Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query biove. Ordina per data Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query biove. Ordina per data Mostra tutti i post

Biove barbarià a lievitazione naturale (world bread day 2020)

Oggi alcune di noi del team Il Granaio partecipano all'annuale appuntamento del world bread day quale migliore occasione per fare conoscere una farina antichissima del mio amato Piemonte?
Ho voluto entrare  a gamba tesa nel sacco del mulino e usare questo fantastico mix di frumento, segale e malto tostato ed impastarlo con il mio lievito madre per conferire una forma di pane a noi tanto cara, parlo della biova, comunemente di farina di grano tenero e lievito di birra ma io, si sa, amo giocare e sperimentare altrimenti non mi diverto. Sono assolutamente felice del risultato che ho ottenuto, spero piaccia anche a voi.

Il Barbarià© appellativo che deriva da "imbarbarito, imbastardito" era un'antica tecnica
che prevedeva la semina autunnale di una miscela composta da semi di grano e segale.
Si trattava di un metodo che consentiva alle popolazioni montane e pedemontane di ottenere una farina da pane più digeribile di quella che veniva prodotta con la sola segale così che se l'annata fosse stata favorevole alla fine avrebbero ottenuto una farina particolare, buona e sostanziosa.
Qualora invece l'annata fosse risultata difficoltosa, compromettendo lo sviluppo del grano ( più sensibile alle avversità climatiche) avrebbero raccolto comunque la segale, utile per la loro sopravvivenza. fonte



Cosa serve:
90 g. lievito madre già rinfrescato (oppure 2-3 g. lievito di birra fresco)
500 g. farina macinata a pietra barbariat (farine grano tenero e segale con malto di segale tostato) Molino Squillario oppure creare un mix di farine di segale integrale e frumento tipo 1
340 g. acqua a t. ambiente
12 g. sale fino marino integrale
1 cucchiaino di malto d'orzo bio in polvere

(orari indicativi: quelli che ho usato io)

Ore 14,30
Rinfrescare il lievito madre e prelevarne l'occorrente indicato nella ricetta, metterlo in una ciotolina, coprirlo con pellicola e tenerlo a temperatura ambiente,  l'altro metterlo in frigo per la successiva panificazione (in un barattolo a chiusura ermetica).
Preparare l'autolisi mettendo la farina nella ciotola e irrorandola con 300 g. d'acqua, dare una mescolato sommaria, coprire con pellicola e lasciare da parte.

Ore 18,30
Mettere nella ciotola della planetaria la farina il lievito madre a pezzi (o lievito di birra sbriciolato) e il malto, iniziare ad impastare con il gancio velocità 1. (Se si fa a mano idem in una ciotola capiente usando prima una forchetta, poi ribaltare sul piano da lavoro e continuare impastando con le mani), unire poco la restante acqua poca alla volta (aumentando un po’ la velocità), in ultimo unire il sale.
Formare una palla e mettere a lievitare in una ciotola unta, coprire con pellicola e canovaccio tenuto fermo da un elastico, a temperatura ambiente per 3-5 ore, poi trasferire la ciotola in frigorifero fino alla mattina successiva.

Il giorno dopo: 
Tirare fuori la ciotola dal frigorifero e farla acclimatare. Riprendere l’impasto, dare una serie di pieghe per dare forza alla lievitazione in cottura, pesare l'impasto, se fatto con lievito madre sarà 950 g. dividere in 6 pezzature (pesarle), allargarne ognuna con i polpastrelli ottenendo 6 rettangoli, arrotolarne ognuno stringendo le estremità per dare una forma ovaloide appuntita e mettere le pagnottine a lievitare una vicino all'altra divise da un canovaccio infarinato abbondantemente, (agli estremi mettere dei pesi – pacchi di farina o zucchero - in modo che si mantengano schiacciati e crescano in altezza e non in larghezza) far lievitare due-tre ore ben coperti dal canovaccio infarinato avendo cura di mantenere la chiusura delle pagnottelle arrotolate di sotto, a contatto del piano da lavoro.





