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Grissini di mais con cipolle

Per questi gustosissimi grissini ho preso spunto dalla ricetta della mia amica del cuore Lory  (andate a leggere il suo post), lei ha diviso il lavoro effettuando due impasti prima la farina 00 e il semolino e, a panetto lievitato, ha inserito la farina di mais io, invece, avendo usato una farina di mais integrale molto grossa del Mulino Marino, ho preferito impastare tutto direttamente, ho dovuto aggiungere altra acqua (e qui dipende tutto da quanta ne assorbe la farina utilizzata), poi ho aggiunto anche il malto perchè in tutti i panificati serve a conferire sapore e colore, oltre ad agevolare la lievitazione; in ultimo ho preferito effettuare la solita maturazione in frigo, per cui prima lievitazione lunga a temperatura controllata (6 gradi), ma più che altro perchè volevo grissini fragranti e appena sfornati il giorno in cui li ho cotti.

Lavorare poi l'impasto freddo da frigo sarà anche più facile. Ho voluto arricchirli con l'aggiunta di cipolla stufata perchè in casa li amiamo follemente.

Per lo spolvero ho usato la semola rimacinata di grano duro semplicemente perchè la farina di mais che ho usato, come detto precedentemente, è veramente molto grossa, non volevo avere l'effetto crusca in bocca come texture, altrimenti avrei usato anch'io la farina di mais come ha fatto Lory e come ho fatto anch'io in un'altra mia  ricetta di grissini di mais. Ok adesso dopo le dovute spiegazioni e premesse, passiamo alla ricetta. 


Cosa serve:
200 g di farina 00
50 g di semolino
170 g di acqua (se usata farina di mais macinata fine o media vanno bene g 130/150)
2 g di lievito di birra
50 g di farina di mais (+ quella per la spianatoia)
40 ml di olio extravergine di oliva
1 cucchiaino di sale
1/2 cucchiaino malto d'orzo in polvere (mia aggiunta)
1 cipolla bianca grande (mia aggiunta)
semola rimacinata di grano duro per lo spolvero

Mettere nella ciotola il lievito, il malto, le farine e metà dell'acqua, iniziare ad impastare con la foglia (se fatto con la planetaria) oppure con un cucchiaio se a mano, unire a filo, poca alla volta, la restante acqua, in ultimo il sale e l'olio. Fare incorporare bene il grasso ma non esagerare con il prolungare l'impasto, non deve sviluppare troppa maglia glutinica, al contrario del pane, i grissini devono essere friabili ecco perchè si deve usare una farina debole con poche proteine. Chiudere quindi l'impasto a palla e metterlo in una ciotola unta d'olio (far roteare l'impasto per oliarlo bene), coprire con pellicola e un canovaccio tenuto fermo da un elastico. Lory fa lievitare a t.a. e poi prosegue con la stesura e l'ultima lievitazione dei grissini. Io invece passo la ciotola in frigo per 16 ore (ma vanno bene anche 12 piuttosto che 18).

Sbucciare la cipolla e tritarla, farla quindi stufare in una padellina antiaderente oleata col coperchio, salare leggermente e aggiungere poca acqua alla volta fino a che la cipolla sia trasparente, non deve prendere colore ma rimanere morbida e dolce. Quando è cotta, lasciare raffreddare e conservare in un contenitore ermetico in frigo.

Trascorso il tempo di maturazione in frigo, tirare fuori la ciotola e la cipolla stufata il giorno precedente.

Lasciare la ciotola a t.a. giusto il tempo di farsi un caffè, poi allargare l'impasto sulla spianatoia, unire la cipolla, farla assorbire impastando molto brevemente. Coprire l'impasto con pellicola e lasciare riposare 10 minuti, poi stenderlo sul piano da lavoro infarinato con l'aiuto di un mattarello e formare un rettangolo. Spolverizzare con semola rimacinata di grano duro (o farina di mais fioretto) anche la superficie.



Coprire e lasciare lievitare ancora 20 minuti, intanto preriscaldare il forno statico a 180°

Dalla sfoglia tagliare (con l'aiuto di una rotella per pizza o un coltello) cordoncini di circa 1/2 cm quindi allungarli tirando con delicate le estremità torcendoli (come per scartare una caramella) e adagiarli su una placca coperta con carta forno. Per dare più croccantezza, volendo, si possono spennellare con olio evo (io se metto l'olio nell'impasto, non spennello) infornare e cuocere per 20 minuti circa, poi controllare se c'è bisogno di prolungare la cottura, la cipolla nell'impasto crea umidità ed è possibile che serva. Conservare in un grande sacchetto di carta per pane oppure in un sacchetto di stoffa ben chiuso (non nylon altrimenti diventano molli), consumare in pochi giorni. 

