Questa ricetta, quasi più lunga da scrivere che da fare, è nata un po' per caso, dopo che mi sono state richieste le girelle con l'uvetta ma senza altre specifiche, se sfogliate, se di pasta brioche, se con liquore, se classiche o integrali, se con confettura o senza e insomma.. cosicchè ho potuto fare di testa mia e giocare con le farine e la farcia che ho deciso dovesse avere un sapore preponderante di limone che con la farina di farro, con l'uvetta e le albicocche secche ci stava davvero molto bene. Ho poi dato una spinta ancora più agrumata utilizzando marmellata bio di limoni di sicilia e una glassa leggera sempre di limone. Queste girelle sono on line anche su Spadellandia, sito stupendo che vi consiglio di consultare se siete alla ricerca di ricette provate e garantite come lo è la mia, che con mio grande piacere, è pubblicata nella categoria Blog Stellati
Girelle di brioche al limoncello con uvetta e marmellata di limoni
Guancia di Fassona al cacao con mele e cannella
La guancia non è, come molti credono, una frattaglia, non fa parte del quinto quarto, bensì è un muscolo del muso del vitello, ha la prerogativa di diventare morbidissima e succulenta se ben trattata, ovvero dopo una bella rosolatura va fatta cuocere a lungo, molto a lungo, non è un taglio grasso come si potrebbe pensare, la parte nervosa si trasformerà in un burro e il piatto non avrà nulla da invidiare a tagli più pregiati anzi... tant'è che non è di facile reperibilità e il costo non è così basso come si dice (sui 14€ al kg.), viene apprezzata soprattutto brasata al vino, un classico da noi in Piemonte; si può scegliere se cuocerla intera (facendo poi molta attenzione a scalopparla una volta cotta poichè diventa super morbida e cedevole e si può rompere), oppure cuocerla a tocchetti tipo spezzatino, come ho fatto io per ottenere straccetti stracotti amalgamati a mele cotte ridotte in purea e al cacao.
Mele in gabbia

Verza e salsiccia
Oggi niente ricetta light, anzi.. eh beh quando ci vuole - ci vuole! Anche questo è un comfort food, non è vero? Noi, in piemonte, questo piatto lo chiamiamo "salsiccia e crauti" ma so bene che i veri crauti tedeschi (sauerkraut) si preparano in maniera diversa, intanto si usa il cavolo cappuccio e non la verza, poi dopo averli tagliati sottilmente, si mettono per molti giorni a fermentare in botti di legno con spezie tipiche bavaresi e sale, e saranno pronti da mangiare solo dopo qualche settimana. Prima o poi voglio provare a farli in casa, senza botte ovvio, ma se trovo una ricetta alternativa e fattibile, proverò! Intanto ecco i semplicissimi "crauti piemontesi" :-)))
Cosa serve per DUE persone:
1/2 verza (se si cucina in inverno, dopo la prima gelata, la verza sarà più tenera e saporita, io preferisco quella scura, ma per adesso ho trovato questa)
1/2 cipolla bianca
1 spicchio aglio
1/2 bicchiere vino bianco secco
1/4 bicchiere aceto di vino bianco
brodo vegetale (o acqua) q.b.
poco sale e pepe
300 g. salsiccia fresca
Bagna cauda (caöda) tradizione piemontese
A gentile richiesta, ripubblico la ricetta.
La pietanza, (piatto unico) va collocata al centro della tavola nel tegame di terracotta e posto sopra un apposito fornello acceso, nel quale si intingono le verdure lesse e crude. I commensali si stringono attorno alla tavola ed al fujot (così si chiama il tegame). Anche se negli ultimi anni, vuoi per praticità, vuoi perché si è diventati schizzinosi, si usano i fujotini, ossia piccoli tegamini sempre di terracotta, bucati sotto, dove si inserisce una candela per mantenere la temperatura della salsa, che deve essere piuttosto alta. Ma io quando a tavola siamo in famiglia uso sono il fujiot grosso dove tutti si servono.
