cucchiano di cannella
1/2 cucchiaino di coriandolo
1 pizzico di sale
330 g. farina 00 (160-180W)
20 g. amido di mais
120 g. zucchero di canna grezzo
1 cucchiaio colmo di miele millefiori (per me piemontese)
2 uova
4 g. lievito per dolci
120 g. burro freddo a pezzettini

Tritare in un tritatutto elettrico, usando il tasto ad impulsi, le albicocche secche, i fichi secchi, le mandorle e le noci. Mettere in una ciotolina, tenere da parte.


In una ciotola (della planetaria usando l'accessorio foglia - o in un robot da cucina o, ancora, a mano) mettere la farina con l'amido di mais e il lievito setacciati. Unire il pizzico di sale, le spezie ed il burro freddo a pezzettini (se si fa a mano il burro deve essere un po' morbido, quindi tirarlo fuori dal frigo 15 minuti prima). Amalgamare lo stretto necessario per ottenere uno sfarinato. (se si fa a mano, non impastare, ma usare la punta delle dita).
Unire tutta la frutta secca tritata.


Unire lo zucchero ed il miele ed amalgamare ancora.
Aggiungere, in ultimo le uova intere.




Amalgamare e formare un panetto da avvolgere nella pellicola alimentare. Mettere in frigorifero per 45- 60 minuti.

Preriscaldare il forno a 170° ventilato. Tirare fuori l'impasto dal frigorifero.
Su una spianatoia (dopo averla leggermente infarinata) impastare qualche minuto il panetto per renderlo morbido.
Infarinare leggermente anche il mattarello e stendere una sfoglia spessa circa 1 cm. (poco meno) coppare con il tagliabiscotti preferito (io suggerisco quello semplice rotondo, senza sagome e non frastagliato, essendoci albicocche e fichi tritati il disegno  - tipo non so.. una stella, un cuore, temo non risulterebbe omogeneo e poi questo tipo di biscotti sono belli tondi).
Io no amo i biscotti troppo dolci, chi li ama zuccherini, aumentarne la quantità.
Disporli un pochino distanziati su una placca rivestita da carta da forno e cuocere per 15-18 minuti. controllare, dipende dal forno, devono dorare ai bordi.


Fare raffreddare su una gratella e consumare e/o conservarli in una scatola di latta

Se replichi la ricetta, per cortesia, inserisci il link di provenienza al mio blog e per cortesia, possibilmente non cambiare il nome di questi biscotti :-) Grazie!!!
Non voglio peccare di presunzione, giuro, ma questi biscotti li ho preparati per diverse persone e sono piaciuti tantissimo a tutti, ma proprio tutti! Ho ricevuto molti complimenti. Vi consiglio vivamente di provarli.
Non sapevo come chiamarli e, dato che per una coppia di amici li ho donati riponendoli dentro questa scatola...beh.. è stato automatico :-) 

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Pane intrecciato di semola di grano duro con lievito madre (passo-passo) Josep Pascual

Sto testando, tra le varie farine, metodi di impasto e tecniche di lievitazione e tante altre cose da autodidatta, e poi sto provando forme di pane ideate da un famoso maestro dell'arte bianca spagnolo, Josep Pascual, che sono state copiate spudoratamente da alcuni (spacciandole per loro) e d'ispirazione per molte altre persone. 
Questa è la prima :-) Molto bella, mi è piaciuto molto farla, divertente! 

Tengo a precisare onde evitare equivoci: per la forma mi sono ispirata a quella di Pascual, dosi e procedimento di questa ricetta sono miei.