Degustati con salumi e formaggi sono squisiti! (io li ho serviti con salame cacciatorino fresco al tartufo)

Ciliegie sciroppate alla cannella e cardamomo

In Piemonte, come in tutto lo stivale, abbiamo moltissime sagre, fiere e feste di paese dedicate allo street food e ancor di più a valorizzare i prodotti del nostro territorio, come ad esempio, la farina di mais largamente utilizzata per fare la polenta, ad esempio fatta sotto forma di sformatino e le nostre mitiche paste di meliga  (non chiamatele biscotti...), oppure in gnocchi di polentaFamosa la nostra trippa di Moncalieri, la menta di Pancalieri con cui ottenere rinfrescanti ghiaccioli oppure un leggerissimo e squisito budino. Questi per citarne solo alcuni, ci sarebbe da scriverne paginate intere solo parlando del barolo. 

Oggi, voglio dedicare la mia ricetta ad un altro prodotto d'eccellenza; la ciliegia, alla quale sono dedicate varie fiere, soprattutto nelle nostre bellissime Langhe, forse la più importante è quella  centenaria di Pecetto Torinese. Le mie ciliegie le ho sciroppate per godercele tutto l'anno, si possono degustare appena tolte dal vasetto (e lo sciroppo è una vera squisitezza! Perfetto per bagnare il pan di spagna o inzuppare i savoiardi per creare dolci al cucchiaio) oppure sul gelato o magari per decorare una bella torta, magari di compleanno.


kg 1.500 ciliegie duroni (non denocciolate)
1 l acqua
260 g zucchero semolato
40 g sciroppo di glucosio e fruttosio (2 cucchiai)
la scorza intera di 1 limone bio
succo di mezzo limone bio
2 stecche cannella
5 bacche cardamomo

Per prima cosa lavare, asciugare e sterilizzare vasetti e tappi nuovi come di consuetudine. Lavare ed asciugare le ciliegie, eliminare i peduncoli, riempire i vasetti cercando di distribuirle in modo uniforme ma senza schiacciarle. 

Preparare lo sciroppo: mettere sul fuoco l'acqua con gli altri ingredienti, mescolare per fare sciogliere lo zucchero, portare a bollore e lasciare sobbollire per due minuti, spegnere e lasciare raffreddare, filtrare attraverso un colino e versare lo sciroppo in una caraffa (sarà più semplice poi versarlo nei vasetti). 

Coprire le ciliegie con lo sciroppo ormai freddo, battere con delicatezza il vasetto sul piano da lavoro per eliminare eventuali bolle d'aria. Chiudere ermeticamente e sterilizzare; mettere i vasetti in una grande pentola, coprirli d'acqua fredda e da quando inizia il bollore calcolare 25-30 minuti, lasciare i vasetti nell'acqua finchè diventa fredda. Controllare che le capsule siano correttamente abbassate, ovvero che si sia formato il sottovuoto prima di etichettare e riporre in cantina o luogo fresco. Si conserva per circa un anno. Quando si apre conservare in frigo e consumare entro due giorni 


Carla: Spiedini di acciughe e mozzarella
Sabrina: Cellitti con verdure
Simona: Ciliegie sciroppate alla cannella e cardamomo



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Grissini olio e vino

Questi grissini sono molto friabili, leggeri e aromatici, perfetti da gustare con salumi e formaggi, per l'aperitivo, sulla tavola di tutti i giorni, ma buoni anche spezzati nel caffelatte (la colazione o la cena di quando ero piccola) provare per credere! L''alcool del vino, evaporerà quindi si possono offrire anche agli astemi e ai bambini.