Preriscaldare il forno statico a 250°
Riprendere le pezzature, rivoltarle con la chiusura verso l'alto, cospargere con farina di riso e, con una lametta (facendo molta attenzione a non tagliarsi) praticare un taglio abbastanza profondo in centro, in prossimità della chiusura 




Spruzzare pareti, fondo e verro interno del forno con acqua per creare vapore e infornare le biove messe sulla leccarda del forno rivestita con carta da forno e cuocere 10 minuti, aprire il forno spruzzare di nuovo poi abbassare a 210°, cuocere ancora 20 minuti, poi abbassare a 170° aprire il forno a fessura e lasciare ancora le biove per 5 minuti, poi togliere dal forno e fare raffreddare su una gratella.

la ricetta è di mia proprietà, se la replichi inserisci il link di riferimento al mio sito, grazie 

Ogni anno, il 16 Ottobre, in occasione del World Bread Day, centinaia di blogger seguono l’invito di Zorra ad unirsi virtualmente nel preparare un alimento base, importante in tutto il mondo sin dagli albori dell'agricoltura: il pane appunto. La Giornata mondiale del pane è stata avviata dall'Unione internazionale dei fornai e dei pasticceri (UIBC), e in questa giornata si commemora anche l'anniversario della creazione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO). La FAO fu creata nel 1945 per sconfiggere la fame. Il suo motto è "Fiat panis" che tradotto dal latino significa "Sia il pane". Non a caso, la Giornata mondiale del pane coincide con la Giornata mondiale dell'alimentazione."

 #wbd2020 #worldbreadday #worldbreadday2020
Il nostro paniere completo ha sfornato:

                                    Seguiteci anche sulla nostra pagina su facebook cliccando qui
                                                           @ilgranaiofoodblogger

Biove (pane piemontese)

Io uso moltissimo il mio lievito madre fresco, quello essiccato  e uso anche il lievito di birra fresco (ma in quantità minime) dipende dal prodotto che voglio realizzare per la buona riuscita. In questo caso occorre senza dubbio quest'ultimo.


BIOVA (impasto indiretto)

Per la biga:
80 g. farina manitoba
170 g. farina 00
130 g. acqua (proporzione circa il 50%)
3 g. lievito di birra fresco (proporzione circa l’1%)
Far riposare la biga per 18-24 ore a 18°-20°

Per l’impasto:
la biga
250 g. farina manitoba
500 g. farina 00
400 g. acqua
20 g. sale
1 cucchiaino e mezzo di malto d’orzo liquido (in mancanza usare il miele)
15 g.  lievito di birra fresco (proporzione circa il 2,5% sulla quantità di farina dell’impasto)
40 g. strutto o olio evo (io uso l’olio)

Orari puramente indicativi, sono quelli che ho adottato io:
  • Ore 15,30
Per fare la biga: sbriciolare nelle farine il lievito, unire poco alla volta l’acqua, formare una palla e metterla in una capiente ciotola di vetro unta con un goccino d’olio. Coprire con pellicola e mettere a lievitare per un tempo che può andare dalle 18 ore alle 24 ore. In base alla temperatura e al tempo a disposizione.



  • Ore 9,30 del mattino successivo


Mettere nella ciotola della planetaria le farine, la biga a pezzi, il malto, il lievito sbriciolato e iniziare ad amalgamare con il gancio velocità 1. (Se si fa a mano idem in una ciotola capiente usando, naturalmente, le mani) unire poco alla volta l’acqua (aumentando un po’ la velocità)  a temperatura ambiente o leggermente scaldata a microonde. Quando si è incorporata ¾ dell’acqua unire l’olio ed il sale.
Infine, unire l’acqua restante se necessario. Dipende, come sempre, dalla farina. Può volercene un po’ di più come un po’ di meno. La consistenza deve essere di una pasta soda ma non dura.
Terminato l’impasto far riposare una mezz’oretta, coperto bene da pellicola o avvolto in un canovaccio leggermente infarinato.
Riprendere l’impasto, formare un filone, poi le pezzature, tagliare con una raschia/tarocco 4 pezzi.


Stendere i pezzi col mattarello, formando un rettangolo ed avvolgerlo, schiacciare le estremità verso l’interno, mettere le pagnotte una vicino all’altra divise da un canovaccio, avendo cura di posizionare il filoncino con la chiusura verso il basso, in modo che non si apra lievitando; (mettere dei pesi – pacchi di farina o zucchero - in modo che si mantengano schiacciati e crescano in altezza e non in larghezza) far lievitare un’ora e mezza/due ben coperti da pellicola o dal canovaccio.






Riprendere i filoncini arrotolati e girarli  sotto-sopra in modo che la parte che chiudeva ora sia rivolta in alto. Tagliare le pezzature a metà  per il lungo e poi a metà per il largo Posizionare le biove con il taglio verso l’alto, incidere ulteriormente con una lama affilata nel centro della pagnotta e fare “puntare” cioè riposare ancora una ventina di minuti le biove, coperte bene da un panno.

Con questa quantità di farina, io ho fatto delle biovette (non delle biovone) ho ottenuto 16 pezzi.