Cosa serve:

160 g. lievito madre già rinfrescato
500 g. farina di semola rimacinata (io di Altamura)
330 g. acqua a t. ambiente
1 cucchiaino colmo di sale fino marino integrale
1 cucchiaino di malto d'orzo bio in polvere

(orari indicativi: quelli che ho usato io)

Ore 10,00
Rinfrescare il lievito madre e prelevarne l'occorrente indicato nella ricetta, metterlo in una ciotolina, coprirlo con pellicola e tenerlo a temperatura ambiente,  l'altro metterlo in frigo per la successiva panificazione (in un barattolo a chiusura ermetica)

Ore 18,30
Mettere nella ciotola della planetaria la farina e l'acqua, dare qualche giro e lasciare riposare per 30 minuti coperto. Poi unire il lievito madre a pezzi ed il malto  iniziare ad amalgamare con il gancio velocità 1. (Se si fa a mano idem in una ciotola capiente usando, natualmente, le mani) aumentare un po’ la velocità ed unire il sale. Impastare una decina di minuti, fino a quando l'impasto risulta incordato e liscio.
Formare una palla e mettere a lievitare in una ciotola unta in luogo tiepido (forno spento con luce accesa o su un ripiano in cucina avvolgendo la ciotola con una copertina se è inverno) per 12-14 ore.


La mattina successiva:
Riprendere l’impasto, dare una serie di pieghe per dare forza alla lievitazione in cottura, passaggio già spiegato molte altre volte (vedere altre ricette nel ricettario)
Riprendere l'impasto e formare poi le pezzature, tagliare con una raschia/tarocco 6 pezzi. Conviene pesarli per ottenere una cottura uguale ed omogenea.




Formare quindi sei cordoni e formare intrecci (guardare foto) per poi posizionare le chiusure nella parte sottostante a contatto del piano da lavoro.




Pirlare quindi la palla intrecciata, metterla sulla leccarda ricoperta da carta da forno e mettere a lievitare (coperta da un canovaccio pulito ed eventualmente da una copertina di pile) fino al raddoppio. Per me tre ore.


Preriscaldare il forno statico con un pentolino d'acqua sul fondo a 230°, (oppure spruzzare acqua il fondo e pareti con uno spruzzino)  nel frattempo scoprire la palla di pane, spolverizzarla in modo leggero con un pochino di semola, poi con la punta delle forbici (pulite! quelle che si usano in cucina, eventualmente disinfettarle con amuchina) praticare alcuni taglietti lungo i cordoni dell'intreccio, senza andare in profondità.


Quando il forno è a temperatura, infornare e cuocere 15 minuti, poi togliere il pentolino d'acqua, e proseguire la cottura per altri 30 minuti, poi aprire il forno a fessura e lasciare ancora il pane all'interno per 5 minuti.
Spegnere, sfornare il pane e farlo raffreddare su una gratella prima di tagliarlo e gustarlo.



Pastiera napoletana

Adoro letteralmente i dolci con la ricotta, la pastiera è nella mia top ten, seconda solo al cannolo siciliano, al terzo posto sul podio c'è la sfogliatella riccia. Faccio da sempre questo dolce ed ho sempre seguito la ricetta che mi aveva passato mia zia (siciliana, non napoletana però, che a sua volta l'aveva avuta da non so chi) era una versione davvero buonissima, da leccarsi i baffi, tanto che non ho mai nemmeno lontanamente pensato di sostituirla e provare altre versioni.
Fino ad oggi. O meglio, lo scorso anno.
Avevo voglia e curiosità di preparare una versione di pastiera non "ereditata" da mia zia, ma che fosse una ricetta di famiglia napoletana, antica e consolidata e soprattutto vera. (sembra banale ma molte non lo sono affatto). Non mi fermo mai al primo articolo che vedo, si sa google riporta, inizialmente, chi paga, poi solo successivamente le pagine più viste e conosciute. Gira che ti rigira ho provato varie versioni, simili tra loro (e simili anche alla ricetta trovata su un vasetto di grano cotto), ho messo a punto quindi una versione che non credo mollerò tanto facilmente perchè è davvero straordinaria! La pastiera più buona che io abbia mai mangiato, fatto e rifatto, ho ricevuto complimenti da tutti, anche da chi non amava questo dolce, prima di adesso, con mia somma soddisfazione.
Rispetto alle ricette originali napoletane ho diminuito la dose di zucchero della farcia (si sa al sud zuccherano di più i loro dolci rispetto al nord) non amando i dolci troppo dolci ed ho dimezzato la cannella, pur amando questa spezia non mi piace che si senta troppo in questo caso, poi ho usato canditi misti artigianali di ottima qualità, con prevalenza d’arancia. 