Cosa serve:
150 g. farina 00 W180
100 g. semola rimacinata di grano duro
80 ml. acqua appena tiepida
40 ml. vino bianco secco
25 ml. olio d'oliva leggero
7 g. sale fino
5 g. lievito di birra fresco
1 cucchiaino malto d'orzo in polvere

Poi serve:
farina di riso o semola rimacinata per lo spolvero e/o semi di sesamo
olio d'oliva leggero per spennellare

In una ciotola mescolare tutti i liquidi, sbriciolare il lievito e mescolare. Aggiungere le farine precedentemente setacciate col malto, un po' per volta mescolando con un cucchiaio, aggiungere il sale solo alla fine, mescolare sempre col cucchiaio, poi coprire con pellicola e lasciare lievitare 3-5 ore in luogo tiepido.


Preriscaldare il forno a 180° prendere l'impasto e stenderlo col mattarello direttamente su un foglio di carta da forno oliato o sulla spianatoia (se non è di legno) sempre oliata, e formare un rettangolo, con la rotella per pizza tagliare dei cordoncini, spennellare la superficie con poco olio, spolverizzare in modo leggero con farina di riso (o semola)  (alcuni li ho spolverizzati con semi di sesamo che non sono rimasti attaccati stavolta, non so perchè forse in questo caso meglio inumidire la superficie con acqua invece di spennellare con olio, cosa che ho fatto per renderli belli dorati e croccanti), allungarli con delicatezza afferrando le estremità ed adagiarli su una leccarda rivestita con carta da forno. 
Cuocere per 18-20 minuti fino a doratura. Sfornare e degustare. Conservare in un sacchetto di carta del pane

                                   

Il nostro paniere completo ha sfornato:

                                    
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Grissini di mais

Da noi, in Piemonte, i grissini sono una cosa seria :-) usare pasta da pane pronta o, peggio, della pizza già stesa o pasta sfoglia  e compagnia bella, ci fa venire i capelli dritti, come si suol dire. Questi sono grissini stirati a mano con una percentuale di farina di mais per polenta che dona un fantastico crunch e un sapore delizioso, oltre che un bel colore. Per i grissini non occorre usare una farina di forza, anzi... è un errore grossolano perchè il risultato voluto è quello di un prodotto friabile e non elastico, per cui occorre impastare con una percentuale di farina debole.

Io preferisco sempre usare pochissimo lievito, fare maturare l'impasto a temperatura controllata (frigo) e lasciare lievitare a lungo per ottenere un prodotto digeribilissimo, ma se non si ha tempo si può ragionevolmente aumentare la quantità di lievito (fino a 5 g.) mettere la lievitare in luogo tiepido e, nel giro di  poche ore, infornare.


Cosa serve:
200 g. farina tipo 1
50 g. farina di mais fioretto
1 g. lievito di birra fresco
170 g. acqua leggermente tiepida
6 g. sale fino marino integrale
1/2 cucchiaino di malto d'orzo bio in polvere
15 g. olio evo + q.b. per spennellare
farina di mais fioretto q.b. per spolverizzare i grissini

Mettere nella ciotola della planetaria le farine precedentemente mescolate con il lievito di birra sbriciolato e il malto, iniziare ad impastare con il gancio velocità 1 se si fa a mano usare una ciotola capiente mescolando dapprima una forchetta, poi ribaltare sul piano da lavoro e continuare impastando con le mani, unire metà dell'acqua e l'olio, quando l'impasto risulta incordato aggiungere la restante acqua poca alla volta (aumentando un po’ la velocità) e in ultimo unire il sale.
Formare una palla e mettere a lievitare in una ciotola unta, coprire con pellicola e canovaccio tenuto fermo da un elastico, a temperatura ambiente per 1 ora, poi trasferire la ciotola in frigorifero fino alla mattina successiva o comunque per 16-18 ore.


Il giorno dopo: 
Tirare fuori la ciotola dal frigorifero e farla acclimatare per 30 minuti. Ribaltare l'impasto sul piano da lavoro col mattarello formare poi un rettangolo spesso circa 1 cm. e mezzo, coprire con un canovaccio e lasciare riposare 15/20 minuti poi, con l'aiuto di una rotella tagliapizza, tagliare tante strisce, afferrare le estremità e allungare tirandole verso l'esterno in modo delicato per formare il grissino stirato a mano, adagiarli sulla leccarda rivestita con un foglio di carta da forno, coprire con pellicola e canovaccio far lievitare un'ora se la temperatura ambiente è fresca o 30 minuti se calda.