Intanto scaldare il forno a 220° cuocere 20-35 minuti (dipende dalla grandezza della biova) per questa grandezza sono stati perfetti per il mio forno funzione cottura pane e pizza (che è un ventilato apposito pare…) per 25 minuti



Focaccia croccante con rosmarino in fiore e lievito madre


A Pinerolo, la mia città, si tiene un'importante rassegna (la 41° quest'anno) dell'artigianato locale, rivolto ai piccoli bottegai e ai produttori locali, non solo pinerolesi, bensì di altre zone piemontesi e non solo; infatti è immancabile il banchetto di spezie ed infusi indiani, ma anche prodotti provenzali per lo più biancheria per la casa.  Artigiani del legno, della paglia, del ferro, tappezzieri che foderano sedie antiche.. ce ne sarebbe da raccontare!




Ma a noi, per la rubrica "al Km 0" interessa il cibo, ed ecco che posso elencarvi alcuni prodotti di nicchia, d'eccellenza, del territorio che potete trovare e gustare se passate da qui in quei giorni.


Purtroppo le foto che pubblico non sono tutte mie, alcune sono di repertorio, la rassegna si svolge verso la metà di settembre ogni anno e mobilita il centro storico della cittadina, quest'anno si terrà dal 7 al 10/9 (ne avevo scatti miei veramente..ma ho dovuto ripristinare il pc ed il contenuto non salvato su altro dispositivo è andato perduto. Magari le sostituirò con foto fatte da me prossimamente).
Troveremo, oltre che stand allestiti con cucina e si potranno gustare piatti tipici (immancabile la polenta con la salsiccia o con la gorgonzola), i famosi nostri gofri (che non sono waffel!!!!) gustati sia con salumi che formaggi che con nutella o confetture. 


Ai banchetti si potranno comprare e gustare le nostre tipiche e uniche paste d'melia (paste di meliga) le mie sono qui, baci di dama, i miei sono qui, i torcetti al burro, i miei  sono qui e poi tutte le crostate immaginabili, farcite con confetture artigianali soprattutto. La farina regina, senza ogni dubbio è la farina di mais. Fioretto, 7 file, pignulet rosso e pignulet giallo, bramata, integrale, poi la farina di grano saraceno - taragna. Farine integrali e ai cerali. 


Troviamo forni portati in fiera dove i mastri panificatori si fanno i muscoli stirando a mano tonnellate dei nostri famosi grissini torinesi. Naturali, alle noci, alla cipolla, alle nocciole, alle erbe, all'aglio, al rosmarino... ma anche le nostre uniche biove! Ecco qui apro una parentesi. Queste pagnotte si chiamano singolarmente BIOVA - plurale BIOVE. In internet spesso leggo errori. ma anche le stirà e le magre. che è un pane simile alla biova ma più lungo e con meno mollica, la micca che è un pane grosso, casereccio che dura vari giorni, quello prediletto dai nostri nonni per fare la 

sùpa. (zuppa di latte e pane).

Ma troviamo pani di ogni genere e forma, focacce semplici e con cipolle, ripiene e farcite, focaccine con gli aromi e poi pizze e pizzette di sfoglia, di pasta, con ogni tipo di farcitura, anche integrali e con le farine di cui sopra;  in piemonte c'è una vasta cultura sul pane, c'è anche troppa scelta secondo me, la gente non è mai contenta...

Abbiamo coltivazioni importanti di mais, ma anche di riso (non molto nel pinerolese, qualche risaia si trova ma la fa da padrona la provincia di Vercelli, tuttavia qualche biscotto  di farina di riso, sui banchetti si trova, si trova il riso e la farina naturalmente.

Non mancano stand di show cooking 


Poi...cioccolata!!! Siamo in piemonte non può mancare cioccolata di ogni gusto e con ogni farcitura.
Nelle mie valli e precisamente a Luserna S. Giovanni (20 minuti di auto da me) sorge La Caffarel  azienda che è il nostro fiore all'occhiello, divenuta famosa ormai in tutto il mondo ed è in assoluto la cioccolateria che preferisco! 
Nel 1865 Isidor Caffarel, figlio di Paul, che una quarantina d'anni prima aveva avviato il laboratorio e inventato il gianduiotto, simbolo di Torino. 


Potrebbe interessarti: http://www.torinotoday.it/cronaca/cioccolato-piu-buono-torino.html
Seguici su Facebook: http://www.facebook.com/TorinoToday

sigep-2017-caffarel

poi.. salami di ogni tipo: d'asino, al barolo, all'aglio sono i più gettonati. Poi famoso è il lonzino stagionato, la mustardela delle nostre valli occitane, non dimenticandosi dei lardi speziati ed aromatizzati.