Riporto le dosi per DUE  pastiere da 22D ma io a volte  ricalcolo le proporzioni e ne sforno parecchie, anche in versione monoporzione. 


Aggiungo la mia tabella di marcia, perchè questa non è una torta che si fa nel giro della giornata, ha bisogno di vari step e di riposo per gustarla come si deve. Per averla pronta da degustare la domenica di Pasqua compro la ricotta di pecora freschissima il 
1) *mercoledi (io al mercato da venditrice di fiducia), la metto a scolare per 24 h. tolgo il cestello, metto la ricotta su un colino posizionato sopra una ciotolina, il tutto coperto da pellicola e messo in frigo nella parte bassa più fredda.* volendo questo passaggio si può posticipare al giovedì mattina, in questo caso lasciare la ricotta sgocciolare almeno 8-12 h.
 *In alternativa metterla a sgocciolare il giovedì mattina e preparare la crema di ricotta la sera, lasciandola scolare dal mattino (almeno 8 ore), in base a quando si ha a disposizione la ricotta di pecora freschissima.
2) il giovedì preparo la pasta frolla, la avvolgo da pellicola e la metto in frigo.
Sempre il giovedì preparo la crema di ricotta che ormai ha perso tutto il suo siero, copro e metto in frigo a riposare fino al giorno successivo
3) il venerdì preparo la crema di grano, tiro fuori dal frigo la crema di ricotta e la pasta frolla, assemblo e cuocio. 
La pastiera (pastiere...  meglio farne tante :-)) ora riposa due giorni e la domenica si gusta.

Per la pasta frolla serve:
500 g.  farina + q.b. per la spianatoia
245 g. burro morbido a temperatura ambiente
195 g. zucchero semolato
2 uova + 2 tuorli
1/2 bustina di lievito per dolci
1 goccio di marsala secco oppure 1 cucchiaino raso e 1/2  di aroma di millefiori o fiori d’arancio se utilizzate quello diluito; 3 gocce se state usando quello concentrato
buccia grattugiata di 1 limone naturale
un pizzico di sale

Per crema di ricotta:
530 g di ricotta di pecora perfettamente sgocciolata
300 g di zucchero semolato
4 uova + 3 tuorli
1/4 cucchiaino cannella  (o anche di meno...)
4 cucchiai aroma di millefiori o fiori d’arancio se utilizzate quello diluito; 1 cucchiaio se state usando quello concentrato
120 g. canditi misti (di cui almeno 70 g. arancia)

Per crema di grano:

450 g. grano cotto per pastiere
300 g. latte intero fresco
buccia intera di 1 arancia naturale
buccia intera di 1 limone naturale
40 g. burro

Fare la pasta frolla 12/24 h. prima dell’utilizzo, è una frolla diversa dalla classica per crostate, è molto più morbida, è molto ricca di uova e burro, non è troppo friabile e non deve spaccarsi, deve poter sostenere tutto il peso del ripieno.
Montate con l’aiuto delle fruste elettriche o la planetaria, il burro morbido con lo zucchero , la buccia di limone e l’aroma fiori d'arancio fino ad ottenere un composto cremoso, aggiungete l’uovo i i tuorli, uno alla volta, aspettando che il primo si assorba, prima di inserire il secondo, fino ad ottenere una crema liscia, unire poi la farina con il sale e il lievito, precedentemente setacciati, in una volta sola, amalgamare velocemente pochi attimi, la frolla si compatterà pur rimanendo molto morbida, attaccherà un pochino alle mani, così dev'essere, prelevarla con una spatola e adagiarla su pellicola alimentare, formare un panetto. Metterla in frigo. Se si fanno più pastiere per volta consiglio di pesare e suddividere già in questo passaggio la frolla che serve per ogni torta.