Preriscaldare il forno statico a 190°
Spennellare i grissini con olio evo e spolverizzarli in modo leggero con farina di mais fioretto, infornare e cuocere 12-15 minuti, poi aprire il forno a fessura e lasciare cuocere ancora 4-5 minuti, infine togliere dal forno e fare raffreddare.
Ottimi da sgranocchiare soli soletti ma anche con formaggi, salumi, intingoli vari, pinzimonio di verdure.

                       

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Riso integrale con salsiccia di coniglio e tartufo nero d'Alba

Oggi alla rubrica al Km 0 dedichiamo la nostra cucina ai grandi piatti di legumi e cereali, io ho scelto di creare un primo utilizzando due eccellenze territoriali: il riso vercellese e il tartufo nero albese, due fiori all'occhiello del nostro stivale, in aggiunta ho utilizzato una leggera (sia come sapore che come grassi, praticamente nulli) salsiccia fresca di coniglio. Non a caso ho detto riso e non risotto, perchè, come ho già detto altre volte, il risotto vuole intanto l'ingrediente base: il riso, che non può essere parboiled ne integrale, richiede una procedura di cottura (che non è quello d'essere bollito) e una mantecatura precisa, a volte si legge risotto e poi non lo è, facciamo un pochino di attenzione :-)

Visitate la nostra Fiera del tartufo Alba 2021 i miei tartufi sono stati acquistati proprio in quest'occasione


Cosa serve per DUE persone:
160 g. riso baldo integrale
1 (o due) tartufo nero d'Alba
140 g. salsiccia fresca di coniglio (spellata e ridotta in polpa)
brodo di carne leggero q.b. (o vegetale) io l'ho preparato con magatello di vitello e gallina
vino bianco secco q.b. per sfumare
olio evo q.b.
sale (se serve, di solito non occorre essendoci già il brodo saporito e la salsiccia)
grana padano q.b.

Preparare il brodo che deve essere due volte e mezza il volume del riso (si può utilizzare una tazza o un bicchiere come unità di misura) Sciacquare il riso integrale per eliminare eventuali impurità e metterlo in ammollo per circa un'ora. Farlo pre-cuocere in acqua bollente salata per 30 minuti. A parte intanto, fare rosolare ma a fuoco non troppo forte, la polpa sgranata della salsiccia di coniglio, sfumare con un goccio di vino bianco, mettere il coperchio e cuocere per 5 minuti.


Scolare il riso e riversarlo nel tegame con la salsiccia di coniglio già sul fuoco, mescolare e aggiungere brodo poco alla volta, mescolando spessissimo, quindi dopo 20-25 minuti regolare il sale e aggiungere il tartufo precedentemente spazzolato dalla eventuale terra e tagliato a fettine sottilissime con una mandolina (o con il pela tartufi). Lasciare sul fuoco ancora altri 5 minuti. A fine cottura condire con un filo d'olio evo, una spolverata di grana padano e servire subito


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Grissini barbarià stirati a mano con lievito madre

Il Barbarià© appellativo che deriva da "imbarbarito, imbastardito" era un'antica tecnica
che prevedeva la semina autunnale di una miscela composta da semi di grano e segale.
Si trattava di un metodo che consentiva alle popolazioni montane e pedemontane di ottenere una farina da pane più digeribile di quella che veniva prodotta con la sola segale così che se l'annata fosse stata favorevole alla fine avrebbero ottenuto una farina particolare, buona e sostanziosa.
Qualora invece l'annata fosse risultata difficoltosa, compromettendo lo sviluppo del grano ( più sensibile alle avversità climatiche) avrebbero raccolto comunque la segale, utile per la loro sopravvivenza, si hanno infatti cenni storici nei mercuriali risalenti al 1700 in cui il Barbarià©
veniva quotato alla stregua degli altri cereali fonte

Io ho voluto usare questa farina straordinaria per la mia versione rivisitate delle nostre mitiche biove con lievito madre, vi consiglio di dare un'occhiata (ed ho in serbo altre ricette ma ne parlerò più avanti) oggi ho voluto sperimentare questo nostro fiore all'occhiello per rivisitare un altro caposaldo piemontese e quindi ho deciso di sfornare fragranti e gustosissimi grissini, sono spariti in un attimo chissà perchè :-) 