Troviamo (manco a dirsi)  stand con vini. Non molti in verità per la nostra fiera. Sono per lo più autoctoni, Troviamo tanti mieli e marmellate, propoli, favo, polline, confetture e gelatine, marmellate e composte di frutta sia dolci che piccanti da gustare con carni e formaggi.

Ecco questi sono i prodotti alimentari principi e principali della nostra bella rassegna pinerolese. 
Non mancano negli ultimi anni (apro una polemica) banchetti di prodotti che non sono piemontesi. ADORO la mozzarella di bufala, AMO i cannoli siciliani ma... con la rassegna dell'artigianato piemontese.. mi spiegate cosa c'entrano? Niente. Il Comune dovrebbe fare un passo indietro, magari intascare un po' di meno dagli standisti ma dare il giusto lustro ai nostri prodotti e poi magari organizzare un'altra mostra itinerante (come una che c'è a Torino dedicata alle regioni d'Italia), ma in questo contesto stonano.


Ma veniamo quindi alla ricetta di oggi per la rubrica "al Km 0" che come avete potuto intuire è dedicata alle Sagre e Fiere



Cosa serve:

200 g. farina 0 locale (piemontese per me)  bio W 280
50 g. farina manitoba W 340 locale (piemontese per me) bio
170 g. acqua a t.a.
8 g. sale fino marino
qualche granello sale grosso
1 cucchiaino scarso malto d'orzo in polvere
80 g. lievito madre già rinfrescato
2 cucchiai olio evo per l'impasto
emulsione di acqua + olio evo q.b. per la superficie
alcuni steli di rosmarino con il fiore

Rinfrescare il lievito, deve essere attivo al raddoppio (cioè raddoppiare il proprio volume in 3 ore)
Verso le ore 20: mettere nella ciotola della planetaria (usando l'accessorio foglia, sarà un impasto molto morbido) oppure in una ciotola capiente se si impasta a mano, le due farine e 150 g. d'acqua, mescolare, coprire con un canovaccio e lasciare riposare un'ora.
Trascorsa l'ora, unire il malto, il lievito e l'olio, iniziare ad impastare a velocità minima se si usa la planetaria o mescolare con una spatola rigida se si fa a mano, lasciare lavorare una decina di minuti (se si impasta a mano, riversare l'impasto su un piano da lavoro leggermente infarinato o in silicone. Unire ora il sale e la restante acqua ma poca alla volta. Si otterrà un impasto molto morbido, idratato.


Mettere l'impasto in una ciotola unta d'olio in modo uniforme, coprire con pellicola poi con un canovaccio (io fermo il canovaccio mettendo un grande elastico che aderisce alla ciotola), se si fa in inverno, coprire ancora con una copertina di pile e lasciare lievitare tutta la notte, altrimenti lasciare a temperatura ambiente.
La mattina successiva dopo 12-14 ore, riprendere l'impasto, dare due o tre pieghe e stenderlo con i polpastrelli, formando un rettangolo di circa cm. 25x28, su una placca-leccarda rivestita da carta da forno oliata.

Coprire con due o tre strati di pellicola in modo che sia ben sigillata e lasciare ancora lievitare 2-3 ore.
Preriscaldare il forno statico a 200°
Intanto preparare in una scodellina un'emulsione di olio evo e acqua in proporzione di 2/3 olio ed 1/3 acqua. (tenerne poi un po' da parte) sbattere bene con una forchettina, scoprire la focaccia dalla pellicola alimentare e, con le mani unte,  creare tante fossettine sulla superficie facendo attenzione a non bucarla e a non sgonfiarla,  versare l'emulsione  a filo sulla focaccia e spalmarla su tutta la superficie facendo andare l'emulsione anche nei buchini.


Cospargere ora qualche granello di sale grosso e rosmarino con i fiori precedentemente lavato ed asciugato.


Infornare per 20 minuti, poi abbassare a 180° e lasciare ancora cuocere 5-10 minuti fino a leggera doratura.
Appena sfornata, spennellare ancora leggermente la superficie con l'emulsione (risbattuta perchè nel frattempo olio e acqua si saranno riseparati).


          Se replichi la ricetta, inserisci per cortesia il link di riferimento al mio sito. Grazie!


N.b. se si desidera una focaccia meno idratata e croccante ma più piena e più soffice, non aggiungere acqua nel 2 step e formare un rettangolo più piccolo.