Prendere la ricotta perfettamente sgocciolata (buttare via il siero che ha "spurgato") aggiungere lo zucchero, mescolare e lasciare marinare in frigo in una ciotola coperta da una pellicola.
La marinatura è fondamentale la ricotta deve assorbire lo zucchero che deve sciogliersi. esattamente come si fa per i cannoli siciliani.
Il giorno della realizzazione della pastiera per prima cosa bisogna preparare la crema di grano. In una casseruolina preferibilmente antiaderente o d'acciaio, mettere il grano, le scorze degli agrumi intere e spellate al vivo (bisogna cercare di ricavarle intatte per non impazzire dopo che è cotta ad eliminarle, in questo modo sarà più semplice), unire poi il burro ed il latte. Mettere sul fuoco dolcissimo e, mescolando molto spesso, quasi di continuo, lasciare cuocere per 20-25 minuti. Deve formarsi una bella crema. Spegnere e lasciare intiepidire. 


Eliminare le scorze degli agrumi, avendo cura di ripulirle bene.


Prelevate 170 g. di crema di grano e frullarla con il minipimer o un mini frullatore provvisto di cutter



Setacciate la ricotta, con un colino a fori stretti, è un passaggio davvero indispensabile. Non tralasciarlo. Unire ora: le uova e i tuorli, uno alla volta, mescolando bene, poi i canditi tagliati a pezzetti piccoli, la crema di grano frullata e quella non frullata.


Spolverare bene di farina il piano di lavoro e il mattarello. Pesare la frolla e prelevarne 2/3, (quel che rimane rimetterlo in frigo, servirà successivamente)  stenderla avendo cura di calcolare una sfoglia che possa rivestire il fondo e le pareti dello stampo (per cui io la stendo, adagio sopra lo stampo e calcolo esattamente quanto deve essere grande) poi adagiarla nella tortiera (anche usa e getta, va benissimo!) precedentemente imburrata e infarinata. 
Bucherellare il fondo con i rebbi di una forchetta, versare la farcia di ricotta e grano, livellare col dorso di un cucchiaio, prendere la dose di frolla che era stata messa in frigo e stenderla, ricavare delle strisce ritagliandole con l'aiuto di una rotella taglia pizza e formare la griglia sulla pastiera.
Sigillare bene pinzando con i polpastrelli gli estremi delle strisce sui bordi. 



La pastiera, va cotta a lungo e lentamente 
Cuocete in forno già caldo nella parte medio bassa a 150° per 1 ora e 30 minuti (diminuire il tempo in proporzione se si usano stampi più piccoli o aumentare di un quarto d'ora se si cuociono più pastiere grandi contemporaneamente), consiglio di fare la prova stecchino, l’interno deve risultare asciutto e la superficie deve risultare leggermente caramellata.
Spegnete il forno e lasciate riposare la pastiera nel forno spento aperto a fessura con un cucchiaio di legno per una ventina di minuti. La pastiera è pronta per essere degustata non prima he siano trascorsi due giorni; i sapori devono amalgamarsi e la consistenza assestarsi.
Questo è un dolce che si conserva perfettamente a temperatura ambiente, in luogo asciutto e fresco per una settimana, non bisogna conservarla in frigorifero, si rovinerebbe. Io copro la pastiera a campana con una ciotola di vetro.
Al momento di servire, volendo, spolverizzare in modo molto leggero di zucchero a velo.




Riso venere con bottarga, radicchio e mazzancolle

Oggi noi del team Light & Tasty cucina riso venere ed io non posso che esserne felice dato che è di origine orientale ma qui in Italia si coltiva in piemonte, quindi nella mia regione, infatti è consuetudine trovare, tra i piatti tradizionali piemontesi,  proposte raffinate ed appetitose con questo delicato riso nel menù dei nostri migliori ristoranti.
Si tratta di un riso integrale dal caratteristico color ebano, anticamente considerato miracoloso tanto che solo i nobili potevano permettersene il consumo, ribattezzato riso venere, dedicato alla dea dell'amore per le qualità ritenute, all'epoca, afrodisiache.