Cosa serve:
85 g. lievito madre già rinfrescato (oppure 2-3 g. lievito di birra fresco)
500 g. farina macinata a pietra barbarià (oppure preparare un mix di farina di segale integrale e farina tipo 1)
325 g. acqua a t. ambiente
10 g. sale fino marino integrale
1 cucchiaino di malto d'orzo bio in polvere
30 g. olio evo + q.b. per spennellare
farina di riso q.b. per spolverizzare i grissini

(orari indicativi: quelli che ho usato io)

Ore 10,30
Rinfrescare il lievito madre e prelevarne l'occorrente indicato nella ricetta, metterlo in una ciotolina, coprirlo con pellicola e tenerlo a temperatura ambiente,  l'altro metterlo in frigo per la successiva panificazione (in un barattolo a chiusura ermetica).
Preparare l'autolisi mettendo la farina nella ciotola e irrorandola con 300 g. d'acqua, dare una mescolato sommaria, coprire con pellicola e lasciare da parte.

Ore 14,30
Mettere nella ciotola della planetaria la farina il lievito madre a pezzi (o lievito di birra sbriciolato), l'olio e il malto, iniziare ad impastare con il gancio velocità 1. (Se si fa a mano idem in una ciotola capiente usando prima una forchetta, poi ribaltare sul piano da lavoro e continuare impastando con le mani), unire poco la restante acqua poca alla volta (aumentando un po’ la velocità), in ultimo unire il sale.
Formare una palla e mettere a lievitare in una ciotola unta, coprire con pellicola e canovaccio tenuto fermo da un elastico, a temperatura ambiente per 3 ore, poi trasferire la ciotola in frigorifero fino alla mattina successiva o comunque per 16-18 ore.



Il giorno dopo: 
Tirare fuori la ciotola dal frigorifero e farla acclimatare. Riprendere l’impasto, dare una serie di pieghe a libro, formare poi un rettangolo spesso circa 1 cm. e mezzo, coprire con un canovaccio e lasciare riposare 15 minuti poi, con l'aiuto di una rotella tagliapizza, tagliare tante strisce, afferrare le estremità e allungare tirandole verso l'esterno in modo delicato per formare il grissino stirato a mano, adagiarli sulla leccarda rivestita con un foglio di carta da forno, coprire con pellicola e canovaccio far lievitare un paio d'ore.



Preriscaldare il forno statico a 190°
Spennellare i grissini con olio evo e spolverizzarli in modo leggero con farina di riso, infornare e cuocere 15 minuti, poi aprire il forno a fessura e lasciare cuocere ancora 5 minuti, infine togliere dal forno e fare raffreddare.


Il nostro paniere completo ha sfornato:


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Dolce di mais gluten free con miele e purea di mela

Buongiorno, al Km 0 c'è la seconda bella novità, ve lo avevo anticipato la scorsa volta, ricordate? Oltre ad avere eliminato le canoniche portate, ci siamo arricchite di due componenti del nostro team, benvenute a Daniela del blog mani in pasta quanto basta e ad Elena del blog Zibaldone culinario. Le nostre proposte, oggi, sono dedicate a tutti, a chi è intollerante o chi sceglie un'alimentazione priva di proteine animali ecc.  Io ho preparato un dolce senza glutine, devo dire che in Piemonte si usa spesso la farina di mais anche per i dolci, e si usa tutto l'anno, famose sono le nostre paste di meliga, cercate in home page e navigate nel menu troverete biscotti, paste, e varie ricette con polenta gialla, integrale e bianca.

Cosa serve per uno stampo da cm. 20x10
220 g. farina di mais integrale bio
1/2 bustina di cremor tartaro
la punta di un cucchiaino bicarbonato di sodio
1 uovo
1 pizzico sale
1 pizzico semi finocchio
1 pizzico semi anice
la polpa grattugiata di una mela piccola
50 g. burro fuso
2 cucchiaini miele
80 g. zucchero a velo senza glutine
200 g. latte
pinoli q.b.
zucchero di canna grezzo q.b.

Preriscaldare il forno a 180° Mescolare la farina con cremor tartaro e bicarbonato. In una ciotola montare l'uovo con lo zucchero a velo ed unire il burro appena fuso a potenza minima al microonde, aggiungere il miele e la polpa grattugiata della mela, togliere le fruste elettriche e continuare mescolando con una spatola o cucchiaio di legno, unire i semi di anice e finocchio e poi aggiungere, alternandoli, farina e latte. 