Seguiteci anche sulla nostra pagina facebook cliccando QUI


Stiratine piemontesi (pane) con lievito madre a lievitazione naturale

Oggi per la rubrica " al Km 0" cuciniamo mettendo le mani nei sacchi di farina, ebbene sì... il mio regno :-) perché parliamo di farine del proprio territorio. Chi mi segue e mi conosce sa quanto io sia appassionata di farine, soprattutto quelle biologiche macinate a pietra, a chilometro zero, ma amo provare tutte le farine, anche quelle che arrivano da altre regioni e da altri Paesi. Mi piace toccare con mano altri prodotti, in generale, non solo le farine.  Lo dico spesso: mi annoio a morte usare e mangiare sempre gli stessi alimenti, magari cucinati nello stesso modo, quindi anche lo stesso pane e magari con lo stesso formato, eppure conosco persone che tutta la vita mangiano le stesse cose, io mi scoccerei  che barba!  Sono curiosa e mi piace impastare farine diverse, e vi assicuro: sono diverse l'una dall'altra! E lo dimostro con le mie ricette di pani diversi l'uno dall'altro.
Oggi però, rispettando il senso della rubrica, ho dedicato la mia ricetta a tuttotondo al Piemonte, ho pensato di fare una doppietta, ovvero ho preparato pane regionale, cioè le stiratine con il lievito madre (che sono simili alle biove, la ricetta la trovate cliccando qui) ed ho utilizzato una farina tipo 1 macinata a pietra (inutile fotografarla, è confezionata in un sacchetto anonimo bianco, l'ho già fatta vedere altre volte, in altri post) che proviene dal consorzio. Come sempre vi offro il passo-passo della ricetta sperando di fare cosa gradita. Questo è un pane allungato, croccante fuori ma con una mollica soffice internamente, non si taglia a fette col coltello ma si spezza rigorosamente con le mani (a meno che dobbiate farcirlo a panino, allora è consentito :-))



Cosa serve:
60 g. lievito madre già rinfrescato (oppure 1 g. lievito di birra fresco)
250 g. farina bio tipo 1 piemontese macinata a pietra W 280
180 g. acqua a t. ambiente
1 cucchiaino raso di sale fino marino integrale
1 cucchiaino di malto d'orzo bio in polvere
1 cucchiaio olio evo grezzo
(orari indicativi: quelli che ho usato io)

Ore 10,00
Rinfrescare il lievito madre e prelevarne l'occorrente indicato nella ricetta, metterlo in una ciotolina, coprirlo con pellicola e tenerlo a temperatura ambiente,  l'altro metterlo in frigo per la successiva panificazione (in un barattolo a chiusura ermetica)

Ore 18,30
Mettere nella ciotola della planetaria la farina e metà dell'acqua, dare qualche giro e lasciare riposare per 30 minuti coperto. Poi unire il lievito madre a pezzi, il malto e l'olio, iniziare ad amalgamare con il gancio velocità 1. (Se si fa a mano idem in una ciotola capiente usando, naturalmente, le mani) unire poco la restante acqua (aumentando un po’ la velocità)  a temperatura ambiente, unire il sale.
Formare una palla e mettere a lievitare in una ciotola unta in luogo tiepido (forno spento con luce accesa o avvolgere la ciotola con una copertina se è inverno) per 12-14 ore.


La mattina successiva:
Riprendere l’impasto, dare una serie di pieghe per dare forza alla lievitazione in cottura, stendere la pasta con il mattarello e arrotolarla, formando un filone, coprirlo con pellicola e lasciare riposare per mezz'ora. Riprendere l'impasto e formare poi le pezzature, tagliare con una raschia/tarocco 4 pezzi.


 

 

Con il palmo della mano schiacciare leggermente le pezzature, nella parte centrale del taglio, una alla volta, poi  mettere le pagnotte una vicino all’altra divise da un canovaccio infarinato abbondantemente, (mettere dei pesi – pacchi di farina o zucchero - in modo che si mantengano schiacciati e crescano in altezza e non in larghezza) far lievitare due-tre ore ben coperti da pellicola o dal canovaccio.

 
Riprendere le pezzature e, con un tarocco, tagliarle a metà per il lungo, poi voltarle, cospargere con farina fine (va bene quella rimacinata di grano duro)  ed incidere con una lama affilata nel centro della pagnotta e fare “puntare” cioè riposare ancora una ventina di minuti le stiratine, coperte bene da un panno.
Lasciare riposare ancora una ventina di minuti le stiratine, coperte bene da un panno.

 


 

Preriscaldare il forno a 220° e cuocere 30 minuti, poi abbassare a 150°, aprire il forno a fessura e lasciare ancora le stiratine per 5 minuti, poi togliere dal forno e fare raffreddare su una gratella.

 

Se replichi la mia ricetta, per cortesia, inserisci il link di provenienza al mio sito, grazie!