Il riso venere è una tipologia di riso che presenta le caratteristiche tipiche del riso integrale: non subisce processi di raffinazione, conserva la crusca e mantiene basso l’indice glicemico; a queste sue peculiarità si aggiungono tante altre che lo rendono adatto a tutti i tipi di alimentazione.
Le calorie per 100 g. di prodotto sono 377


Cosa serve per 2 persone:

160 g. riso venere
80 g. radicchio di Treviso
100 g. mazzancolle (peso netto senza scarti)
Bottarga di muggine o tonno grattugiata q.b.
Olio evo q.b.
Brodo ottenuto degli scarti delle mazzancolle o di pesce q.b.
Carota, cipolla e sedano


Pulire le mazzancolle eliminando il budellino incidendo il dorso ed il carapace. Lavare gli scarti e tenerli da parte. Se possibile e disponibili chiedere al pescivendolo se avesse tagli utili per il brodo di pesce ed aggiungerli ai gusci delle mazzancolle, altrimenti utilizzare solo questi ultimi, mescolarli con tocchi di sedano, carota e cipolla, salare leggermente e fare sobbollire in acqua (circa 500 g. da fare consumare per ottenere circa 350 g. di brodo).
Intanto, dopo aver eliminato la costola dura, lavare e tagliare a listarelle il radicchio di Treviso e farlo sbollentare pochi istanti in acqua a bollore, poi scolarlo subito e tenerlo da parte. (questo passaggio serve a fare perdere l’amaro).
Quando il brodo è pronto, scolarlo e travasarlo in una casseruola più capiente, versare dentro il riso venere e farlo bollire per 15 minuti circa o secondo il proprio gusto, unendo anche il radicchio.
Intanto, a parte, scottare in acqua a bollore e per pochi istanti le mazzancolle, oppure se si desidera che siano più saporite, farle saltare in una padellina antiaderente con un goccio di olio evo (io le ho fatte scottare in acqua bollente con pochissimo sale).

A fine cottura impiattare il riso, spolverizzare con una generosa spolverizzata di bottarga grattugiata, unire le mazzancolle e condire con un giro leggero di olio evo a crudo. Servire

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... ed ecco le mie colleghe cosa propongono
Daniela mini cake di riso venere
Elena riso venere con mazzancolle e pesto di basilico
Maria Grazia riso venere con salmone, zenzero e crema di cavolfiore viola
Milena riso venere, verdurine, agretti e ricotta

Agnolotti di magro fatti a mano con asparagi e burro di malga

Si sta avvicinando la S.Pasqua ed oggi, noi del team Al Km 0, proponiamo idee goduriose, spunti, utilizzando ingredienti di stagione e/o del territorio da portare a tavola per il pranzo domenicale in famiglia o con gli amici. Io, come sempre, sono legata alla tradizione e non vedo di buon occhio pietanze strambe per nessuna occasione, figuriamoci poi in occasione di ricorrenze come questa... quindi ho deciso di offrirvi i nostri buonissimi e rassicuranti agnolotti. 
In Piemonte i classici sono di carne con poca percentuale di verdura, oppure con una farcia costituita solo da carne come quelli di arrosto, brasato, con parte di salsiccia e carni suine, oppure di carni lessate, questi ultimi che sono più robusti, sono un must sulle tavole natalizie.
In piemonte abbiamo una vastissima scelta e proposta di pasta fresca, forse non tutti lo sanno :-)
Gli agnolotti (da noi non si chiamano ravioli, se non quelli del plin e quelli dalla forma classica e dal calibro molto - ma molto - più piccolo preparati con lo stampo apposito, da fare in brodo, ricetta qui)), dicevo .... gli agnolotti di magro che sono dunque più adatti a Pasqua, hanno praticamente sempre una base di ricotta - la nostra - il seirass, ne ho parlato tantissime volte  ... ad esempio qui è una ricotta di latte delle nostre pecore e/o capre tagliato con una percentuale di latte vaccino, a volte arricchita con crema di latte, venduta in sacchettini-garze, è una ricotta molto gustosa e golosa, essendo morbidissima e dolce in modo naturale, che si presta per piatti dolci e salati.
La base degli agnolotti di magro è la ricotta, alla quale poi ci si può sbizzarrire aggiungendo carciofi, zucca, asparagi, noci, borragine, con tartufo, fonduta, funghi, e chi più ne ha, più ne metta.... con la sfoglia che può essere bianca, classica o verde o rossa o nera ecc. io oggi ho preparato i classici: ricotta e spinaci, condendoli con burro spumeggiante di malga e asparagi. Quando è piena stagione li compro sempre piemontesi, ovviamente, altrimenti ripiego su asparagi che siano comunque nostrani, non compro mai e poi mai prodotti che arrivino da lontano.