Versare il composto nello stampo di carta da forno oppure imburrato ed infarinato, livellarlo con la spatola, cospargere sulla superficie pinoli e una generosa spolverata di zucchero di canna grezzo.

Fare cuocere 45-50 minuti (dipende dal forno) controllare la cottura con lo stuzzicadenti che deve risultare asciutto. Un ottimo dolce "di una volta" ma alleggerito nella quantità di burro e zucchero, rustico ma dal sapore delicato, buono sia col latte che con the o caffè, per colazione e per merenda.


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Gnocchi tricolore ripieni di fonduta con salsa alle noci e nocciole

Il Natale è davvero molto vicino ed oggi vi offro uno spunto, una pasta fatta in casa, un primo piatto squisito, si può preparare in anticipo e congelare avendo poi l'accuratezza di tuffarli nell'acqua salata al primo bollore quando sono ancora surgelati, questi gnocchi sono di grande effetto, perfetti da servire alla cena della vigilia di Natale, per il pranzo del 25 ma per tutte quelle occasioni in cui volete sentire i vostri ospiti dire "wow"

Cosa serve per 680 g. di prodotto finito 2/3 persone:
480 g. patate farinose pasta bianca o rosse di montagna (io ho usato metà pasta bianca, metà rosse di montagna) optare per quelle vecchie, quelle novelle non vanno bene, sono troppo acquose e scarse di amido per cui richiedono molta farina e gli gnocchi diventerebbero duri ed indigesti.
100 g. farina 00
30 g. semolino
sale q.b.
1 tuorlo medio
80 g. spinaci già sbollentati e ben strizzati (peso già cotti)
½ cucchiaio abbondante doppio concentrato di pomodoro
un pizzico noce moscata
80 g. formaggio svizzero fleur des prèalpes rapè pronto per fonduta oppure utilizzare 60 g. raclette + 20 g. fecola di patate*

Per il condimento:
100 g. gherigli noci 
50 g. nocciole sgusciate, pelate e tostate
20 g. parmigiano grattugiato o grana padano
un pugnetto di mollica di pane raffermo
latte q.b.
sale e pepe q.b.
un filo d'olio evo
un pezzettino molto piccolo di aglio 

Preparare la salsa. Mettere in ammollo il pane nel latte, poi strizzarlo lasciandolo ancora morbido e frullarlo ad impulsi con le nocciole e le noci, l'idea di aglio, aggiungere una tazzina da caffè di olio evo ed emulsionare per ottenere una salsa densa, metterla in una ciotola ed aggiungere il formaggio poi unire ancora olio q.b. per aggiustare la consistenza, tenere da parte.

*Questo “preparato” arriva direttamente dalla Svizzera ed è di ottima fattura, ma si tratta molto semplicemente di formaggio miscelato con una percentuale di fecola di patate e poi grattugiato grossolamente, si può tranquillamente ottenere in casa in questo modo: grattugiare con una grattugia a fori molto larghi (o a bastoncino finissimo tipo julienne) il formaggio e mescolarlo con la fecola di patate, tenere da parte.



Portare a bollore una pentola con acqua leggermente salate e fare sbollentare gli spinaci, poi scolarli, passarli sotto il getto di acqua corrente fredda, strizzarli bene e frullarli in un tritatutto, tenere da parte. Fare lessare le patate lavate con la buccia in acqua salata 40 minuti circa o fino a quando risultano morbide infilzandole con una forchetta. Nel frattempo preparare sulla spianatoia la farina mescolata al semolino e formare una fontana con il buco centrale. Tenere pronti tutti gli altri ingredienti. Quando le patate sono cotte e ancora calde, sbucciarle e passarle subito con lo schiacciapatate facendo cadere la purea nel centro delle farine, unire un tuorlo d’uovo (se fosse necessario anche poco albume, dipende dalle patate – io non l’ho aggiunto), consiglio di non salare ulteriormente dato che si riempirà di formaggio molto gustoso, unire poi una grattata di noce moscata ed impastare subito, non bisogna impastare a lungo, altrimenti il composto diventa colloso, al contrario, una volta che gli ingredienti sono incorporati, formare velocemente una sorta di salsicciotto, dividerlo ad occhio in tre pezzi, tenere da parte quello più grande, coprendolo con un canovaccio di cotone, poi allargarne uno dei due rimasti ed unire gli spinaci tritati, impastare per amalgamare sempre senza indugiare troppo, formare un salsicciotto e coprire anche questo, in ultimo, allargare quello rimasto ed unire il doppio concentrato di pomodoro, procedere ad amalgamare e a formare il terzo salsicciotto, coprire anche questo. Bisogna fare tutto piuttosto velocemente, le patate non devono raffreddare. Se l’impasto si attacca al piano di lavoro, aiutarsi con un tarocco, poi  lavare (e poi asciugare) con una spugnetta bagnata e ben strizzata il piano e il tarocco ogni volta che si finisce un impasto in modo tale da non “contaminare” quello successivo, altrimenti si sfalsano i colori rosso e verde.