Ogni famiglia piemontese ha la sua ricetta, i puristi usano solo acciughe, tanto ma tanto aglio, olio (e qualcuno anche burro) ma è veramente difficile da digerire e ha un sapore molto intenso, ognuno preferisce la propria versione, io stessa l'ho mangiata qualche volta in trattoria (in piola, come si dice in piemontese) o a casa di amici ma la mia, per me, non si batte :-)))
Cosa serve:
Si calcola una testa - ebbene sì una testa (non uno spicchio d'aglio) a persona però in questi ultimi anni ho alleggerito un po’ il carico e ne metto mezza
1/2 etto di acciughe pulite (quindi "sporche" saranno un etto scarso all'incirca). Sotto sale, quelle piccole e rosse (tanto poi verranno sciolte)
Olio e.v.o e burro (oppure solo olio)
Latte q.b. (per cuocere l'aglio)
facoltativo: gherigli di noce tritati
verdure cotte:
patate lessate con la buccia e poi sbucciate
peperoni arrostiti al forno e spellati
cipolle lesse o cotte al forno (che è meglio)
cavolfiore lessato
broccolo lessato
verdure crude:
cardo, possibilmente quello gobbo, al quale si toglieranno col pelapatate, i filamenti (un po' come si fa con il sedano)
verza
topinambur (si mangia sia cotto che crudo a piacere)
insalata belga
barbabietola
Queste sono le verdure che si utilizzano a piacere. Ma: non devono mai mancare i peperoni, il cardo, le patate e le cipolle.
Il lavoro lungo è preparare le verdure e pulire le acciughe.
Prima di tutto preparare le verdure come descritto sopra.
La quantità è ad occhio, dipende quanto uno mangia e quanta bagna si prepara, comunque all'incirca una patata a testa, una cipolla, una falda di peperone e così via.
Sbucciare l'aglio e togliere l'anima (quel pezzettino interno verde), fallo cuocere in un po' di latte. Il latte poi si butta. Questa operazione consentirà di eliminare il gusto forte dell'aglio e di renderlo, per così dire, più digeribile.
Pane integrale di farro con zucca e patate
Risotto con mele fuji, taleggio e speck croccante
Amo molto i contrasti di sapore e di colore nei piatti, così come sentire distintamente in bocca le consistenze di una pietanza, è divertente giocare e tiene viva la curiosità; la cucina è espressione del proprio carattere: chi è noioso e "piatto" cucinerà sempre le stesse cose, magari buone ma monocolore e monosapore, di quelle che non ti fanno dire "wow"; poi c'è chi esagera e al secondo boccone sei già stufo, come chi farcisce una torta magari già ricca di burro e panna, con un quintale di crema spalmabile pronta; poi c'è chi al contrario ha il braccino corto e offre porzioni miserissime, condisce poco e ti sembra di mangiare alla mensa dell'ospedale :-)) insomma... la cucina è equilibrio di profumo, vista e sapore, è eleganza e sobrietà ma anche tradizione ed osare con un pizzico di stravaganza.
Questo risotto è un po' ciò che rispecchia il mio carattere: croccante fuori ma cremoso dentro, che ti lascia in bocca un gusto saporito e un po' pungente con una nota dolce e avvolgente.
160 g. carnaroli
3-4 fettine sottili di speck dolce trentino
180 g. polpa di Melapiù fuji
120 g. taleggio DOP
vino bianco secco q.b.
sale fino q.b.
un pezzetto cipolla bianca
brodo vegetale q.b.
olio evo q.b.
un rametto rosmarino
1 cucchiaio pinoli
In una piccola padella antiaderente fare rosolare lo speck tagliato a listarelle senza alcun grasso, insieme fare tostare anche i pinoli, occorreranno pochi minuti, quando è croccante tenere da parte. Nella stessa padellina mettere un filino d'olio evo e un rametto di rosmarino, unire la mela lavata (ma non sbucciata) e tagliata a cubettini piccolissimi, farla rosolare a fiamma media un paio di minuti smuovendo il tegame, poi salare con un pizzichino di sale, sfumare con un goccino di vino bianco secco e quando è evaporato, spegnere e tenere da parte.
In un tegame o padella antiaderente fare tostare a secco (senza mettere ne olio ne burro) ma a fiamma bassa, il riso smuovendo il tegame, unire 1/2 bicchiere scarso di vino bianco secco e la cipolla tritata, quando il vino è evaporato iniziare ad aggiungere poco brodo bollente alla volta, mescolando spessissimo, non salare; il brodo è già sapido di solito non occorre.
Impiattare ed aggiungere lo speck croccante e i pinoli tostati, servire subito.













