Cosa serve per 4-6 persone
Per la pasta:

400 g. farina 00
4 uova intere
1 goccio d'olio evo

Per la farcia:

300 g. ricotta morbida ma NON acquosa per me seirass piemontese
150 g. spinaci
1 uovo
una grattata noce moscata
50 g. parmigiano grattugiato

Per il condimento:

120 g. burro di malga
un mazzo di asparagi teneri (circa 300 g.)
parmigiano q.b.

Per prima cosa fare la pasta. Clicca qui per vedere il procedimento.
Avvolgere la pasta in pellicola alimentare per farla riposare e intanto preparare la farcia.
In una pentola con acqua leggermente salata e a bollore, tuffare gli spinaci già puliti e lavati, farli sbollentare e poi tuffarli in una ciotola con acqua fredda per fermare la cottura e preservarne il colore, strizzarli e tagliuzzarli molto finemente con l'aiuto di un tritatutto elettrico. In una ciotola mescolare tutti gli ingredienti, dapprima unire solo il tuorlo, aggiungere l'albume se fosse necessario, dipende tutto dalla ricotta, si deve ottenere un composto morbido. Mettere la farcia in una sac-a-poche usa e getta e riporre in frigorifero.
Riprendere la pasta e tirarla finemente con la macchinetta o a mano se si preferisce. Io stavolta ho usato la macchinetta sfogliatrice, ricordarsi di coprire con un canovaccio la pasta che non si sta stendendo, altrimenti si secca.
Coprire dunque le sfoglie mano a mano che sono pronte. Quando la pasta sarà tutta stesa, riprendere la tasca da pasticcere in frigo con la farcia, tagliare generosamente la punta e formare mucchietti a distanza regolare in modo da formare degli agnolotti piuttosto grandi (se ne calcoleranno poi 8 a persona - se invece si desidera fare agnolotti di misura standard se ne calcolano due dozzine a persona, in tal caso però, di solito si usa lo stampo apposito), con un pennello, leggermente bagnato, inumidire il perimetro del lato della sfoglia dove ci sono i mucchietti e ripiegare l'altra sulla farcia.


Premere bene per farla aderire, premere bene anche la pasta tra un mucchietto e l'altro, in cottura poi non deve assolutamente aprirsi; con una rotella dentellata ricavare poi gli agnolotti.
Spolverizzarli con farina di riso (o di semola NON utilizzare farina 00 che altrimenti inumidisce e incolla tra loro gli agnolotti, questo è uno sbaglio che si vede spesso fare!) e riporli ben coperti in frigo fino alla cottura. (se si preparano il giorno precedente l'ideale è metterli in un vassoio infarinato poi avvolto con un sacchetto di carta del pane).
Preparare ora gli asparagi: con un pelapatate eliminare la buccia del gambo partendo più o meno da 2/3 rispetto alla punta, perchè è quella più coriacea da cuocere mentre la punta è quella più tenera. Poi lavarli bene sotto acqua fredda corrente.

 
Tagliare poi la parte che si è spellata e utilizzarla per altre preparazioni (ripieni, frittate, vellutate, risotti ecc. ecc.) e sbollentare le cime (guardare in foto per regolarsi) in acqua salata e a bollore per qualche minuto. Gli asparagi non devono essere croccanti, ma  sodi e quindi devono essere cotti a puntino. Questo è importante.
Quindi mettere una capiente pentola con acqua salata, per fare cuocere gli agnolotti, come di consuetudine. Gli agnolotti freschi e soprattutto fatti a mano con una sfoglia sottile cuociono in pochi minuti. Intanto in una padella fare spumeggiare il burro profumato di malga ed aggiungere gli asparagi, farli ben saltare, quindi scolare con una schiumarola gli agnolotti e farli mantecare nel burro e asparagi qualche istante. Servire con parmigiano.