Riprendere la parte bianca e allungarla per formare il solito cordone, tagliare con l’aiuto di un tarocco, dei tocchetti (a me gli gnocchi grossi non piacciono, questi che dovranno essere farciti internamente li ho comunque fatti di misura standard, cioè circa 2 cm. è un pochino più difficoltoso naturalmente, per cui se avete poco tempo o poca pazienza o poca esperienza, forse meglio per optare una pezzatura maggiore, anche se la sconsiglio, anche perché poi in cottura il formaggio si deve sciogliere). 



Prendere uno gnocco e, col pollice, ricavare una sorta di incavo nel quale mettere un pochino di formaggio, richiudere sigillando bene e rimettere lo gnocco sul piano di lavoro cercando di dargli una forma adeguata, spolverizzarli poi con poca farina di semola rimacinata di grano duro, spolverizzare anche un vassoio o il  contenitore prescelto.

Proseguire con gli altri impasti colorati nello stesso modo


(si possono anche allargare senza sovrapporli, in modo che non si attacchino, poi congelarli. Una volta congelati, trasferirli in un sacchetto adatto al freezer. Quando si vogliono cuocere si tuffano in acqua salata al bollore e si procede come si fa con quelli appena fatti, ovvero si scolano quando vengono a galla). Cuocere gli gnocchi in abbondante acqua salata, quando vengono a galla scolarli delicatamente con una schiumarola e condirli con la salsa, servire subito. Squisiti e delicati




Linzer biscuit con crema al gianduia nero

Ci avviciniamo sempre più al Natale e oggi, al Km 0, vi diamo qualche idee per la tavola delle feste, io penso alla colazione e ho deciso di fare dei linzer biscuit in una versione golosissima, farciti con crema spalmabile al gianduia nero, perchè da brava piemontese lo adoro, sia classico che come questa versione fondente, questi dolcetti sono una vera squisitezza.

Cosa serve:
150 g. farina 00
150 g. burro
150 g. zucchero semolato
150 g. farina di mandorle
1 pizzico sale
1 uovo
i semi di mezza bacca di vaniglia
crema spalmabile al gianduia nero q.b.

Nella planetaria con la foglia o nel robot da cucina provvisto di cutter mettere: il burro freddo da frigo a pezzetti, il pizzico di sale e le farine, azionare qualche istante per ottenere uno sfarinato, poi aggiungere i semi di vaniglia, lo zucchero e l'uovo; azionare nuovamente pochi istanti il robot per amalgamare.
Tirare fuori il composto e compattarlo sul piano di lavoro, formare un panetto, avvolgerlo con pellicola alimentare e metterlo in frigo almeno un'ora.
Preriscaldare il forno a 170° statico. Coprire una leccarda con carta da forno.
Prendere il panetto con l'impasto e manipolarla un pochino per renderla elastica, stenderla non troppo spessa (perchè poi ne andranno sovrapposti due + la farcia) sul piano da lavoro leggermente infarinato oppure tra due fogli di carta da forno, formare i primi cerchi, poi coppare con un tagliabiscotti ad espulsione la metà dell'impasto, oppure praticare un foro centrale alla metà dei biscotti ottenuti con uno più piccolo.

Sulla prima metà dei biscotti, farcire in centro con un cucchiaino di crema al cacao, poi ricoprire con i biscotti intagliati pressando leggermente per fare aderire la pasta. Continuare fino ad esaurimento della frolla. Se si preferisce mantenere la crema splamabile più fluida, farcire ed unire i biscotti dopo averli cotti.


Cuocere per 15 minuti circa, lasciare raffreddare e gustare (o impacchettare per regalarli in sacchetti/fogli di polipropilene)


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